CHIESA CATTOLICA: Chiesa e cattolicesimo in Francia

Su “Il Foglio” del 13 novembre u.s. il giornalista Paolo Rodari, in un articolo intitolato La Chiesa di Francia perde peso in Vaticano e seminaristi nelle diocesi (p. 2) presenta alcuni dati interessanti, benché tristi, circa l’andamento del cattolicesimo francese. Secondo il giornalista «tutta la Chiesa d’oltralpe non sta passando uno dei suoi momenti migliori, almeno a leggere i numeri».


Quali numeri? Quelli che misurano bene la presenza della fede presso un popolo: le vocazioni sacerdotali e la pratica religiosa. «I sacerdoti diocesani – continua Rodari – sono solo 15 mila e l’età media supera i 75 anni». Ciò significa che per un prete di 55 anni, ce ne sarà uno di 95, oppure uno di 90 e uno di 100! E per ogni prete trentenne?! Inoltre, secondo il giornalista, i sacerdoti ordinati ogni anno sono «circa 100, mentre 900 muoiono o abbandonano». Ogni anno dunque la Chiesa di Francia ne perde, in media, 800.

Sono passati 45 anni dalla conclusione del Vaticano II e questi sono i dati in una nazione europea dopo 1500 anni di cristianesimo. Ci chiediamo: l’attesa nuova pentecoste (conciliare) è arrivata o no? Se no, riabilitiamo subito i profeti di sventura! Se sì, dove si nasconde? L’analisi impietosa ma realistica prosegue: «In alcune diocesi le parrocchie vengono raggruppate in “aggregazioni” dove capita che un unico prete serva dieci, venti o anche quaranta parrocchie». Ogni commento è superfluo.

Ma com’era la situazione 40 anni fa, prima della dittatura dell’aggiornamento? I seminaristi per esempio che «erano 4.536 nel 1966, sono poco più di 500 oggi». Molte diocesi inoltre non hanno alcun seminarista da decenni. Rodari ignora però che alcune diocesi (come Tolone, Ars, Vannes, Avignone) si stanno riempiendo di giovani e motivati candidati al sacerdozio: si tratta di diocesi che stanno compiendo un coraggioso superamento del modello post-conciliare di seminarista (e di sacerdote).

E i fedeli in tutto questo? «Il calo della pratica religiosa, considerevole negli anni 70, continua in modo inesorabile. I praticanti sono molto scarsi (quattro per cento se essere “praticanti” è andare in chiesa una volta al mese) e di età relativamente matura». Chiaro? Coloro che nella Figlia primogenita della Chiesa rispettano interamente il III Comandamento sono all’incirca il 2%! Complimenti Eccellenze: Avanti tutta! E mi raccomando, sterzata a sinistra appena si può! Il bene però esiste, e un poco, aumenta anch’esso… Scrive Rodari: «Resistono – ed è questo un dato che fa pensare – i movimenti (Emmanuel, Frères de Saint-Jean, Communauté Saint-Martin) e soprattutto i gruppi tradizionalisti». Le menzionate comunità in realtà resistono da decenni: l’Emmanuel, di stampo carismatico, è mal visto in molte diocesi perché insegna la morale evangelica senza adattamenti

. La Comunità san Giovanni, fondata dal filosofo domenicano Marie-Dominque Philippe, ha subito e subisce persecuzioni benché abbia dato alla Chiesa centinaia di vocazioni maschili e femminili. La Comunità san Martino è stata fondata in Italia (con l’aiuto determinante del card. Siri) da sacerdoti francesi che nelle dinamiche diocesi galliche non trovavano alcuno spazio… Gli Istituti di liturgia tradizionale sono quasi tutti di fondazione recente, con molti candidati ma anche molti ostacoli da sormontare. Dopo aver ricordato che «la sensibilità tridentina fa sentire il suo peso» il giornalista mostra chiaramente l’identità teocentrica del tradizionalismo: «A molto ha giovato paradossalmente, un certo modo “lassista” d’interpretare il Concilio. A fronte di una Chiesa troppo aperta verso le sirene del mondo, se ne è creata di fatto un’altra che questa mondanizzazione non ha mai voluto accettare».

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