Basta chiamarlo blastocisti…

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Una discutibile intervista alla prof.ssa Elena Cattaneo

Sul portale di www.unimi.it nelle scorse settimane è stato dato molto risalto all’iniziativa di divulgazione nelle scuole superiori milanesi degli aspetti scientifici inerenti le staminali.
Una delle personalità promotrici di tale iniziativa era la prof.ssa Elena Cattaneo, dell’Università degli Studi di Milano. Sul quotidiano “City” del 3 aprile 2009, a pag. 15, Elena Cattaneo viene intervistata sull’argomento delle staminali.
 

Ecco alcune frasi dell’intervista:
Per estrarre le staminali embrionali bisogna distruggere la blastocisti. E una parte della società ritiene che questa struttura di 150-200 cellule in vitro, grande meno di un millimetro, sia una persona. E che quindi non si debba usare per fare la ricerca. Ma è una posizione contraddittoria….”
A me viene da pensare che anche Cristo è stato una “struttura di 150-200 cellule”, e mi viene da chiedere alla professoressa, che tiene molto a precisare di essere cattolica e credente, se, secondo lei sia diventato vero uomo solo quando ha raggiunto le 500 o le 500.000 cellule, mentre prima era solo vero Dio.
Solo in Italia ci sono tremila blastocisti (cioè embrioni), congelate nei freezer” …”Sono le blastocisti in sovrannumero create nei trattamenti per la fecondazione artificiale prima della legge 40. Sono destinate al congelamento distruttivo”…”Se uno pensa che siano persone non so come faccia a dormire la notte. La ricerca chiede che siano messe a disposizione per capire e sperare un domani di curare“.
La professoressa, poi, candidamente aggiunge: “Non voglio dare false illusioni per le cure, oggi sono solo tre le terapie mediche possibili…le leucemie… curate col trapianto di staminali da midollo, la cornea… riparata con staminali prese dall’occhio e la pelle“, cioè tutte e tre le tecniche, mi sembra di capire, usano staminali NON embrionali. Del resto, come spiega il Professor Angelo Vescovi, del San Raffaele, (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=14924), dopo che nel giugno 2006 Shinya Yamanaka, un ricercatore giapponese, ha portato a termine il cosiddetto sistema delle iPS, ovverosia l’inserimento in cellule adulte di alcuni geni che le fanno regredire allo stadio embrionale, è la ricerca sulle cosiddette staminali adulte quella che dà maggiori probabilità di successo.
Ma tant’è: anche il grande e benemerito Edison lottò con tutte le sue energie a lungo per dimostrare che la corrente continua era quella che doveva avere un futuro e non l’alternata, per il semplice motivo che lui aveva sviluppato la prima, e George Westinghouse la seconda! Poi però sappiamo come è finita…
di Achille Vernizzi

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