CINA: un appello per riesaminare la strage di T’ien Anmen

A pochi giorni dal ventesimo anniversario della cruenta repressione del movimento studentesco (4 giugno 1989) il gruppo delle “Madri di T’ien Anmen” pubblica un appello per un riesame di ciò che accadde sulla piazza. La tragedia è stato «un crimine del governo contro il popolo» si legge nel documento, indirizzato al Comitato Centrale dell’Assemblea Nazionale del Popolo, in cui vengono formulate tre richieste:

– che il Comitato Centrale costituisca un comitato di inchiesta per condurre un’indagine indipendente ed equa dell’incidente, rendere noti i risultati all’intera nazione, compresi il numero e i nomi delle vittime;

– che il Comitato Centrale disegni e adotti una “Legge di compensazione per le vittime dell’incidente del 4 giugno”, per compensare le vittime e le loro famiglie secondo la legge;

– che il Comitato Centrale affidi il caso all’Ufficio della Procura per investigare la tragedia del 4 giugno, individuare i responsabili e perseguirli secondo la legge.

«Le nostre richieste si riassumono in tre parole: verità, compensazione e responsabilità» dice Zhang Xianling, numero due dell’organizzazione e firmataria del documento insieme ad altri 127 membri. Ad essi sono stati aggiunti i nomi di 20 madri già decedute senza poter vedere i risultati della battaglia che combattono da anni.

Sono passati venti anni, ma la fotografia della Cina fatta dal lato delle vittime rivela un Paese monopolizzato da una «cospirazione tra capitale e privilegi basati sul potere», sostengono le “Madri”, che controlla le risorse della nazione con il solo obiettivo di trarre profitto.

«Attraverso venti anni di coperture e inganno – recita il documento –, il governo ha fatto dell’intera società una bella scatola vuota, piena solo di ostentazione, indifferenza, e depravazione ma priva di giustizia, onestà, tolleranza, responsabilità (…)».

La sola cosa che interessa al Partito comunista è «la determinazione a non perdere il potere assoluto», il che allontana il governo da qualsiasi concessione nei confronti della popolazione civile. L’esempio più recente è la severa persecuzione dei firmatari della “Carta 08”.

Dinanzi alla volontà di oblio del governo, le famiglie delle vittime si sono organizzate per cercare la verità da sole. Finora le loro indagini – un lavoro assiduo, iniziato nel 1990 e portato avanti nonostante minacce e repressioni – hanno permesso di rendere pubbliche le storie di 195 persone morte per mano dell’esercito nel giugno 1989.

“Madri” come Ding Zilin e Zhang Xianling sono ripetutamente poste sotto sorveglianza, sono state incarcerate nel 2004 e restano sotto costante ascolto da parte della polizia. «Ma siamo determinate ad andare avanti, è un dovere verso i nostri figli e le nuove generazioni» dice Zhang.

Ogni anno le “Madri” pubblicano un documento del genere di quello attuale.

«Le richieste sono sempre le stesse dal 1995, ma di recente abbiamo proposto un metodo di lavoro al governo: siamo pronte affinché si affrontino prima le questioni meno delicate, sulle quali c’è meno controversia politica, come la pubblicazione dei nomi e la compensazione delle famiglie. In seguito e con più tempo si potrà affrontare il problema delle responsabilità e la punizione dei leader di allora che ancora rimangono in vita» spiega Zhang Xianling.

Per il momento, come ogni anno, il governo non risponde. Zhang è di nuovo sotto sorveglianza dal 26 maggio e lo sarà fino al 5 giugno. Altri personaggi coinvolti negli eventi di T’ien Anmen hanno ricevuto trattamenti simili: Bao Tong, il segretario di Zhao Ziyang che ha trascorso 7 anni in prigione dopo l’89, è stato allontanato da Pechino il 28 maggio e, secondo quanto riferito dal figlio, condotto in una zona turistica a sud del Paese in cui resterà fino al 7 giugno.

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