CHIESA CATTOLICA: anche in Occidente la libertà religiosa è in pericolo

In Oriente si muore per la fede, ma anche in Occidente, benché in forme diverse, la libertà religiosa è minacciata. Nella Sala Regia del Palazzo apostolico Vaticano risuona l’appello del Papa, a dieci giorni dal Messaggio per la Giornata della pace.


Durante l’udienza per gli auguri del nuovo anno ai membri del Corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede (10/I/2011), il Santo Padre passa in rassegna le situazioni più delicate: chiede sicurezza e piena cittadinanza per i cristiani iracheni, per le minoranze religiose del Nord Africa, si appella alle autorità pachistane perché abroghino la legge sulla blasfemia, auspica adeguate strutture pastorali nella Penisola Arabica, guarda a episodi «preoccupanti» nel Sud e nel Sud-Est asiatico, ma anche in Africa, dove a Natale in Nigeria e a Capodanno in Egitto, si sono consumati atroci attentati contro i cristiani. Rivolge il suo pensiero alla Cina, dove i cattolici «vivono un momento di difficoltà e di prova» e a Cuba, auspicando che «il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi».

Anche l’Occidente però – ammonisce il Pontefice – non è esente da restrizioni della libertà religiosa. A dispetto della rilevanza accordata al «pluralismo» e alla «tolleranza», infatti, «si tende a considerare la religione come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale». Benedetto XVI cita ad esempio le «leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto», pur rallegrandosi per «l’adozione da parte del Consiglio d’Europa, nello scorso mese di ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita, come l’aborto». Ricorda espressamente il caso del crocifisso, esprimendo «gratitudine» ai Paesi europei che si sono schierati con il governo italiano.

È infatti «un’altra manifestazione dell’emarginazione bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono». Così, «non soltanto si limita il diritto dei credenti all’espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano anche radici culturali che alimentano l’identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni».

Benedetto XVI denuncia pure il «monopolio statale in materia scolastica» specie in alcuni Paesi sudamericani, chiedendo che «le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo» e sistemi educativi che «rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli» e «si ispirino al principio di sussidiarietà».

Anche certi corsi di educazione sessuale o civile minacciano la libertà religiosa, quando «trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Ribadendo che «la dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo» il Papa sottolinea che «la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni». «In diversi Paesi – aggiunge – la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria, perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità». Benedetto XVI rimarca infine l’importanza di Concordati e Accordi «con soddisfazione» particolare per i progressi in Vietnam e in alcuni Paesi africani.

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