BIOETICA: il consigliere Petroni denuncia la faziosità della televisione pubblica

Il Consigliere di Amministrazione della Rai Angelo Maria Petroni ha definito la puntata del 7 agosto 2007 della trasmissione W l’Italia di Rai Tre, dedicata alla legge 40/2004, «una pessima pagina della televisione pubblica». Petroni, che è un noto intellettuale di formazione liberale, pur avendo pubblicamente sottoscritto il referendum abrogativo della medesima legge 40, ha però voluto esprimere, in un comunicato diffuso l’8 agosto, la sua «riprovazione per una trasmissione che ha violato ogni regola del servizio pubblico radiotelevisivo».





Il Consigliere di Amministrazione della Rai Angelo Maria Petroni ha definito la puntata del 7 agosto 2007 della trasmissione W l’Italia di Rai Tre, dedicata alla legge 40/2004, «una pessima pagina della televisione pubblica». Petroni, che è un noto intellettuale di formazione liberale, pur avendo pubblicamente sottoscritto il referendum abrogativo della medesima legge 40, ha però voluto esprimere, in un comunicato diffuso l’8 agosto, la sua  «riprovazione per una trasmissione che ha violato ogni regola del servizio pubblico radiotelevisivo».

«Una trasmissione – ha affermato lo studioso – senza alcun contraddittorio, con un conduttore del tutto schierato politicamente e tematicamente, concepita come uno strumento di propaganda a favore di una parte politica, e persino come luogo di scontro all’interno di diversi partiti e posizioni della stessa parte politica. Una trasmissione che ha sistematicamente e ferocemente attaccato gli assenti, dai politici cattolici di entrambi gli schieramenti al Vaticano. Che ha messo in ridicolo le posizioni diverse da quelle propagandate come l’assoluta verità ed il bene, e che soltanto persone e forze politiche oscurantiste ed insensibili al valore della vita potrebbero non riconoscere.

Una trasmissione che ha utilizzato in modo del tutto scorretto il dolore dei malati, inducendo gli spettatori a credere che chi ha voluto la legge 40 è corresponsabile del suo perpetuarsi. Il fatto che una simile trasmissione sia potuta andare in onda, e per di più in prima serata, è la dimostrazione e insieme la conferma inequivocabile di come oggi in RAI vi sia una serissima questione di mancanza di rispetto delle regole in tema di pluralismo a suo tempo scritte dalla Commissione bicamerale di Vigilanza presieduta dal Senatore Petruccioli, e fatte proprie dall’Azienda».

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