Cultura Cattolica: la «perfezione cristiana» del padre Garrigou-Lagrange

(di Fabrizio Cannone) Il padre domenicano Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) è giustamente considerato il più autorevole teologo tomista del Novecento, il cultore più fedele di quella filosofia perenne che in 2 punti viene consigliata dai documenti del Vaticano II e perfino dal Codice di Diritto canonico (ma che nel post-Concilio vide un immane declino e uno sprezzante abbandono).

C’è quindi da salutare con gioia il ritorno di un classico, che è contemporaneamente un tesoro di filosofia, di spiritualità e di teologia ascetica e mistica (cfr. P. Garrigou-Lagrange, Perfezione cristiana e contemplazione secondo S. Tommaso d’Aquino e S. Giovanni della Croce, edizioni VivereIn, Roma 2011, 2 voll., pp. 830, euro 35).

Due principi di fondo fanno da pilastri all’intera impalcatura teologica dell’opera. Anzitutto la possibilità o meglio la necessità della santità per tutti. Oggigiorno non è difficile trovare testi (e docenti) di teologia e di storia della Chiesa che asseriscono, con semplicità pari all’ignoranza, che la «vocazione universale alla santità», giustamente ribadita e inculcata da Lumen gentium (nn. 39 e ss.), l’avrebbe inventata… il Vaticano II! È facile capire gli effetti che siffatta assurdità rischia di provocare nell’animo del lettore (o dello studente) ignaro: disprezzo per l’abissale vuoto pre-conciliare (che stranamente ci ha dato uno stuolo infinito di santi e sante) e una lode direttamente proporzionale per la svolta della Chiesa, avutasi finalmente, nel 1962…

Tutto il testo di Garrigou è una solenne smentita verso tale pregiudizio, fondandosi il teologo tomista sul principio, assolutamente tradizionale, che la ricerca della perfezione è uno stretto obbligo per tutti i battezzati, nessuno escluso. In tal senso il Nostro cita, tra tanti autori possibili (da s. Agostino a s. Tommaso), l’enciclica di Pio XI Studiorum ducem del 29 giugno 1923 che in materia, autorevolmente, insegna così: «in base al precetto [“amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore”], la perfezione della carità è il fine a cui tutti devono sforzarsi di tendere secondo la propria condizione» (cit. a p. 12). Poco prima, il medesimo Pontefice, nel commemorare san Francesco di Sales, dottore della santità per ogni stato di vita nel XVI secolo, commentando il Siate perfetti di Matteo, a scanso di equivoci, scriveva: «Nessuno creda che quest’invito sia rivolto a un piccolo numero di anime elette e che a tutti gli altri sia permesso di restare in un grado inferiore di virtù. Questa legge, come è chiaro, obbliga assolutamente tutti, senza eccezioni» (cit. a p. 12 nota 3).

Il secondo pilastro dell’edificio teologico e spirituale qui presentato consiste nell’idea che la vita mistica è il traguardo normale della vita cristiana, pia e devota. Così l’ottimo Autore desiderava «far conoscere che cos’è la via unitiva, per indurre le anime ad aspirarvi e a fare sforzi generosi per raggiungerla» (p. 13). In effetti molti scrittori che parlano di mistica «la fraintendono e ne abusano, come si può abusare delle cose migliori, anche della sacra Scrittura; tali persone, bisogna illuminarle mediante l’insegnamento sicuro della teologia» (pp. 13-14). Da questa esigenza, la nascita del suo magnifico trattato.

Nell’opera del grande domenicano vengono poi esposti, con alta scienza, tutti gli argomenti della vita spirituale, come l’oggetto proprio della mistica, il rapporto tra vita intellettuale e vita sovrannaturale, l’essenza della contemplazione e dell’amor di Dio, il ruolo della grazia e delle virtù (infuse e acquisite) nella via perfectionis, il rapporto tra contemplazione e azione, etc., etc. Si tratta insomma di un vero capolavoro, da acquistare e diffondere. (Fabrizio Cannone)

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