CHIESA CATTOLICA: dopo il Concistoro, sale la quota di Cardinali italiani

Dopo il polacco Wojtyla e il tedesco Ratzinger, il prossimo Papa potrebbe di nuovo essere italiano. La decisone di Benedetto XVI di annoverare nel Sacro Collegio quattro italiani porta infatti a 39 i voti dei connazionali in un eventuale Conclave.





Dopo il polacco Wojtyla e il tedesco Ratzinger, il prossimo Papa potrebbe di nuovo essere italiano.  La decisone di Benedetto XVI di annoverare nel Sacro Collegio quattro italiani porta infatti a 39 i voti dei connazionali in un eventuale Conclave. Due dei neo-cardinali hanno i requisiti per il Soglio: Angelo Bagnasco, 64 anni, attuale Presidente della CEI e Arcivescovo di Genova, erede spirituale del cardinal Giuseppe Siri e l’arciprete di San Pietro Angelo Comastri, anche lui 64 anni, che è stato molto vicino a Madre Teresa di Calcutta e a Giovanni Paolo II.

Gli altri due italiani, Giovanni Lajolo, 72 anni, ex ministro degli Esteri di Wojtyla, e Raffaele Farina, 74 anni, provengono entrambi dalla Curia e fungerebbero da catalizzatori di consenso, ruolo in cui potrebbe rivelarsi decisivo pure l’italo-argentino Leonardo Sandri, braccio destro alla Segreteria di Stato del card. Sodano, che il 23 novembre ha compiuto 80 anni ed esce, così, dal Conclave. La nuova composizione del Sacro Collegio, infatti, allontana la possibilità di un Papa latino-americano. Sono ora 60 gli europei elettori, coi nuovi porporati fra cui gli arcivescovi Garcia Gasco Vicente di Valencia e Martinez Sistach di Barcellona, il francese Vingt-Trois di Parigi, l’irlandese Brady di Armagh, il polacco Rylko e il tedesco Cordes.

L’America vede salire a 37 cardinali la sua presenza complessiva, grazie all’inserimento di due statunitensi, Di Nardo di Huston e l’ex curiale Foley. Ci sono poi gli argentini Sandri e Karlic, quinto dei non elettori, il messicano Robles Ortega di Monterrey e il brasiliano Odilio Pedro Schrer di São Paulo. L’Africa sale a quota 9, grazie alle porpore concesse a Njue di Nairobi e Sarr di Dakar, l’Asia a 13 con Gracias di Bombay, mentre l’Oceania resta a 2.

«Il Collegio cardinalizio non è e non può essere una mera assemblea in cui vengono rappresentate con metodi democratici le varie Chiese locali», così il Segretario di Stato Tarcisio Bertone risponde sul quotidiano cattolico “Avvenire” (22 novembre 2007) alle critiche mosse alle nomine cardinalizie di Papa Ratzinger che hanno modificato gli equilibri a favore dell’Europa e dell’Italia.

«Il Papa è sovranamente libero nella scelta dei cardinali – spiega il Cardinale – e in ogni caso se si considera solo matematicamente il rapporto tra fedeli e cardinali forse può sembrare che ci sia una sperequazione; ma se si vedono meglio i dati della distribuzione dei sacerdoti e dei vescovi nel mondo, anche le proporzioni risultano più equilibrate».

Nell’intervista il Segretario di Stato spiega anche la decisione pontificia di far precedere il Concistoro da una riunione straordinaria imperniata sull’ecumenismo a cui saranno ammessi anche i 23 candidati alla porpora: «il Papa ama avere il consiglio dei suoi collaboratori, compresi gli ultimi arrivati. E quindi già dal Concistoro dello scorso anno è stato scelto il criterio di far partecipare al’incontro anche i cardinali designati pur se non ancora creati (…). È noto come il cardinale Joseph Ratzinger abbia avuto come suo metodo di lavoro sempre quello di ascoltare con attenzione le riflessioni dei suoi collaboratori, dai più anziani ai più giovani, prima di prendere una decisione. Papa Benedetto non ha cambiato la sua metodologia anche nel governo della Chiesa universale».

Quanto al tema dell’incontro, il cardinal Bertone ricorda che «il Papa fin dall’inizio ha detto di avere a cuore il dialogo con le altre Chiese e comunità cristiane. Seguendo in questo l’eredità di Giovanni Paolo II e soprattutto il comandamento di Gesù: Ut unum sint».


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