CULTURA CATTOLICA: l’Europa “depressa” minacciata dal totalitarismo islamico

Fondamentalismo è un termine riduttivo, quando si parla dell’Islam odierno. L’interpretazione letterale del Corano, se associata ad una volontà egemonica e di conquista, dà luogo ad un vero e proprio totalitarismo islamico. Questa la tesi dello studioso francese Alexandre Del Valle, ricercatore indipendente e cofondatore dell’Osservatorio Geopolitico del Mediterraneo di Nicosia (Cipro), intervenuto ad una conferenza, su invito della Fondazione Lepanto, lo scorso 24 giugno, nel quadro degli incontri di S. Balbina.


Il professor Del Valle ha analizzato la questione islamica, partendo dal caso turco. «La Turchia kemalista e “laica” di Ataturk ormai non esiste più da cinquant’anni – ha proseguito il politologo francese –. Il governo di Ankara ha subito un processo di islamizzazione dal quale, per fortuna, l’esercito è ancora immune. Ciononostante il premier turco Recep Erdogan, incredibilmente, oltre a premere per l’ingresso del suo Paese nell’Unione Europea, vorrebbe entrare nel Partito Popolare Europeo e si dichiara vicino ai partiti cristiani e moderati».

Del Valle si è quindi soffermato su quanto sta avvenendo riguardo al velo islamico, la cui liceità ormai non è più in discussione, mentre ora si tergiversa sul burqa. E l’Occidente? Gli europei sono talmente intimoriti dalle minacce islamiche che ritengono che l’unico modo per placare la jihad sia fare concessioni sempre più radicali: oggi il velo, domani la poligamia, eccetera. In altre parole, ha affermato Del Valle, «siamo percepiti come degli ingenui, guidati da leader “cristiani” rinunciatari. Siamo convinti che non aprire le porte all’Islam sia un incentivo ulteriore all’estremismo». I fondamentalisti islamici, dunque, giocano questa partita: «non provocare eccessivamente il “gigante buono” europeo, affinché quest’ultimo non prenda troppo coscienza del pericolo». Non a caso un giorno, il fondamentalista sunnita egiziano Yusuf Al-Qaradawi ha raccomandato di «non svegliare gli infedeli».

La tattica islamica è molto chiara. «Cambia il diapason dell’indignazione ed aumenta il livello delle esigenze – ha spiegato Del Valle –. In questo modo coltivano il senso di colpa dell’Occidente, il cui nemico, in realtà, non è il fondamentalismo. Fondamentaliste sono numerose realtà religiose in tutto il mondo: cristiane (esempio gli amish negli USA) ed anche ebraiche. Costoro però sono gruppi numericamente non rilevanti, che rimangono chiusi nelle loro realtà e non predicano la violenza. Ben diversa è la realtà del totalitarismo islamico, il cui paradigma è la jihad e che ci rinfaccia continuamente varie presunte offese. Chiunque abbia l’ardire di criticare l’Islam è bollato come nazista».

L’Occidente, in tal senso, non solo non è in grado di fare la voce grossa contro l’arroganza islamica ma è profondamente corroso dal rimorso per aver scatenato due guerre mondiali e per aver dato vita al fascismo e al nazismo durante lo scorso secolo. L’ideologia comunista, secondo Del Valle, si è diffusa in Occidente nella seconda metà del XX secolo proprio perché alimentata dal risentimento contro la società capitalista ed imperialista. Di qui la naturale convergenza di molti intellettuali post-marxisti verso l’Islam, che lo studioso francese ha approfondito nel suo saggio Verdi Rossi Neri (Lindau, 2009). Cosa c’entrano dunque i “neri” in questa congiura anti-occidentale, con tanto di tradimento, dal momento che gli islamici hanno buon gioco nel tacciare di nazismo gli europei e gli americani? «La natura profonda del totalitarismo islamico è proprio nazista – spiega Del Valle – e l’alleanza stretta nel 1941 tra Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme ne è la riprova. Lo stesso Nasser diede asilo politico a molti ex nazisti. Senza contare che in Turchia il Mein Kampf va a ruba in tutte le librerie. In definitiva, in molti Paesi musulmani c’è una vera e propria “nazificazione” delle coscienze in funzione anticristiana, antiisraeliana e antioccidentale».

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