ABORTO: gli equivoci sulla pillola dei cinque giorni dopo

La nuova frontiera dell’attacco alla vita umana innocente è rappresentata dalla diffusione degli abortivi chimici: semplici pillole da mandare giù con po’ d’acqua e il “problema” è risolto. Il male, spesso, non viene presentato come tale ma fatto passare per qualcosa d’altro: è il caso della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, spacciata per contraccettivo (d’emergenza) ma in realtà efficacissimo strumento di morte, in grado di porre fine alla vita di un essere umano.

La pillola EllaOne è strettamente imparentata con la nota pillola abortiva Ru486 in quanto la loro struttura chimica è molto simile. In pratica, il nuovo pesticida umano, un composto sintetico che si lega ai recettori del progesterone, impedisce l’annidamento dell’embrione nell’utero e per avere reale efficacia contraccettiva la pillola deve essere assunta prima dell’ovulazione (almeno 24 ore prima), mentre in tutti gli altri casi basta ingerirla in momenti più prossimi all’ovulazione quando le probabilità di rimanere incinte aumentano progressivamente, tanto che in caso di assunzione nelle ore immediatamente precedenti l’ovulazione (bastano dieci ore prima) esse arrivano al 92%! Ossia, in 92 casi su 100 il rapporto sessuale è fecondo ed un bambino prende vita dall’unione tra lo spermatozoo e l’ovulo; è proprio a questo punto che la pillola esplica la sua funzione impedendo al neo embrione di annidarsi nell’utero materno, provocandone così la morte.

Dunque, l’inganno è palese ma la propaganda antiumana ha i mezzi a disposizione per mistificare la realtà, anche perché può contare sulla scarsa opposizione di coloro i quali, in realtà, dovrebbero lottare per difendere le ragioni della vita senza ambiguità o clamorose reticenze.

Nell’inserto È vita del quotidiano dei vescovi italiani (“Avvenire”) del 16 giugno scorso, è apparso uno sconcertante articolo dal titolo: Pillola dei cinque giorni dopo, un sì con molti paletti, in cui vengono semplicemente esposti i pareri pro e quelli contro il ritrovato chimico, che con buona probabilità verrà immesso in commercio anche nel nostro Paese dopo il recente parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità (Css).

Quello che emerge, scorrendo l’articolo, è la sostanziale preoccupazione di inquadrare la somministrazione del farmaco all’interno di “rigidi” protocolli attuativi in modo tale da scongiurare il pericolo che la pratica contraccettiva si trasformi in abortiva, ma omettendo sia l’intrinseca illiceità morale della pratica contraccettiva, sia l’estrema fragilità dei presunti paletti normativi; in effetti, il Consiglio Superiore di Sanità ha indicato la necessità di effettuare un test di gravidanza precoce che escluda una gravidanza in atto per poter somministrare la pillola, ma tali test sono realmente attendibili solo se effettuati 7 o 8 giorni dopo il concepimento, non certo nei cinque giorni successivi ad un rapporto potenzialmente fecondo.

Secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla salute Eugenia Roccella e riportato nell’articolo, «quello posto dal Css è un paletto importante perché dice che la pillola è compatibile con le leggi italiane se c’è un test che elimina ogni dubbio di gravidanza in atto, perché in quel caso bisogna invece seguire la legge 194». È questo il punto. La compatibilità di un contraccettivo-abortivo con una non legge che ha legalizzato lo sterminio programmato di esseri umani innocenti e indifesi! Inoltre far passare la pillola EllaOne per un semplice contraccettivo può facilmente indurre una moltitudine di adolescenti a ricorrervi, attratti dall’illusione di una vita di piacere senza il rischio di gravidanze indesiderate. Da un giornale cattolico ci si aspetterebbe di meglio.

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