COMUNISMO: un museo in Ungheria con i reperti del regime

Mentre nel resto dell’Europa Orientale le centinaia di statue di Lenin, di Marx e di Engels, come quelle dedicate al soldato liberatore dell’Armata Rossa, o all’amicizia tra i popoli dell’Urss e dei Paesi satelliti sono letteralmente sparite, fuse o finite in qualche collezione privata, in Ungheria invece, dopo tante discussioni, le hanno smontate dai loro piedistalli – che sorgevano nei punti più visibili e strategici della capitale – e le hanno raccolte in un’area verde di un distretto un po’ periferico della città – sull’altopiano di Téténi, oltre la collina di Buda – che è rapidamente diventato una meta turistica sempre più frequentata.

All’ingresso è subito visibile il fantasma di Stalin, quello che resta di una statua che era alta otto metri e che dominava il palco delle parate in piazza Felvonulàsi. Il colosso di bronzo era stato abbattuto e distrutto dalla folla il 23 ottobre 1956. Quando, ai primi di novembre, i carri armati russi soffocarono la rivolta di Budapest, quegli stivali finirono in un magazzino perché, dopo il XX congresso del Pcus, era già cominciata la destalinizzazione e nemmeno a Mosca c’era più qualcuno che avesse voglia di ricostruire il monumento al “piccolo padre” del comunismo sovietico.

Adesso sono lì, di fronte all’arco che immette in un parco pressoché unico: il Memento Park. Nel Memento Park le statue sono complessivamente 42 e c’è anche una sala cinematografica dove viene proiettato di continuo un documentario realizzato con filmati originali trovati nella sede della polizia segreta.

Vere e proprie lezioni di spionaggio per la formazione degli agenti e per il reclutamento degli informatori che sono una testimonianza unica e impressionante di un passato che gli ungheresi hanno messo in un museo.

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