ABORTO: lo stop del governo alla Ru486 rafforza la legge 194

Il 26 novembre la Commissione Sanità del Senato ha bloccato in extremis la commercializzazione della Ru486 a causa dei dubbi che ancora permangono circa la pericolosità dell’abortivo chimico per la salute delle donne e la sua compatibilità con i criteri stabiliti dalla legge 194.

Secondo il presidente dei senatori del Pdl, Gasparri, lo stop imposto dal Senato rappresenta una vittoria in difesa della salute. In realtà, il procedimento di stop approvato dal Senato appare come un tentativo di “salvare le apparenze” piuttosto che una pianificata strategia d’azione volta ad impedire un’ulteriore escalation di aborti.

L’ansia di chiudere la scomoda vicenda trapela dalle parole del sottosegretario al Welfar, Eugenia Roccella, la quale tiene a precisare che lo stop imposto all’Aifa non costituisce un blocco forzoso ma solamente una doverosa richiesta di chiarimenti e garantisce che il governo farà la necessaria chiarezza in tempi brevissimi. Il basso profilo delle argomentazioni poste sul tavolo del dibattito politico, nonché la scarsissima probabilità che le stesse conducano ad una reale inversione di tendenza fanno presagire il classico compromesso politico come sbocco finale. L’immissione in commercio della pillola abortiva Ru486 avrebbe potuto rappresentare un’ulteriore occasione per riflettere e far riflettere sulla deriva antiumana in atto e sulle tante false verità che l’hanno alimentata e che tuttora la alimentano. Al contrario, la conclusione dell’intera vicenda porterà molto probabilmente al rafforzamento normativo ed ideologico della legge 194 (la nuova linea del Piave da difendere) ed in definitiva alla sostanziale scomparsa dell’embrione quale soggetto umano degno di attenzione.

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