Riportiamo alcune pagine dedicate a Maria Mediatrice del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti, tratte dalla sua opera La Madonna secondo la fede e la teologia, vol. II: La singolare missione di Maria SS. (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953).
1. Importanza della trattazione
La Mediazione universale di Maria SS., tanto discussa, particolarmente in questi ultimi anni, costituisce una delle più solide basi dell’intero edificio mariologico.
È infatti troppo facile comprendere il fondamentale riflesso che essa ha in tutta la vita cristiana, la quale, per necessità di cose, non può non essere anche mariana, poiché, se si riallaccia principalmente a Cristo, non può non riallacciarsi anche, secondariamente, a Maria.
Cristo e Maria, ciascuno a suo modo, costituiscono un unico principio totale di salvezza e di vita, come Adamo ed Eva costituirono un unico principio totale di rovina e di morte.
2. Il concetto preciso di mediazione
Per ben comprendere quanto siamo per dire, è necessario premettere una esposizione chiara, esatta e completa del significato della mediazione in genere e della sua estensione.
Mediatore, in genere, secondo il Forcellini (Lexicon), è «colui che si interpone, come medio, tra alcuni dissidenti onde comporne le liti»; oppure, in modo più completo: «colui che interviene fra due onde procurare la pace, stabilire o ristabilire l’amicizia, fare un patto o sancire un’alleanza». Così il Grimm, nel suo lessico. In tale senso ben sei volte nel Nuovo Testamento viene usata la parola mediatore (Gal. 3, 20; Gal. 3, 19; 1 Tim. 2, 5-6; Hebr. 8, 6; Hebr. 9, 15; Hebr. 12, 24).
Rettamente quindi scriveva l’Angelico: «È proprio dell’ufficio di mediatore congiungere ed unire coloro tra i quali egli è mediatore; gli estremi infatti vengono uniti nel medio» (S. Th. III, q. 26, a. 2).
Poco dopo: «Nel mediatore noi possiamo considerare due cose: in primo luogo la ragione di medio; in secondo luogo l’ufficio di congiungere. È proprio di colui che è medio il distare da ambedue gli estremi; il mediatore poi congiunge i due estremi in questo senso che deferisce ad uno ciò che è proprio dell’altro» (S. Th. III, q. 26, a. 2, ad 3).
Nel mediatore quindi dobbiamo considerare due cose: 1) la ragione di medio tra i due estremi da congiungere; 2) l’ufficio di congiungere, ossia di unire i due estremi.
a) La ragione di medio
Il mediatore, innanzitutto, deve avere la ragione di medio tra i due estremi. A tale scopo egli deve possedere due qualità: a) deve convenire in qualche cosa; b) deve differire in qualche cosa da ambedue gli estremi, di modo che sia superiore ad uno ed inferiore all’altro. Senza questi due requisiti non si può avere la ragione di medio (cfr. In III Sent., d. 19, q. 1, a. 5, q. c. 2, sol. 2). Colui il quale non differisce dalle due parti ma conviene in tutto con esse non può essere medio tra di esse.
b) L’ufficio di congiungere
Il mediatore, in secondo luogo, deve avere l’ufficio di congiungere i due estremi, deferendo ad uno le cose dell’altro; diversamente, non può essere ritenuto mediatore, non esercitando l’ufficio di medio nel congiungere i due estremi. Il mediatore, dunque, deve avere in sé qualche cosa di ambedue le parti, affinché possa deferirla.
In forza della prima condizione, ossia della ragione di medio fra i due estremi, uno vien costituito mediatore in atto primo, ossia potenzialmente; e si ha in tal modo la cosiddetta mediazione ontologica. In forza invece della seconda condizione, ossia dell’ufficio di congiungere le due parti fra le quali si trova colui che è medio, uno vien costituito mediatore in atto secondo, ossia effettivamente; e si ha in tal modo la cosiddetta mediazione morale, in opposizione a quella ontologica.
Ma è necessario aggiungere anche che, perché uno venga costituito mediatore in atto secondo, ossia perché effettivamente si abbia la mediazione morale, l’atto di unire i due estremi, si richiede che a ciò venga deputato. Si richiede quindi una specie di deputazione, o da ambedue le parti, allorché la mediazione avviene tra due estremi di pari dignità, o almeno da una delle due parti, allorché la mediazione avviene fra due di diversa e sproporzionata dignità, come per es. fra Dio e l’uomo; in tal caso infatti Iddio, indipendentemente dall’uomo, stabilisce da sé stesso il mediatore.
Tali le condizioni richieste perché uno possa dirsi mediatore. Perché poi sia di fatto tale, è necessario che di fatto congiunga i due estremi fra i quali è stabilito mediatore. È evidente infatti che se la sua opera si limitasse soltanto ad iniziare la congiunzione, e non si spingesse fino a compierla, egli non potrebbe chiamarsi, di fatto, mediatore. Questo in genere.
E in questo concetto generico, la Vergine SS. può dirsi Mediatrice di tutte le creature, sia angeli che uomini, nel senso che Iddio ha voluto congiungere a sé tutte le cose create, angeli, uomini, ecc., per mezzo di Lei e di Cristo suo Figlio.
Nel caso poi particolare dell’uomo decaduto per il peccato originale, non si ha soltanto la congiunzione di parti non congiunte, ma si ha anche la congiunzione di parti positivamente disgiunte, dissidenti, a causa della volontaria separazione dei nostri protoparenti da Dio per mezzo del peccato, che ha causato la rottura dell’unione che prima vigeva, mediante la grazia, tra l’uomo e Dio.
Siccome poi il peccato, per ragione della persona infinita che viene offesa, ha una certa infinità nella malizia, affinché si abbia una riparazione adeguata si richiede che colui il quale viene costituito mediatore tra Dio e l’uomo tolga il reato di pena, dando a Dio una soddisfazione di valore infinito, e tolga il reato di colpa meritando la grazia divina per mezzo della quale l’uomo venga ristabilito nella primitiva amicizia. Il grado dunque di mediazione, in questo caso concreto, è proporzionato al grado di soddisfazione e di merito. Se la soddisfazione e il merito sono perfetti, adeguati, anche la mediazione sarà perfetta, adeguata. Se poi la soddisfazione e il merito sono imperfetti e inadeguati, anche la mediazione sarà imperfetta e inadeguata.
Tale è il concetto completo di mediazione, come risulta dall’insegnamento dei Padri e degli scrittori ecclesiastici, per es. S. Efrem (ed. Lamy, 3, 974-978), S. Pietro Crisologo (PL 52, 579), Filippo da Harveng (PL 203, 260), Raimondo Giordano (Contempl. de B. Virg., prooem.), Dionisio Petavio (De theol. dogm., l. 14, c. 9, n. 1), ecc.
3. L’estensione del termine “mediazione”
È invalso da qualche tempo l’uso di restringere il significato del termine «mediazione» all’aspetto più appariscente della medesima, ossia alla sola distribuzione di tutte le grazie, di modo che il termine «mediatrice», dato a Maria, corrisponderebbe, secondo costoro, al termine di «dispensatrice di tutte le grazie». Questa coartazione del termine «mediazione» (e «mediatrice») a noi sembra illogica, insostenibile.
La logica, infatti, ci obbliga ad usare il termine di «mediazione» (o di «mediatrice») per tutti quegli aspetti ai quali esso può convenire. Orbene, il termine «mediazione» («mediatrice») oltre che alla distribuzione di tutte le grazie, ossia in ordine alla intercessione celeste, conviene anche, e soprattutto, all’acquisto di tutte le grazie, ossia alla nostra riconciliazione con Dio (Redenzione e Corredenzione) e alla nostra stessa rigenerazione alla vita soprannaturale della grazia. È necessario dunque estenderlo anche a questi due aspetti. Il primo aspetto si identifica, come abbiamo già rilevato altrove, con la maternità spirituale in atto primo, verso tutta l’umanità, mentre il secondo aspetto si identifica con la maternità spirituale in atto secondo, verso i singoli membri dell’umanità.
Questo senso esteso di «mediazione» e di «mediatore» noi lo troviamo nelle lettere di S. Paolo (cfr. Bover, Pauli doctrina de Christi Mediatione Mariae mediationi applicata, in «Marianum», 4 , p. 81-90). San Paolo insegna: 1°) che doppia è l’azione di Cristo Salvatore: la redenzione e l’intercessione celeste; ossia l’acquisto e la distribuzione di tutte le grazie; 2°) che l’una e l’altra di queste due azioni è formalmente mediazione; 3°) che il nesso tra le due suddette azioni è risposto in questo: la redenzione è fondamento dell’intercessione, derivando questa dalla redenzione come da radice. Cristo, in tanto è intercessore, in quanto è Redentore.
Altrettanto, parallelamente e, salve le debite proporzioni, noi possiamo dire di Maria. Doppia è la sua azione: cooperazione alla redenzione, ossia all’acquisto di tutte le grazie, ed intercessione celeste, ossia cooperazione alla distribuzione di queste medesime grazie. L’una e l’altra di queste due azioni mediatrici è da dirsi formalmente mediazione. La seconda però, ossia l’intercessione, la cooperazione alla distribuzione di tutte le grazie, si fonda sulla prima, la cooperazione all’acquisto delle medesime, ossia alla redenzione.
Ma è necessario, così ci sembra, slargare ancora più il concetto di mediazione. Molti mariologi (e cristologi), assorbiti dalle relazioni di Cristo e di Maria con gli uomini, trascurano le relazioni dei medesimi con gli Angeli, i quali formano indubbiamente la parte principale dell’universo, e restringono la mediazione di Cristo e di Maria ai soli uomini, e per giunta decaduti, pei quali unicamente Essi avrebbero meritato la grazia santificante. Ci sembra questa una indebita sottrazione alla mediazione universale di Cristo e di Maria, la quale, come proveremo, si estende in pieno sia agli Angeli che agli uomini.
Ciò premesso, noi osserviamo che la Vergine SS. è la Mediatrice, con Cristo, di tutte le creature, vale a dire sia degli Angeli che degli uomini. Essa, infatti, insieme con Cristo, e dipendentemente da Cristo Mediatore, sta al centro stesso della creazione, essendo l’Incarnazione del Verbo, sintesi di tutte le opere di Dio ad extra, il mezzo scelto da Dio per unirsi a tutta la creazione e per unire tutta la creazione a sé stesso, onde avere una gloria estrinseca di valore infinito, e quindi degna di Lui. Anche per questo scopo, infatti, oltreché per redimere gli uomini, Egli assunse, per mezzo di Maria, la natura umana che, essendo composta di spirito e di materia, è la sintesi di tutta la creazione, un vero microcosmo, cioè piccolo mondo.
Da Cristo Mediatore e da Maria Mediatrice, quindi, tutti, sia gli Angeli che gli uomini, anche i nostri protoparenti prima della colpa, han ricevuto la grazia. Cristo Mediatore e Maria Mediatrice costituiscono veramente il centro, l’asse soprannaturale del mondo, la sua stessa ragione di esistere.