ABORTO: 300.000 manifestanti pro-life a Washington

Sono stati oltre 300.000 i partecipanti alla Marcia per la Vita che si è svolta come ogni anno a Washington il 22 gennaio. La data scelta dai manifestanti è l’anniversario del giorno in cui, il 22 gennaio 1973, la Corte Suprema introdusse nella legislazione americana il diritto di sopprimere la vita nascente nel grembo della madre sino al nono mese di vita.

Da allora, per 36 anni, in numero sempre crescente, i manifestanti sfilano per tre ore lungo la Constitution Avenue per esprimere la loro protesta contro l’aborto.

Quest’anno la manifestazione ha avuto un significato particolare perché si è svolta due giorni dopo l’insediamento ufficiale alla Casa Bianca del nuovo presidente americano Barack Hussein Obama. Lo stesso Obama, in campagna elettorale, non ha fatto mistero delle sue convinzioni abortiste e il giorno successivo alla Marcia per la Vita ha inaugurato il suo mandato presidenziale annunciando la soppressione del divieto di finanziare le organizzazioni internazionali pro-aborto stabilito durante la presidenza Bush.

Il nuovo Congresso americano ha inoltre in esame il Freedom of Choice Act (FOCA), il più radicale progetto di legge abortista mai proposto negli Stati Uniti.

Esso creerebbe un «diritto fondamentale» all’aborto che il governo dovrebbe sorreggere attivamente, sostenendo ogni attività abortista, reprimendo le voci contrarie all’aborto, eliminando l’obiezione di coscienza per medici e infermieri e decretando di fatto la fine di cliniche e ospedali cattolici.

Contro questo progetto è in corso negli Stati Uniti una grande mobilitazione. L’elezione di Obama ha accentuato la polarizzazione ideologica negli Stati Uniti dove si delineano con chiarezza due fronti contrapposti: la difesa della vita e la rivendicazione della morte.

«Signor Obama – hanno scritto i pro-lifers in una lettera inviata prima dell’insediamento del nuovo presidente – sentiamo parlare di genocidio in terre lontane, e l’America è chiamata a contribuire a fermare quel male. Certamente l’America vuole contribuire a fermare il genocidio. Fuori e dentro i suoi confini».

Dalla sentenza Roe vs Wade in poi, si stima che siano stati effettuati cinquanta milioni di aborti, un milione e trecentomila nell’ultimo anno.
Diversi sondaggi, fra i quali uno molto articolato commissionato dai Knights of Columbus, mostrano come una grande percentuale della popolazione statunitense ritiene sia meglio restringere la legislazione sull’aborto (“L’Osservatore Romano, 22 gennaio 2009).

La portata internazionale di questo confronto è stata dimostrata il 22 gennaio dalla presenza nel grande corteo di gruppi provenienti da diversi Paesi del mondo. L’Italia era rappresentata da una delegazione della Fondazione Lepanto, guidata dal prof. Roberto de Mattei.

Erano presenti anche il gruppo pro-life italiano “Voglio Vivere” e il francese “Droit de Naëtre”.

Ciò che più colpiva era il numero dei giovani presenti e la radicalità dell’opposizione all’aborto, sconosciuta nel movimento pro-life europeo. Numerosi i vescovi e i religiosi di diversi ordini e congregazioni. Tra le immagini religiose che accompagnavano il corteo spiccava la statua della Madonna di Fatima, che pianse miracolosamente a New Orleans, preceduta dai grandi stendardi della Società americana di Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà.

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