ISLAM: il Marocco si lancia in un’opera di “coranizzazione” massiccia

Il ministro marocchino degli Affari islamici e dei Beni religiosi, Ahmed Taoufik, ha annunciato lo scorso 30 giugno l’assunzione di due misure, che non mancheranno d’avere conseguenze e ripercussioni anche e soprattutto in fatto di dialogo interreligioso:

innanzitutto, la creazione di una Fondazione “Mohammed VI” per la stampa e la diffusione ulteriore del Corano, almeno un milione di copie, metà per le 50 mila moschee del Regno, un terzo ai Paesi africani occidentali, le restanti per i luoghi di culto frequentati da connazionali all’estero; inoltre, la creazione di una sorta di Consiglio Superiore per il controllo delle finanze dei beni religiosi, gestito dallo stesso Ministero per gli Affari islamici.

Quanto al primo punto, del Corano si intende fornire un’edizione più “digeribile” dall’Occidente, “uniforme”, quindi tale da riordinare le pluriformi interpretazioni dei vari hadith ed evitare una deriva sfacciatamente “islamista” del testo, consentendone una diffusione più “democratica” ed universale.

Quanto al secondo punto, il periodico africano “Jeune Afrique” specifica come sul tavolo vi siano circa 80 mila ettari e 48 mila edifici e magazzini da gestire, il cui valore approssimativo è stato stimato in un miliardo di dirham pari a circa 90 milioni di euro, valutazione – secondo le stesse fonti ministeriali – ancora “approssimativa”.
E poi si accusano i missionari occidentali di un’evangelizzazione “aggressiva”…

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