BIOETICA: la discussione tra i cattolici sul testamento biologico

“Il Foglio” del 26 settembre 2008 così descrive la discussione tra i cattolici sul testamento biologico: «Nessuna svolta», era stato il commento di monsignor Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia accademia per la vita.





“Il Foglio” del 26 settembre 2008 così descrive la discussione tra i cattolici sul testamento biologico: «Nessuna svolta», era stato il commento di monsignor Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia accademia per la vita. «Nulla è mutato», ha ribadito ieri, intervistato da Avvenire, il cardinale Camillo Ruini; aggiungendo «in tutta franchezza» di condividere «le preoccupazioni espresse da Giuliano Ferrara».

E di volerlo «rassicurare» sul fatto che scopo della legge, come è tornata a spiegare Eugenia Roccella su “Il Giornale”, sarebbe quello di fermare «il lungo movimento sotterraneo che avrebbe voluto condurre all’eutanasia senza nemmeno passare dal Parlamento», lasciando il malato «sul pendio scivoloso dell’arbitrio di un giudice».

La raffica di autorevoli interventi e precisazioni volti a puntualizzare, e a circoscrivere, le parole del cardinale Angelo Bagnasco all’assemblea della Cei indicano, di riflesso, l’esistenza nel mondo cattolico di un dibattito acceso, pur nei modi tradizionalmente ovattati.

La «svolta tattica», come qualcuno la chiama, sulla legislazione di fine vita è arrivata forse in modo troppo verticale e repentino per essere subito metabolizzata da quei settori più impegnati, e da anni, sui temi bioetici. Realisti e intransigenti discutono nel Movimento per la Vita; e va notato che sull’ultimo numero di “Medicina & Morale”, la rivista bioetica della Cattolica, Carlo Casini e Maria Luisa Di Pietro, presidente di Scienza & Vita hanno firmato insieme un articolo sul caso Englaro, assai problematico sulle sue eventuali ricadute legislative. Dura contrarietà invece dal comitato Verità e Vita, retto dal bioeticista Mario Palmaro, voce dell’ala intransigente del mondo pro life.

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