CHIESA CATTOLICA: Nguyên Van Thuân, profeta della speranza cristiana

«È ancora viva nella mente e nel cuore di quanti l’hanno conosciuto la nobile figura di questo fedele servitore del Signore». Benedetto XVI ricorda così la figura del cardinale Francois-Xavier Nguyên Van Thuân ricevendo gli ufficiali e i collaboratori del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace in occasione del quinto anniversario della scomparsa del porporato, di cui il dicastero ha aperto la causa di beatificazione. Notizia che il Papa accoglie «con intima gioia».






«È ancora viva nella mente e nel cuore di quanti l’hanno conosciuto la nobile figura di questo fedele servitore del Signore». Benedetto XVI ricorda così la figura del cardinale Francois-Xavier Nguyên Van Thuân ricevendo gli ufficiali e i collaboratori del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace in occasione del quinto anniversario della scomparsa del porporato, di cui il dicastero ha aperto la causa di beatificazione. Notizia che il Papa accoglie «con intima gioia». 

«Conservo non pochi personali ricordi degli incontri che ho avuto con lui durante gli anni del suo servizio qui, nella Curia romana» aggiunge il Papa, per «porre in luce, ancora una volta, la luminosa testimonianza di fede che ci ha lasciato questo eroico Pastore», morto nel 2002, «dopo un lungo periodo di sofferta malattia affrontata nel totale abbandono alla volontà di Dio».

François Xavier Nguyên Van Thuân nasce il 17 aprile 1928 a Huê in Vietnam, da una famiglia che annovera nel suo albo genealogico numerosi martiri. Sin da bambino si sente chiamato alla vita religiosa e l’11 giugno 1953 è ordinato sacerdote. Dopo la laurea in Diritto Canonico conseguita a Roma nel 1959, torna in Vietnam come professore e poi rettore del seminario e Vescovo di Nha Trang a partire dal 1967.

Il 24 aprile 1975 viene promosso da Papa Paolo VI Arcivescovo Coadiutore di Saigon. Il 15 agosto dello stesso anno viene imprigionato dai comunisti. Liberato solo nel 1988, dopo tredici anni di carcere duro e isolamento, viene in Italia, dove è nominato Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

Dopo aver predicato gli Esercizi spirituali quaresimali al Papa e alla Curia Romana nell’anno del Grande Giubileo, è creato Cardinale col Concistoro del 21 febbraio 2001. Poco tempo dopo gli viene diagnosticato un tumore. Muore a Roma il 16 settembre 2002.

«Come dimenticare gli spiccati tratti della sua semplice e immediata cordialità? – prosegue il Pontefice – Come non porre in luce la capacità che egli aveva di dialogare e di farsi prossimo a tutti? Lo ricordiamo con tanta ammirazione, mentre ci tornano in mente le grandi visioni, colme di speranza che lo animavano e che egli sapeva proporre in modo facile e avvincente; il suo fervoroso impegno per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa tra i poveri del mondo, l’anelito per l’evangelizzazione del suo Continente, l’Asia, la capacità che aveva di coordinare le attività di carità e promozione umana che promuoveva e sosteneva nei posti più reconditi della terra».

«Amava ripetere – conclude il Santo Padre – che il cristiano è l’uomo dell’ora, del momento presente da accogliere e da vivere con l’amore di Cristo. In questa capacità di vivere l’ora presente traspare l’intimo abbandono nelle mani di Dio e la semplicità evangelica che tutti abbiamo ammirato in lui». (O.C.)

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