ISLAM: detenuti inglesi si convertono all’Islam per avere condizioni migliori

Nelle carceri britanniche i detenuti si convertono all’Islam per avere vita più facile dietro le sbarre. È questa una delle conclusioni di un nuovo rapporto sulla fede musulmana nelle carceri del Regno secondo il quale inoltre le guardie carcerarie sarebbero più sospettose nei confronti dei detenuti islamici.


Lo studio, riporta oggi il “Times”, è stato realizzato dall’ispettore capo delle prigioni Dame Anne Owers, basandosi su numerose ispezioni e sui colloqui approfonditi avuti con 164 detenuti musulmani. Da essi emerge che alcuni criminali si convertono per ricevere benefici accordati solamente ai musulmani praticanti, come un menù a base di cibo halal – che da molti viene considerato migliore di quello usuale – e l’esenzione dal lavoro e dallo studio il venerdì, giornata dedicata alla preghiera.

Spesso inoltre, le conversioni vengono motivate dalla voglia di appartenere ad un gruppo più potente, con una forte identità ed i cui membri si sostengono tra loro. Il numero di prigionieri musulmani è aumentato sensibilmente dal 1994, quando erano 2.513, ovvero il 5% della popolazione carceraria, al 2008, quando erano 9.795, ovvero l’11%. In alcune delle prigioni dal grado di sicurezza più alto, il numero di musulmani è ben sopra alla media: a Whitemoor, nel Cambridgeshire, i detenuti islamici formano un terzo del totale.
I prigionieri musulmani sono anche, secondo lo studio, quelli più inclini a protestare per le condizioni che devono sopportare in carcere e a lamentarsi di non sentirsi al sicuro e di sentirsi minacciati dai secondini.

Nelle prigioni di massima sicurezza, tre quarti dei musulmani dice di sentirsi minacciato. Secondo la Owers è dunque necessario che le autorità carcerarie non si comportino in maniera sospettosa nei confronti dei detenuti islamici e che non li trattino come potenziali estremisti. «Molti prigionieri musulmani hanno sottolineato il ruolo positivo e di riabilitazione che la loro fede ha nella loro vita. Ciò è in marcato contrasto con il sospetto che l’osservanza delle regole religiose, e in particolare la conversione o la reversione, tende a produrre nel personale» (Ansa, Londra, 8 giugno 2010).

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