ISLAM: il “politicamente corretto” dell’amministrazione Obama

Riportiamo un editoriale del direttore del “The Washington Times” Brett Decker, apparso il 17 maggio 2010.

Durante l’interrogatorio davanti alla House Judiciary Committee del 13 maggio scorso, il procuratore generale Eric H. Holder Jr, visibilmente nervoso, ha cercato di non pronunciare mai l’espressione «Islam radicale». Quando Lemar Smith, texano repubblicano, gli ha chiesto se gli uomini responsabili dei tre recenti atti terroristici – il massacro di Fort Hood, l’attentato di Natale e quello a Times Square, «avessero commesso questi atti perché islamici radicali», Holder ha risposto che ci sono «varie ragioni» per cui si compiono attacchi terroristici, benché in questi casi la ragione da indicare sarebbe stata una sola: l’Islam radicale. Il procuratore generale ha dichiarato che bisogna esaminare ogni singolo caso e che secondo lui il terrorismo può essere causato da motivi diversi, «alcuni dei quali potenzialmente religiosi». Sotto pressione, Holder ha infine ammesso: «ritengo certamente possibile che la gente che sposa una versione radicale dell’Islam abbia la capacità di incidere su persone come il bomber di Times Square, Faisal Shahzad». Holder ha poi menzionato Anwar al-Awlaki, l’ecclesiastico radicale di origini statunitensi ora nascosto nello Yemen, che è stato citato in relazione a tutti e tre gli attacchi. Secondo Holder, al-Awlaki «ha una versione dell’Islam non coerente con gli insegnamenti della fede». Holder ha fatto questa affermazione senza entrare nei dettagli per approfondirla e confermarla e non ha precisato neanche a quali insegnamenti musulmani si riferisse. La “force protection review” del massacro di Fort Hood non ha fatto alcun riferimento alla visione del mondo apertamente islamica radicale dell’attentatore Nidal Malik Hasan o al fatto che, prima di aprire il fuoco, egli abbia gridato «Allahu Akbar!», come avviene nella jihad.

All’inizio l’amministrazione Obama aveva non solo rifiutato di definire il massacro un atto di “terrorismo islamico radicale”, ma persino un semplice atto terroristico. L’anno scorso il Domestic Extremist Lexicon del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, ritirato dalla circolazione in seguito a polemiche scaturite da altre pubblicazioni del Dipartimento, ha classificato l’estremismo ebraico e varie forme di estremismo cristiano come “minacce”, ma non ha fatto nessun cenno alle forme di estremismo musulmano. Il 1° febbraio 2010 la “Quadrennial Homeland Security Review” ha esaminato il terrorismo e l’estremismo violento, ma non ha menzionato in nessun modo il concetto di “islamismo radicale”. La stessa “Quadrennial Defense Review” evita ogni terminologia legata all’Islam.

All’amministrazione Obama probabilmente non piace pensare di essere in guerra con l’Islam radicale, ma i jihadisti sono certamente in guerra con gli Stati Uniti.

Piuttosto che evitare in ogni modo l’espressione “Islam radicale”, l’amministrazione dovrebbe discutere apertamente i motivi ideologici dei terroristi e trovare soluzioni per delegittimarli. I democratici dovrebbero affrontare la sfida francamente, apertamente e onestamente e non minimizzarla, nasconderla e ignorarla. Sostenere che non esiste una radicale e violenta forma di Islam peggiora la situazione. La costante preoccupazione del presidente Obama nei confronti della fede in Maometto è inspiegabile e diventerà davvero pericolosa se questi atti di smentita continueranno. Gli Stati Uniti non potranno mai sconfiggere un nemico che hanno finanche paura di identificare.

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