ABORTO: intervista al vescovo di Olinda e Recife

Pubblichiamo qui di seguito alcuni stralci dell’intervista rilasciata dal vescovo di Olinda e Recife, mons. José Cardoso Sobrinho, al giornale “Veja” del 18 marzo 1009, sul caso della bambina brasiliana (cfr. “Corrispondenza Romana” n. 1084).

«Secondo Lei perché tante persone, per la maggior parte cattoliche, sono rimaste sconvolte dalla sua decisione di scomunicare gli adulti coinvolti nell’aborto della bambina violentata?»

«In primo luogo dobbiamo situare tale questione nell’ambito religioso. Crediamo in Dio? È si o no. Presumo che la stragrande maggioranza delle persone creda. E credere in Dio significa accettare che Egli è all’origine di tutto e che è anche il nostro fine. Questa è una verità fondamentale. È una premessa importantissima per dire che la legge di Dio sta al di sopra di qualsiasi legge umana. E la legge di Dio non permette l’aborto. Se quindi una legge umana, in questo caso quella che ha consentito l’operazione, contraddice una legge di Dio, tale legge non ha alcun valore. Quanto a ciò che lei afferma a proposito delle persone sconvolte, devo dire che vi è stato anche un grande clamore, direi enorme, delle autorità di Roma a mio favore. Sono stato insultato, naturalmente, ma oggi stesso ho ricevuto una lettera da Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi di Roma, nella quale mi elogiava».

«Cosa direbbe ai cattolici che condannano il suo comportamento?»

«In primo luogo voglio chiarire che non sono stato io a scomunicare i medici che hanno praticato l’aborto e la madre della bambina. Questo è falso. Io non posso scomunicare nessuno. Ho semplicemente ricordato ciò che sta scritto nella legge della Chiesa, nel canone 1398 del Codice di Diritto Canonico, a disposizione nelle librerie per chiunque voglia leggerlo. In base a questa legge, chiunque commette un aborto è scomunicato, mediante una pena chiamata latae sententiae, un termine tecnico che significa automatica. Non è stato quindi mons. José Cardoso Sobrinho che li ha scomunicati. Ho semplicemente detto a tutti: “Prendetene atto”. Chiunque nel mondo pratichi l’aborto incorre in questa pena – anche se nessuno ne parla. Chi è cattolico sa che nella prima lettera di San Paolo a Timoteo, al capitolo II, si legge che Dio vuole che tutti gli uomini si salvino».

«Perché gli stupratori non sono automaticamente scomunicati?»

«La nostra santa Chiesa condanna tutti i peccati gravi. Lo stupro è un peccato gravissimo per la Chiesa, così come l’omicidio. Ora, la Chiesa dice che l’aborto, ossia l’atto che toglie la vita a un innocente indifeso, è molto più grave dello stupro o dell’omicidio di un adulto. Qualsiasi persona intelligente è in grado di comprendere questo. Non sto dicendo che lo stupro e la pedofilia sono cose buone. Ma l’aborto è molto più grave e, per questo motivo, la Chiesa ha decretato la pena automatica della scomunica».
«In quali altri casi si applica la scomunica automatica?»

«Nel Codice di Diritto Canonico precedente, promulgato da Benedetto XV, vi erano circa quaranta motivi per la scomunica automatica. Nel 1983, sotto l’autorità di Giovanni Paolo II, è stato pubblicato un nuovo Codice che li ha ridotti appena a nove. Essi sono: l’aborto; l’apostasia, ovvero l’abiura della propria religione; l’eresia, che avviene quando una persona nega un dogma della Chiesa; la violenza fisica contro la persona del Papa; la consacrazione di un vescovo senza la licenza del Papa; lo scisma; l’assoluzione da parte di un sacerdote del complice di un peccato della carne; la violazione diretta del segreto della confessione; la profanazione delle ostie consacrate».
«La Chiesa e lei personalmente cosa avreste offerto alla bambina, in materia di sostegno materiale e spirituale, nel caso in cui non avesse praticato l’aborto?»
«La ringrazio molto per questa domanda. Questa bambina abitava nella diocesi di Pesqueira, nella città di Alagoinha, nello Stato di Pernambuco. Quando successe il fatto, il vescovo di Pesqueira mi informò che la bambina sarebbe stata portata a Recife. Entrambi volevamo fare tutto il possibile per salvare la sua vita e quella dei figli che portava in grembo. Abbiamo fatto varie riunioni con i nostri avvocati per sapere cosa potevamo fare per impedire l’aborto. Domandammo un’udienza al giudice, che contattò diversi tribunali per i minori per cercare di fare qualcosa. Il padre della bambina partecipò a questo incontro e si dichiarò contrario all’aborto. È analfabeta, ma disse fin dall’inizio che non era d’accordo. Fece anche una procura per il nostro avvocato e firmò. Insomma, non firmò ma lasciò l’impronta digitale. Facemmo dunque tutto il possibile».

«Cosa prova di fronte alle critiche e agli attacchi che sta ricevendo?
»

«Ho la coscienza a posto. Ho fatto il mio dovere. Non potevo prevedere questa reazione a livello nazionale e internazionale, ma avrei rimorso se fossi rimasto in silenzio. Umanamente parlando è molto più comodo incrociare le braccia e chiudere gli occhi. Sono tranquillissimo. Spero che i fedeli cattolici diventino coscienti della gravità dell’aborto. Sappiamo che in tutto il mondo vi sono 50 milioni di aborti all’anno. In Brasile se ne praticano un milione ogni anno. Voglio ricordare ciò che accadde durante la II Guerra Mondiale. Hitler, quel dittatore, voleva eliminare il popolo ebraico e si dice che arrivò a uccidere 6 milioni di ebrei. Non possiamo dimenticare questo delitto. Ora io mi chiedo: perché rimaniamo in silenzio quando si praticano 50 milioni di aborti nel mondo? Io definisco questo fenomeno un olocausto silenzioso. E noi cristiani non possiamo rimanere silenti».

«Dal punto di vista della dottrina della Chiesa qual è la situazione della bambina?»

«Non è stata scomunicata perché questa sentenza si applica solo ai maggiorenni. La bambina sarà accolta nella sua parrocchia per ricevere un’istruzione religiosa. Non so se ha fatto la prima comunione. Se ha coscienza di qualche peccato si andrà a confessare e riceverà il perdono. Non esiste peccato senza perdono per quanti si pentono, compreso per quanti incorrono in una scomunica. La Chiesa applica questa pena solo per spingere la persona alla conversione o, se era già cattolica, ad una nuova conversione. Se la persona si converte la Chiesa ha il potere di assolverla».

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