Englaro: ”Legge su testamento biologico è barbarie”. In Vaticano si riapre discussione su morte cerebrale

Il papà di Eluana: ‘‘Quella che il Parlamento si appresta ad approvare è una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare“. Nella capitale a due passi da San Pietro si è svolto un convegno sul coma e sui trapianti

Roma, 19 feb. (Adnkronos/Ign) – “La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie. Una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare“. Con queste parole Beppino Englaro, intervistato da Paolo Flores d’Arcais, aderisce alla manifestazione ‘Sì alla vita, no alla tortura di Stato’, che si svolgerà a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. E’ quanto si legge su Micromega.

Oggi un convegno sulla morte cerebrale e i suoi segni si è svolto a due passi da San Pietro in via della Conciliazione presso l’hotel Columbus. Titolo: ‘I Segni della vita – la ‘Morte cerebrale’ è ancora vita?’.

Si può considerare morta una persona in coma irreversibile cui ancora batte il cuore? E’ possibile effettuare un espianto di organi per un trapianto da un corpo in questo stato? E’ in definitiva valido il criterio definito dall’Università di Harvard nel 1968 in merito alla morte cerebrale? Oltretevere in molti cominciano a pensare che quella impostazione vada rivista, anche se una simile scelta può avere come conseguenza una ricaduta negativa sui trapianti d’organi.

Nell’occasione si sono ritrovati teologi, bioeticisti, medici, che condividono una tesi: quel criterio stabilito da Harvard 40 anni fa deve essere messo in discussione. Fra i partecipanti erano presenti anche membri della Pontificia accademia per la vita, oltre che – dato significativo – alcuni membri della Congregazione per la dottrina della fede. Tanto che un documento sull’argomento potrebbe essere allo studio del dicastero vaticano.

Fra gli organizzatori dell’evento l’Associazione Famiglia domani, l’American life league, Family of America foundation, Human life International, la United States Coalition pro life, organizzazioni cattoliche americane impegnate nella battaglia pro-life e già fortemente critiche verso la nuova amministrazione Obama sui temi etici.

Il principio di precauzione in favore della vita che è stato esteso allo stato vegetativo nel caso di Eluana Englaro deve essere riconosciuto anche nel caso di morte cerebrale: è questo uno dei punti d’attacco degli organizzatori del convegno odierno che vogliono cancellare la rivoluzione antropologica partita da Harvard nel 1968, quando la cessazione dei segni cerebrali si affermò come criterio per stabilire la morte.

Inevitabilmente la questione chiama in causa il problema dei trapianti d’organi che su quel criterio in buona parte si fonda. Il problema posto è il seguente: è possibile espiantare un cuore ancora battente da un paziente di cui è stata dichiarata la morte secondo il criterio della morte cerebrale? Nei vari dicasteri vaticani qualcuno ritiene che la questione vada riaperta, anche se per ora a bassa voce.

A far scattare la scintilla del dibattito sul tema della morte cerebrale del resto era stato un intervento firmato da Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano del 2 settembre scorso nel quale si faceva il punto su una discussione scientifica che aveva investito anche il Vaticano circa la messa in dubbio della definizione di morte cerebrale: per la Chiesa, sottolineava l’autrice, ”l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente”. Non a caso l’articolo dell’Osservatore era compreso fra i testi base del convegno odierno.

Fra i protagonisti dell’offensiva contraria ai criteri dell’università di Harvard e artefice del convegno in corso al Columbus, c’è il professor Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche nonché direttore della rivista ‘Radici cristiane’ collocata su posizioni tradizionaliste anche in campo dottrinale e liturgico. De Mattei spiega all’ADNKRONOS che il dibattito è aperto anche all’interno della stessa Chiesa e del mondo cattolico: ”All’interno del mondo cattolico esiste una discussione, esiste una discussione su questo tema all’interno della Pontificia accademia per la vita come nella stessa Pontificia accademia per le scienze, ci sono illustri membri dell’accademia per la vita come il professor Josef Seifart (uno dei relatori del convegno, ndr) che criticano la nozione di morte cerebrale”.

Da qui, prosegue de Mattei, l’utilità del convegno sulla morte cerebrale. ”Mi ha fatto molto piacere – ha aggiunto – che oggi siano presenti e partecipino ai lavori rappresentanti della Congregazione per la dottrina della fede che su questi argomenti non si è ancora pronunciata. Io mi auguro che in Vaticano su questo tema importante e delicato si arrivi a una presa di posizione ufficiale e credo anche che se al momento iniziale della vita, all’embrione, si applica il principio morale di precauzione, questo principio debba essere esteso”.

”Un principio che per altro – spiega ancora – nel caso di Eluana Englaro è stato giustamente esteso allo stato vegetativo. Quindi va esteso anche allo stato cerebrale. Vige in campo morale il principio del dubbio pro vita”.

Tuttavia molte istituzioni sanitarie cattoliche quando qualche mese fa si aprì il dibattito contestarono duramente l’articolo dell’Osservatore Romano e un eventuale ripensamento su questo punto. Anche mons. Elio Sgreccia, già Presidente della Pontificia accademia per la vita, si espresse in favore della morte cerebrale e per il trapianto d’organi.

C’è stato poi l’intervento del Papa il 7 novembre scorso proprio sul tema dei trapianti: Benedetto XVI, nell’occasione, ha ribadito l’importanza dei trapianti per la Chiesa quale ”forma peculiare di testimonianza della carità”, e tuttavia ha precisato che gli espianti vanno compiuti solo ”ex cadavere”, un’affermazione sottolineata da de Mattei, per il quale ”è interessante che il Papa non ha mai utilizzato nel suo discorso la definizione morte cerebrale ed è interessante notare che il Papa ha sottolineato il fatto che ci deve essere un consenso unanime della comunità scientifica sul principio della morte cerebrale. Ora su questo punto scientifico non esiste consenso unanime da parte della comunità scientifica”.

Fra gli oratori del convegno anche mons. Ignacio Barreiro, direttore dell’ufficio romano di Human Life International e gran sostenitore della messa in latino secondo il rito di San Pio V. Insomma la disfida sulla scienza s’intreccia, nei Sacri Palazzi, con altri piani legati alla liturgia e alla concezione stessa della Chiesa.

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