La crisi dei sistemi globalizzati al tempo del Coronavirus

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(Luca Della Torre) Se è appare assolutamente prioritario privilegiare a livello internazionale tutti gli sforzi in ambito di cooperazione sanitaria per giungere a debellare – in tempi che non saranno comunque brevi – la funesta pandemia del Coronavirus, appare altrettanto evidente agli analisti di politica estera e relazioni internazionali che questa drammatica pandemia sarà la responsabile nell’immediato futuro prossimo, come in un effetto domino, di una serie di devastanti conseguenze strutturali e permanenti sotto i profili politico, economico, sociale e di sicurezza militare internazionale.

Una crisi globale, di carattere sanitario, che sfugge al dominio del genere umano, e che solo paradossalmente risulta invece destinata a sradicare proprio le ultime certezze dell’utopica società democratica sovranazionale, basata sul vorace pensiero unico della globalizzazione che annienta, le identità culturali, le diverse esperienze storiche, il principio di sovranità degli Stati e dei popoli.

Il rischio pandemia trasferito nell’ambito delle relazioni tra gli Stati, tra le grandi potenze del pianeta, ed in particolare all’interno della UE preannuncia che nulla sarà più come prima dopo la pandemia del Covid-19.nAl netto delle purtroppo prevedibili e puerili ipotesi di “complottismo”, “dietrologia” e “cospirazionismo” che colpiscono sempre il ventre molle dell’opinione pubblica in tempi di crisi, è invece molto istruttivo leggere in controluce ciò che gli esperti di istituzioni politiche internazionali colgono dalle mosse politiche poste in essere in questi giorni dai principali global players del pianeta, USA, Repubblica popolare cinese, Russia, Ue.

Come aveva previsto con acutezza trent’ anni orsono, all’indomani del crollo del regime sovietico, il politologo americano Samuel Huntington nel suo celebre saggio “Lo scontro di civiltà”, la politica internazionale si è avviata su una rotta che smentisce il sogno utopico della laicista illuminista democrazia globale, a vantaggio della rinascita dei confronti tra modelli socio-culturali basati su ben precise caratteristiche identitarie, religiose, etniche, politiche. Così è stato per la crisi degli autocratici e terroristici sistemi politici dei Paesi islamici, così ora si verifica tra i principali global players del pianeta.


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Michel Korinman, docente di Geopolitica presso l’Università Sorbona di Parigi, riconosce espressamente che una nuova “guerra fredda” a livello planetario si sta imponendo nelle relazioni internazionali, in barba all’illusorio mito pacifista delle Nazioni Unite. Gli USA, la più grande democrazia del mondo sotto la guida sovranista del Presidente Trump, hanno confermato la volontà di privilegiare in primis l’interesse del bene comune della nazione americana. All’insegna dello slogan “America First”, il Presidente conservatore non ha esitato un attimo a lanciare un programma finanziario statale di colossali dimensioni economiche – 2000 miliardi di dollari – una sorta di “New Deal” finalizzato a sostenere in tutti i modi possibili la continuità della sistema economico sociale liberale statunitense per garantire il benessere dei propri cittadini.

Al contempo nel settore della politica estera l’Amministrazione Trump non cessa di denunziare la sostanziale inaffidabilità del governo cinese, che, attraverso il ricorso alla struttura brutale e poliziesca del sistema totalitario del Partito Comunista Cinese, ha ingannato la comunità internazionale sui rischi dell’epidemia di Coronavirus e, ancor oggi omette e occulta il reale stato di salute in cui versa il territorio cinese, tacendo il reale numero di vittime, creando aree rosse di quarantena senza informare in tempo reale l’OMS.

La Cina, da parte sua, ha la necessità permanente di “ripulire” la propria immagine politica internazionale: violazioni permanenti dello stato di diritto, dei diritti fondamentali di espressione e pensiero del cittadino, arresti ed omicidi arbitrari, persecuzione degli oppositori politici al regime dittatoriale comunista che hanno denunziato la gestione fallimentare della crisi epidemiologica del Coronavirus, sfruttamento intensivo delle risorse dei Paesi africani legati politicamente ad accordi economici con la Cina ma lasciati del tutto soli ad affrontare la pandemia : tutto concorre alla necessità del regime antidemocratico cinese di agire su scala internazionale nel tentativo di accreditarsi di nuovo come modello politico sovrano alternativo al sistema liberale capitalista USA senza rinunziare assolutamente al principio della dittatura del Partito unico comunista al timone del Paese.


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Analoga situazione si trova ad affrontare la democrazia autoritaria nella Russia del Presidente Putin. Il clamore, ed anche il malumore suscitato a livello di vertice NATO dalla operosità del governo russo nei confronti dell’Italia, di altri Paesi colpiti dal tremendo virus, membri della NATO come la Turchia, o di Paesi in bilico a livello politico diplomatico tra l’adesione alla Ue ed alla NATO o ad accordi di reciproca alleanza con la Russia, come la Serbia, è lo specchio delle preoccupazioni per la riaffermazione della realistica tradizione diplomatica russa che da sempre premia con aiuti cospicui – attraverso gli strumenti militari dell’assistenza sanitaria nucleare, batteriologica e chimica – i Paesi alleati o più genericamente amici.

Un autorevole membro dei vertici NATO, il generale De Bretton Gordon, già responsabile della componente sanitaria per la guerra nucleare, batteriologica e chimica NATO, ha dichiarato senza mezzi termini di essere certo che tra i militari russi giunti in Italia nella missione medica di soccorso alla Lombardia vi siano membri dei servizi segreti militari, il GRU. Il ricorso alle forze armate è un punto fermo della politica estera dello zar Putin, che ripete i passi espansionistici della politica sovietica dopo che il Cremlino ha deciso di tornare ad essere un global player al pari di Usa e Cina.

In questo quadro a tinte fiammeggianti, purtroppo, svetta il travaglio politico dell’Unione europea, che non è assolutamente in grado di programmare una energica, organica, condivisa politica comune per far fronte alle gravi conseguenze economico politiche culturali che già si stanno delineando a causa della pandemia Covid-19. La crisi del funzionamento coordinato delle democrazie Ue, la totale latitanza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono la cartina di tornasole che certifica il fallimento del modello politico della globalizzazione.


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Come ammesso dallo stesso professor Korinman, il tallone d’Achille della Ue si è rivelato essere il deficit di esercizio del principio di sovranità. Da anni, l’Unione europea insegue una chimera politica sovranazionale, del tutto identica a quella vagheggiata dall’ONU, che considera la sovranità nazionale foriera di egoismi e odi tra popoli e nazioni. In realtà la Storia ha dimostrato, e sta dimostrando che l’Europa, rincorrendo il mito fallimentare della democrazia universale ha rinunziato a riconoscere che il primato delle identità culturali, storiche, religiose ed etniche è l’unico elemento che può cementare una efficace cooperazione tra gli Stati.

Il velleitarismo europeo delle politiche mondialiste, sta conducendo l’Europa in una condizione di preoccupante soggezione politica, chiusa in una tenaglia tra i grandi poteri statali nazionali di USA, Repubblica popolare cinese, Russia: l’assetto geopolitico internazionale non sarà più lo stesso dopo il Coronavirus, e il confronto politico a livello internazionale tra modelli socio-culturali nazionali egemoni rischia di porre in ginocchio il Vecchio Continente, culla della civiltà occidentale. 

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