COMUNISMO: al via il XVII Congresso del Partito Comunista Cinese

Il 15 ottobre 2007, alle ore 9 (le 3 in Italia), il numero due del regime e Presidente del Parlamento, Wu Bangguo, ha aperto il XVII Congresso del PCC. I lavori dureranno una settimana, al cui termine il Segretario generale del Partito, Hu Jintao, dovrebbe rafforzare il suo potere ottenendo un nuovo mandato di cinque anni.





Il 15 ottobre 2007, alle ore 9 (le 3 in Italia), il numero due del regime e Presidente del Parlamento, Wu Bangguo, ha aperto il XVII Congresso del PCC. I lavori dureranno una settimana, al cui termine il Segretario generale del Partito, Hu Jintao, dovrebbe rafforzare il suo potere ottenendo un nuovo mandato di cinque anni.

Nel suo rapporto ai 2.213 delegati, Hu Jintao ha lanciato due slogan: «Visione scientifica dello sviluppo» per continuare a crescere e «creare una società armoniosa».
Nessuno si aspettava novità eclatanti dal discorso di Hu, salito al potere cinque anni fa come “numero uno” di una dirigenza collettiva, in cui ha mantenuto un forte peso il predecessore, Jiang Zemin, che sedeva alla sinistra del Segretario sul palco montato nella Sala dell’Assemblea Nazionale del Popolo.

Hu è stato prudente sulla riforma politica, sottolineando che, secondo i dogmi del «socialismo con caratteristiche cinesi», il PCC continuerà a svolgere un ruolo centrale ed esclusivo. Il leader si è impegnato a rafforzare «la democrazia interna al partito», consolidando i già esistenti meccanismi di elezione dei dirigenti e di controllo del loro operato, quindi ha posto l’accento sulla necessità di «proseguire nell’ammodernamento» delle Forze Armate.

Quanto alla spinosa questione di Taiwan: «vorremmo fare un appello solenne – ha detto Hu Jintao – sulle basi del principio di una sola Cina, discutiamo la cessazione formale dello stato di ostilità tra le parti, raggiungiamo un accordo di pace e costruiamo una cornice per il pacifico sviluppo delle relazioni». Notevole il mancato riferimento diretto all’uso della forza per riunificare Taiwan con il resto del Paese: una svolta dopo la legge antisecessione approvata nel 2005 che rendeva automatico il ricorso alla guerra in caso di dichiarazione unilaterale di indipendenza.

A conferma della nuova vocazione “verde” dei comunisti cinesi Hu ha parlato più volte di «sviluppo sostenibile». Significativo della centralità del PCC è l’impegno preso dal leader per «accelerare la crescita delle multinazionali cinesi e dei marchi cinesi sul mercato internazionale».

«Miglioreremo il tasso di cambio dello yuan – ha assicurato Hu, sempre in tema di economia – e gradualmente lo renderemo convertibile anche per la bilancia dei capitali». Lo yuan è infatti al momento convertibile nella bilancia commerciale ma non nella bilancia dei capitali.

Secondo il delegato Zhao Ya Ping, della provincia del Henan, il discorso di Hu è stato «ispirato». «Le cose importanti sono le indicazioni sull’economia e sulla democrazia interna al partito: è attraverso la democrazia interna al partito che verrà promossa la democrazia in tutta la vita sociale del Paese».
Dalle parole, però, bisognerebbe passare ai fatti. (E.G.)

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