DROGA: la regione Toscana promuove la legalizzazione della c.d. marijuana “medica”

Dopo la Puglia, è ora la volta di un’altra regione rossa, la Toscana, a legalizzare l’uso, “a fini terapeutici” della c.d. marijuana “medica”. Il consigliere regionale del Pd Enzo Brogi, promotore della relativa proposta di legge, firmata da altri 7 colleghi di partito, ha incassato l’assenso del consigliere dell’Udc Marco Carraresi.


La proposta, che vede contrari Lega Nord e Pdl, prevede che, una volta accertata la patologia, si autorizzi il malato a procurarsi i “farmaci” cannabinoidi tramite Asl (e dunque gratis) e assumerli sia in ospedale che a casa (il testo non lo prevede, ma sarà modificato) «sotto rigido controllo medico», come ha garantito l’On. Brogi (cit. in Toscana: si lavora per una legge che permetta l’utilizzo di cannabinoidi per fini medici», in “La Repubblica-Firenze”, 14 febbraio 2011).

La Toscana, come la Puglia, una volta finito nel nulla l’ordine del giorno sulla materia presentato in Senato dalla radicale Donatella Poretti, aveva anch’essa adottato una delibera di giunta che consente alle Asl di comprare all’estero, dietro autorizzazione ministeriale, “farmaci” non registrati in Italia (quindi la c.d. marijuana “medica”) in vista di obiettivi “terapeutici” non altrimenti raggiungibili.

Tutto ciò nonostante che molti operatori regionali di associazioni di settore (che si occupano cioè di cure palliative) abbiano espresso perplessità su tali iniziative. Piero Morino, direttore del servizio di Cure palliative e leniterapia della Asl 10-Firenze, ha definito la proposta del Pd toscano «più una battaglia politica che medica», perché la “cannabis terapeutica” «non è un farmaco decisivo», bensì «un adiuvante, che in mani esperte può dare risultati apprezzabili, ma non può sostituire i farmaci davvero necessari». Anche secondo Valeria Cavallini, dell’associazione toscana di assistenza domiciliare Pallium, «gli antidolorifici efficaci, anche in Italia, sono ormai tanti», e se è vero che «in certi casi la cannabis può ridurre effetti collaterali di altre terapie, come la stipsi o il vomito, è anche vero che non sarebbe affatto risolutiva».

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