ABORTO: la Francia si sveglia

«Trente ans ça suffit! Des lois pour la vie! (…) Puisqu’il faut changer les choses, un parti pro-vie s’impose!». Gli slogan, scanditi al ritmo di tamburi da una folla calcolata in quasi 15mila persone, risuonavano vivaci per tutta la Place de la République..





«Trente ans ça suffit! Des lois pour la vie! (…) Puisqu’il faut changer les choses, un parti pro-vie s’impose!».
Gli slogan, scanditi al ritmo di tamburi da una folla calcolata in quasi 15mila persone, risuonavano vivaci per tutta la Place de la République, al centro della quale troneggia un’immensa allegoria della Repubblica, con tanto di liberté, egalité, fraternité. Un motto che sembra quasi una beffa per i sei milioni di bambini abortiti da quando è entrata in vigore la Legge Veil, nel 1975. Sei milioni di piccoli francesi che, ritenuti meno uguali da una Sinistra poco fraterna, non hanno avuto nemmeno la libertà di nascere.

Siamo alla 3ª Marche pour la vie tenutasi a Parigi lo scorso 20 gennaio, organizzata dal Collectif 30 ans ça suffit! che riunisce i principali movimenti per la vita d’oltre Alpi. Presenti anche delegazioni dall’Italia, Svizzera, Belgio, Germania, Irlanda, Inghilterra, Spagna, Austria, Croazia e Ungheria. Dopo i discorsi di rigore, il corteo si è snodato festante e rumoroso per diversi boulevard fino alla Place de l’Opéra, dove l’intervento del coordinatore, Paul Ginoux-Defermont, ha chiuso trionfalmente l’evento. Cécile Edel, del Collectif 30 ans ça suffit!, ha dato appuntamento a tutti il prossimo anno.

Gli slogan davano anche il senso politico della manifestazione: Trent’anni sono troppi. Servono leggi in tutela della vita. Bisogna che le cose cambino. Si impone un movimento per la vita. In altre parole, non tollereremo più la strage degli innocenti. Faremo sentire la nostra voce finché la Legge Veil non sia abrogata.

A fatto compiuto, s’impone qualche riflessione.

Da segnalare, prima di tutto, la massiccia presenza di giovani. Si tratta chiaramente d’una generazione per la quale gli ideali del ‘68 sono ormai appena un tema di studio al liceo, nel corso di storia. Una ragazzina quindicenne spiegava a chi scrive: «Il faut dépasser la modernité!». La modernità libertaria li ha delusi. Le cause rivoluzionarie che trascinavano i loro genitori non li allettano più. Invece trovano nella causa per la vita – elemento centrale di una più ampia lotta per la civiltà – un motivo di entusiasmo e di impegno militante. Colpiva poi il numero di sacerdoti, alcuni in talare. Si distinguevano diversi membri dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote. Per la prima volta, la marcia ha avuto anche l’appoggio di ben sei vescovi diocesani. Guidato da Père Argouac’h, di Notre-Dame de Riaumont, un settore del corteo recitava continuamente il Rosario. In un paese dove la laïcité era diventata un dogma universale, questo vuol dire che, spinto da ciò che più di uno qualifica come “risveglio religioso”, un settore sempre crescente del clero sta abbandonando l’abituale cautela per esternare con più fermezza le proprie convinzioni.

Ma forse la cosa più rilevante è stata la marcia in sé. Mentre negli Stati Uniti, il movimento pro life si è svegliato subito dopo l’infame decisione della Corte Suprema che ha aperto le porte alla strage degli innocenti nel 1973, in Francia la cappa di laicismo aveva finora bloccato qualsiasi reazione più consistente. Esistevano vari movimenti per la vita, ma nessuno osava convocare una manifestazione. Oggi, questa cappa comincia a creparsi. Rispondendo ad un giornalista di TV che le domandava come mai tanto entusiasmo, un ragazzo ha detto: «Semplice, loro [gli abortisti] sono vecchi, è da 30 anni che ripetono gli stessi slogan. Noi invece siamo giovani. Ormai l’iniziativa è dalla nostra parte. Le provocazioni vengono da noi!».

Mettiamo insieme questi ed altri elementi, e vedremo che qualcosa di nuovo sta nascendo. Come diceva l’euro-deputato Bruno Gollnisch, presente alla marcia, «è chiaro che ormai in Francia è in atto una contro-rivoluzione per la vita».

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