ABORTO: la triste pratica del “turismo abortivo”

«Sentir parlare di turismo abortivo mi addolora, perché l’aborto è sempre un’esperienza drammatica e quindi non userei questo termine» dice il prof. Vincenzo Saraceni, presidente dell’Associazione italiana medici cattolici (Amci), in riferimento all’articolo apparso il 4 maggio 2009 su “La Stampa”, secondo cui, nel 2008, 222 donne italiane, per lo più del Nord, si sono spostate nel Canton Ticino per abortire utilizzando la pillola RU486, non disponibile in Italia.

«Riteniamo – riprende Saraceni – che qualora la RU486 fosse ammessa, le regole invalicabili da tenere presenti, sono quelle espresse della legge 194, che prevede il ricovero in ospedale della donna che intende effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza».

Invece negli ospedali e negli ambulatori del Canton Ticino si può interrompere la gravidanza utilizzando la pillola abortiva, senza necessità di ricovero e tornando a casa dopo qualche ora.

Secondo il presidente dei medici cattolici, però, «qualora la pillola RU486 dovesse entrare in Italia, saranno necessari studi aggiuntivi che ne provino la totale sicurezza, perché sono state sollevate numerose preoccupazioni sulla reale o presunta innocuità della pillola sulla salute della donna».

Saraceni, inoltre, ricorda che «prevenzione e studio sono necessari anche per spiegare che la pillola non si usa a casa in solitudine, ma necessita sempre di un supporto medico. Si coglie l’occasione – conclude – per sottolineare l’esigenza inderogabile di individuare risorse per l’attuazione della legge 194, che era finalizzata alla tutela della maternità».

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