ABORTO: la difesa della vita e le elezioni in Perù

«Votare per un candidato che sostiene l’aborto è un peccato mortale, che un cattolico non può e non potrà mai fare». Lo ha sottolineato, in un’intervista, l’arcivescovo di Arequipa (Perù), monsignor Javer Augusto del Rio Alba, il quale ha ribadito che «il voto per un candidato abortista è una colpa grave». Con l’aborto – ha spiegato – si sferra un attacco contro esseri umani indifesi che «vengono uccisi in maniera molto crudele nel grembo materno».


Quindi, per ogni cattolico è inammissibile offrire sostegno politico a un candidato che ammette e favorisce la pratica dell’aborto, cioè «l’uccisione di una persona, di un bambino indifeso». Secondo il presule, depenalizzare tale ideologia di morte «compromette il bene comune della società», sfilaccia il tessuto della convivenza umana e mina alla radice l’istituzione del matrimonio.
   
L’arcivescovo, nel riferirsi all’acceso dibattito in atto in Perù sui temi dell’aborto e delle unioni tra persone dello stesso sesso, dibattito inaspritosi in occasione della campagna per le elezioni presidenziali dell’aprile prossimo, ha detto che i vescovi «non intervengono nel dibattito tecnicamente politico». Ai pastori compete di educare alla fede e alla tutela della vita dal concepimento fino alla morte naturale, di indicare i principi irrinunciabili etico-morali secondo gli insegnamenti del magistero e della dottrina sociale della Chiesa. «Questa – ha concluso l’arcivescovo – è in senso lato la più alta politica per l’uomo».

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