CHIESA CATTOLICA: promulgata la Dignitas Personae

Alcuni giorni fa, la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una nuova importante Istruzione «su alcune questioni di bioetica», già approvata da Benedetto XVI il 20 giugno u.s. In questo articolato documento, la Congregazione riprende l’insegnamento della Donum vitae (1987), ribadendone i principi ispiratori di fondo e applicandoli ai nuovi casi sorti in seguito alle recenti possibilità offerte dalla tecnologia e dalla scienza medica.


Inscrivendosi a pieno titolo nella tradizione del Magistero della Chiesa in materia morale, l’Istruzione «di natura dottrinale» (n. 1), ribadisce il valore imperituro dello «spirito del giuramento di Ippocrate» (n. 2), a fronte di «una prospettiva sostanzialmente eugenetica» (n. 2). La prima parte del documento ricorda che il Magistero della Chiesa nelle questioni morali attinge «alla luce sia della ragione sia della fede» (n. 3), contro certo biblicismo fideista di stampo protestante, penetrato anche nel pensiero cattolico.

Si ripete, contro gli assalti feroci del laicismo etico, che «l’embrione umano (…) ha fin dall’inizio la dignità propria della persona» (n. 5) e che «l’origine della vita umana (…) ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia» (n. 5): verità fino a ieri condivise anche dai non credenti, ma che oggi vengono smentite dal numero immane di nascite fuori dal matrimonio e dall’aumento delle coppie di fatto e dei divorzi. L’Istruzione dichiara l’illegittimità morale della fecondazione artificiale omologa ed eterologa (n. 12), della fecondazione in vitro (n. 14), della dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell’atto coniugale (n. 16), della crioconservazione degli embrioni umani (n. 18), di qualunque uso, fosse pure terapeutico e «benefico», degli embrioni umani al di fuori della legge naturale (nn. 18-19; il fine infatti non giustifica i mezzi, cfr. n. 21), della contraccezione con o senza effetti abortivi (n. 23), della clonazione umana (n. 28-30), dell’uso di cellule staminali embrionali (n. 31-32), dell’ibridazione uomo-animale (n. 33), dell’utilizzo di «materiale biologico» di illecita provenienza (n. 35: ambiguo il distinguo adottato al punto 35 d).

Se il panorama culturale descritto dal documento è moralmente agghiacciante, in quanto le violazioni denunciate non si attuano contro la legislazione degli Stati (come avviene per la pedofilia o il terrorismo) ma grazie alla stessa, è difficile però ammettere che «la storia dell’umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona» (n. 36). Gli ultimi 50 anni, almeno in Occidente, hanno visto a poco a poco l’introduzione legale e la diffusa pratica di tutte quelle prassi denunciate dal testo come attentati alla dignitas personae.

Il crimine dell’aborto per esempio, di cui il documento ricorda giustamente la condanna penale da parte della Chiesa (can. 1398), è stato sempre possibile sin da quando il medico Ippocrate (460-370 a. C.) lo disapprovava nel famoso Giuramento. Solo nel XX secolo è diventato una legge in molti paesi e stati democratici, molti dei quali di antica tradizione cristiana, costituendo un vero e proprio genocidio.

Il progresso contemporaneo è tecnico, scientifico, culturale, ma nient’affatto morale, civile e religioso, come riconosce Papa Giovanni Paolo II, quando afferma che «l’umanità di oggi ci offre uno spettacolo davvero allarmante» (ibid., n. 17) dato che «i falsi profeti e i falsi maestri hanno conosciuto il maggior successo possibile» (ibid.).

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