Il Papa parla a Praga di fede e civiltà per parlare al cuore dell’Europa

  

Praga e la Repubblica Céca, ove si è recato in questi giorni in visita pastorale, rappresenta alla perfezione secondo Benedetto XVI la doppia sfida che il cristianesimo incontra in Europa e, come pensa il Papa, la sfida che l’Europa stessa, come civiltà, incontra dentro se stessa. Quale palcoscenico come il castello di Praga avrebbe potuto fare da migliore contesto per le tesi e le proposte di Benedetto XVI?

Sul ponte Carlo si incontrano oggi due forme spietate di secolarizzazione: quella praticata per decenni dal comunismo di Stato che voleva, come diceva Wojtyla, sradicare Dio dal cuore dell’uomo e i cui effetti devastanti, secondo Benedetto XVI, si vedono tuttora, e quella del cinismo e del relativismo giunti da ovest che, sempre secondo questo papa, sono ugualmente distruttivi e disumani.

Ma su quel ponte, in un lontano passato, si erano incontrate altre correnti di civilizzazione: quella cristiana greca e bizantina portata dai santi Cirillo e Metodio che si era radicata soprattutto in Moravia e quella del cristianesimo romano ed europeo che proveniva soprattutto dalla Germania. Per questo il Papa, nei discorsi di Praga, soprattutto quello ai politici del 26 settembre e quello al mondo accademico del 27, ha avuto agio di utilizzare spesso la metafora di Praga crocevia di civiltà, prima in senso positivo e progressivo, poi in senso più problematico e tendenzialmente regressivo.

Su questi grandi scenari egli ha poi inserito il ventennale del 1989, del crollo dei regimi comunisti nell’est europeo e quindi anche a Praga. Un fatto epocale anche quello, i cui esiti sono ancora aperti. Aveva inizio allora una partita che stiamo ancora giocando. I giovani che protestavano allora – la protesta aveva avuto inizio nelle università, ha ricordato Benedetto XVI – cercavano la libertà e si interrogavano sulla natura della libertà conquistata, vale a dire sulla sua verità. Con rammarico il papa constata che dopo venti anni non solo questa ricerca non ha trovato chiarimento, ma le acque della Moldava si sono intorbidite e qualcosa è andato perduto lungo il percorso. Complici i residui del comunismo, che nelle strutture sono presto superati ma nelle anime rimangono a lungo, e le nuove sfide della secolarizzazione occidentale. Il motto della Presidenza della Repubblica céca è “Veritas vincit”, ma nella Praga moderna la tensione verso la verità e il bene si è fatta debole. I discorsi di Benedetto XVI sulle rive della Moldava sono velati di tristezza. Egli vede la stupefacente bellezza delle chiese della Praga “dai tetti d’oro”, del castello, delle piazze e dei ponti, ma non riscontra più la capacità di vedere in tutto ciò una “epifania di Dio”: «Come sarebbe tragico se si ammirassero tali esempi di bellezza, ignorando però il mistero trascendente che essi indicano». Una “secolarizzazione integrale” rischia di renderlo impossibile.

Parla a Praga, il papa, ma parla anche all’Europa, perché Praga è il “cuore dell’Europa”, punto di incontro dei due polmoni occidentale ed orientale – si ricordi la felice espressione di Giovanni Paolo II dell’Europa che respira a due polmoni – e ciò non ostante riesce a respirare solo a fatica. Il pensiero del papa va allo slancio dei missionari del passato, al cristianesimo che fondò le università, tra cui nel 1347 l’Università Carlo di Praga, all’istruzione accademica che allora era unitaria e finalizzata alla “paideia”, al buon vivere umano delle persone e ripropone una stessa missionarietà, consapevole di farlo soprattutto a delle “minoranze creative” come lui ormai da tempo dice, dato che ormai la chiesa cattolica qui è soprattutto questo, una minoranza creativa. Un velo di tristezza ma nello stesso tempo tanto coraggio, come oggi è richiesto a chi insista nel dire che il sapere deve superare la frammentazione, che le università debbano cercare la verità e non le ricerche finanziate, che i politici devono avere a cuore la verità e i bene, senza dei quali la società si frantuma negli interessi particolari. «La libertà consiste nel rendersi responsabili di fronte alla verità», ha detto Benedetto XVI: ecco la vera proposta missionaria, in senso religioso ma anche civile, rivolta a Praga e all’Europa.

di Stefano Fontana

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