In Cina la giustizia è imbavagliata dal regime

(di Emanuele Gagliardi) A gennaio 2013 entrerà in vigore in Cina il nuovo Codice di procedura penale. Sulla base del nuovo codice, un’interpretazione della Corte Suprema del Popolo cinese propone di dare ai tribunali ordinari la possibilità di «sospendere a proprio piacimento gli avvocati difensori» dall’attività giuridica fino a un anno per «violazioni» non meglio specificate. L’interpretazione ha scatenato le proteste dei legali di tutto il Paese. Secondo un articolo apparso sui media nazionali, infatti, essa «dà ai giudici un’autorità che non hanno mai avuto» (cfr. “AsiaNewsˮ, 30 agosto 2012) poiché con il vecchio Codice i giudici non potevano intervenire sugli avvocati.

Inoltre non è difficile individuare nella proposta della Corte Suprema un escamotage per impedire la difesa dei dissidenti e degli attivisti per i diritti umani. Secondo il nuovo testo, le corti possono ora allontanare dall’aula i legali che «violano gli ordini del tribunale» ma sono gli uffici dei vari Procuratori che possono deciderne la sospensione. Il governo ha presentato il testo alla Corte Suprema, che ha stabilito invece queste nuove sanzioni molto più dure.

Le proteste di questi giorni riguardano pure la procedura con cui l’interpretazione è stata redatta: i giudici supremi, infatti, hanno inviato il testo soltanto alle corti locali chiedendone un «commento», ma non hanno reso pubblico il testo. Esso è stato scoperto su Internet da alcuni cybernauti, che lo hanno intercettato e lo hanno fatto circolare. Subito dopo, la Corte Suprema ha stabilito che gli avvocati difensori non potranno usare in aula strumenti elettronici di alcun tipo, soprattutto quelli con la connessione alla Rete.

Una manovra che rivela tutto il nervosismo delle autorità comuniste nei confronti del “nuovo fronte” della dissidenza, che può contare sempre più sul sostegno di associazioni legali che contestano i soprusi del regime nelle aule di tribunali. La Costituzione cinese e diversi trattati internazionali sono infatti (sulla carta) molto democratici, ma il problema è la loro attuazione, quella che la nuova generazione di avvocati pretende dal regime. (Emanuele Gagliardi)

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