Il card. Ottaviani e mons. Lefebvre…

(di Mauro Faverzani) Nel contesto della Giornata di Studi, promossa da Fondazione Lepanto, mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, ha inviato un proprio messaggio, molto importante per aver riportato, tra l’altro, un interessante e pressoché sconosciuto scambio epistolare, avvenuto nel 1966 tra il card. Alfredo Ottaviani e mons. Marcel Lefebvre, all’epoca Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo. Si tratta di una corrispondenza predittiva del clima ecclesiale, sociale e culturale instauratosi a seguito del Concilio Vaticano II.

Il card. Ottaviani, all’epoca Pro-Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, indirizzò il 24 luglio di quell’anno una lettera ai Vescovi, in cui si elencavano dieci errori, manifestatisi durante il Vaticano II: «Alcuni quasi non riconoscono una verità oggettiva assoluta, stabile ed immutabile; e tutto sottopongono ad un certo relativismo, col pretesto che ogni verità segue necessariamente il ritmo evolutivo della coscienza e della storia. Né minori sono gli errori che si vanno propagando nel campo della teologia morale. Non pochi, infatti, osano rigettare il criterio oggettivo di moralità; altri non ammettono la legge naturale, affermando invece la legittimità della cosiddetta etica della situazione. Opinioni deleterie vanno propagandandosi circa la moralità e la responsabilità in materia sessuale e matrimoniale».

Il 20 dicembre di quello stesso anno, mons. Lefebvre rispose al card. Ottaviani con una lista di dubbi, conseguenti al Concilio, evidenziandone le conseguenze: «I dubbi sulla necessità della Chiesa e dei Sacramenti – precisa mons. Fellay – hanno portato alla scomparsa delle vocazioni sacerdotali; i dubbi sulla necessità e la natura della “conversione” delle anime hanno portato alla scomparsa delle vocazioni religiose, alla distruzione della spiritualità tradizionale nei noviziati e all’inutilità delle missioni; i dubbi sulla legittimità dell’autorità e sulla necessità dell’obbedienza hanno causato l’esaltazione della dignità umana, l’autonomia della coscienza e della libertà, che stanno sconvolgendo tutti gli ambiti fondati sulla Chiesa – congregazioni religiose, diocesi, società secolare, famiglia,… -; i dubbi sulla necessità della grazia per essere salvati fanno sì che il Battesimo scada alla più bassa considerazione, così che in futuro esso venga rimandato a più tardi, occasionando la negligenza del Sacramento della Penitenza; i dubbi sulla necessità della Chiesa come unica fonte di salvezza, sulla Chiesa Cattolica come l’unica vera religione, che derivano dalle dichiarazioni sull’ecumenismo e sulla libertà religiosa, stanno distruggendo l’autorità del Magistero della Chiesa. Infatti, Roma non è più l’unica e necessaria “Magistra Veritatis”».

Guai, di fronte ai quali mons. Lefebvre propose rispettosamente al Papa una serie di rimedi concreti: «Il Santo Padre proclami la verità con documenti dall’importanza straordinaria, scartando l’errore senza il timore di contraddizioni, di scismi, di mettere in discussione le disposizioni pastorali del Concilio».

E poi ancora: sostenere i Vescovi fedeli, correggere quelli erranti, incoraggiare i Superiori Generali a mantenere presso comunità e noviziati i principi dell’ascetismo cristiano e dell’obbedienza, promuovere lo sviluppo delle scuole cattoliche, di una stampa informata dalla sana Dottrina, di associazioni di famiglie cristiane, infine «redarguire gli istigatori di errori e ridurli al silenzio».

«Possa la Chiesa, a partire da questa esperienza modesta ma inconfutabile, riappropriarsi della sua Tradizione», scrive mons. Fellay a conclusione del suo messaggio, indicando un’opportunità ed una soluzione alla crisi attuale. (Mauro Faverzani)

Donazione Corrispondenza romana