COMUNISMO: la vedova Litvinenko accusa Mosca davanti alla Corte Europea

Ad un anno dalla morte di Alexander Litvinenko, gli avvocati della vedova hanno presentato la documentazione alla Corte Europea dei diritti umani (Cedu) che accusa lo stato russo di complicità nell’avvelenamento dell’ex agente del KGB e di non aver indagato adeguatamente sul delitto.





Ad un anno dalla morte di Alexander Litvinenko, gli avvocati della vedova hanno presentato la documentazione alla Corte Europea dei diritti umani (Cedu) che accusa lo stato russo di complicità nell’avvelenamento dell’ex agente del KGB e di non aver indagato adeguatamente sul delitto.

Litvinenko, feroce critico verso il governo di Mosca e soprattutto verso il Presidente Vladimir Putin, è morto il 23 novembre 2006 a Londra per avvelenamento da polonio-210, un raro isotopo radioattivo. Tracce della sostanza furono trovate in diversi punti nel centro della capitale britannica e si scatenò un allarme sanitario a livello europeo. Sul letto di morte in un ospedale londinese, Litvinenko ha accusato Putin di essere il mandante dell’omicidio, tesi che il Cremlino ha fermamente respinto. Andrei Lugovoi, anch’egli ex agente segreto, è ritenuto da Londra il principale sospettato per la morte di Litvinenko.

Nel corso di una conferenza stampa a Londra nel giorno del primo anniversario della morte del dissidente russo (23 novembre 2007), Marina Litvinenko ha confermato l’azione legale intrapresa nei confronti del Cremlino: «Ho perso mio marito e voglio sapere chi c’è dietro la sua morte. So che molte persone vogliono conoscere i responsabili. Sono molto soddisfatta di ciò che è stato fatto finora dalle autorità britanniche e sono sicura che faranno ancora di più», ha detto. «Certamente abbiamo bisogno di maggiore supporto ufficiale, ma prometto che un giorno sapremo per certo chi è responsabile, perché senza questa consapevolezza semplicemente non possiamo ritenerci al sicuro».

Tramite il proprio avvocato Louise Christian, Marina Litvinenko sosterrà a Strasburgo di avere le prove che il polonio-210 utilizzato per uccidere il marito poteva provenire solo da uno stabilimento di proprietà della Federazione Russa. Al fianco della vedova anche il miliardario russo Boris Berezovsky, in esilio a Londra dal 2001. «Sono convinto che dietro la morte di Aleksandr ci sia il Governo russo», ha detto l’oligarca. Se i giudici ritenessero fondate le accuse, la sanzione peggiore per la Russia potrebbe essere l’espulsione dal Consiglio d’Europa (formato da 47 membri).


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