CHIESA CATTOLICA: secondo mons. Betori, nessun vescovo contesta il Motu Proprio

«Non corrispondono alla realtà le ricostruzioni di organi di stampa sui lavori del Consiglio Episcopale Permanente: nessuno ha mai contestato il Motu Proprio sull’uso del messale in latino e nessuno ha chiesto un intervento applicativo», precisa il Segretario della CEI Giuseppe Betori nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio Episcopale Permanente.





«Non corrispondono alla realtà le ricostruzioni di organi di stampa sui lavori del Consiglio Episcopale Permanente: nessuno ha mai contestato il Motu Proprio sull’uso del messale in latino e nessuno ha chiesto un intervento applicativo», precisa il Segretario della CEI Giuseppe Betori nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio Episcopale Permanente.

«I vescovi italiani – aggiunge – sono disposti ad una fedele attuazione di quanto ha scritto il Santo Padre nel Motu Proprio e nella lettera di accompagnamento. (…) Nego in maniera assoluta che ci siano state contestazioni: ci sono sensibilità diverse, ma nessuno ha contestato il Motu Proprio o chiesto note interpretative. La diversità di posizioni è tra chi accentua l’affermazione del Papa sulla continuità di fondo nella Tradizione della Chiesa, e chi è più attento all’aspetto pastorale».

«Se un vescovo rifiuta di applicare il Motu Proprio esce dalla linea della CEI», scandisce Betori che ha anche risposto alle dichiarazioni dei cattolici dissidenti di “Noi siamo Chiesa” in vista dell’incontro con il Presidente della CEI Angelo Bagnasco: «Nelle nostre intenzioni – spiega – è un incontro di pura cortesia. Le dichiarazioni lo stanno caricando di significati impropri, come sarebbe trarne un riconoscimento impossibile dell’associazione e della plausibiltà delle sue richieste. Questo rischia di far saltare l’appuntamento».

L’incontro, richiesto da “Noi siamo chiesa” – sezione italiana dell’International Movement We Are Church, gruppo ecclesiale di base, che non ha ricevuto approvazione né riconoscimento canonico, nato in Austria nel 1995 – è fissato per il prossimo 10 ottobre. 

Il «riconoscimento impossibile dell’associazione e della plausibiltà delle sue richieste», si spiega con l’aperta contraddizione fra l’essenza del Cattolicesimo e alcune proposte del Movimento. Ad esempio: accesso ai ministeri ordinati per le donne, superamento della divisione tra clero e laicato, rilassamento dei vincoli etici sulla sessualità da demandare alla coscienza individuale in accordo con le condizioni culturali odierne, accettazione dell’omosessualità come condizione pari all’eterosessualità, eliminazione dell’obbligo di celibato per i presbiteri e riammissione dei preti sposati sospesi dal ministero… il tutto “confezionato” in un involucro di pacifismo ed ecumenismo che trae in inganno diversi spiriti… “semplici”.

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