ISLAM: l’assassinio di mons. Luigi Padovese

Mons. Luigi Padovese, vescovo di Iskenderun, in Anatolia, è stato ucciso giovedì 3 giugno dal suo autista e aiutante musulmano. «Il gesto di un folle», «Nessun movente religioso», si è letto sui giornali. Come accadde nel 2006 per l’omicidio di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso nella sua chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, sulla stampa nazionale ed estera si è cercato di gettare acqua sul fuoco per l’ennesima volta, minimizzando l’effettiva entità di un crimine che lascia trasparire quale sia il reale clima che i cristiani respirano ormai da qualche anno in Turchia.

Sebbene la sala stampa Vaticana, con il suo portavoce padre Federico Lombardi, si sia allineata con l’opinione comune – qualche voce fuori dal coro da parte cattolica non è tardata ad arrivare. L’ex nunzio apostolico in Turchia – il cardinale Sergio Sebastiani – in un’intervista rilasciata il 4 giugno a “La Stampa” ha esplicitamente fatto riferimento a come l’Islam, in Turchia, tenda ormai «maggiormente verso il fanatismo», collegando direttamente l’assassinio di mons. Padovese a quello di don Santoro, «ucciso […] da un assassino istigato e mandato avanti da fanatici».

Altro prelato a non credere alla versione ufficiale fornita dalle autorità turche è mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne. Come riportato da “Avvenire”, il presule crede che ritenere l’omicidio di Padovese esclusivamente come il gesto di un folle sia ormai un «luogo comune già utilizzato per don Andrea Santoro» e attribuisce invece delle precise responsabilità ai «focolai» di odio «fomentati anche dalla stampa». Un’accusa, quella alle campagne diffamatorie dei media turchi, già mossa in passato proprio da mons. Padovese durante la messa funebre per don Santoro.

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