ABORTO: 300 intellettuali spagnoli dicono “no” a una nuova legge sull’aborto

Presentato nei giorni scorsi in Spagna il “Manifesto dei 300”, documento in 12 punti in cui scienziati, docenti universitari ed intellettuali di chiara fama, operanti in campo biomedico, umanistico ed in quello delle Scienze Sociali, difendono il diritto alla vita dopo la sostanziale liberalizzazione dell’aborto annunciata dal governo Zapatero.

Promosso dai cattedratici Nicolas Jouve (Genetica), Cesar Nombela (Microbiologia), Francisco Abadia Fenoll (emerito di Biologia Cellulare) e Julio Navascues Martinez (Biologia Cellulare), col titolo Prima dell’iniziativa di governo relativa alla legge sui termini abortivi, ha raggiunto in poco tempo le 323 adesioni, un numero eccezionale, anche perché tutte appositamente ricercate – e trovate – solo tra quanti avessero un profilo d’eccellenza e potessero essere considerati vere e proprie autorità nel proprio campo.

Nel “Manifesto” si difende la vita umana nelle sue varie tappe «iniziale, embrionale e fetale», bocciando al contempo qualsiasi «strumentalizzazione al servizio di lucrosi interessi economici o ideologici». Non solo: il testo – anticipato già in bozza e reso pubblico dal quotidiano spagnolo “Abc” – esige «una corretta interpretazione dei dati della scienza in relazione alla vita umana in tutte le sue fasi di sviluppo», dati secondo i quali esistono sovrabbondanti evidenze scientifiche circa il fatto che «la vita cominci al momento della fecondazione. Come dimostrano le acquisizioni più recenti» tanto nel campo della genetica quanto in quello della biologia cellulare e dell’embriologia.

Il documento precisa, correggendo opportunamente la vulgata progressista corrente, come l’aborto non sia «solo un’“interruzione volontaria di gravidanza”, bensì un atto facile e crudele di soppressione di una vita umana». Dalle evidenti ripercussioni anche in ambito sociale: «L’aborto è una tragedia. Una società indifferente alla mattanza di quasi 120 mila bambini all’anno è una società fallita e malata».

Il “Manifesto” contesta poi che a 16 anni si possa abortire anche senza il consenso dei genitori: «Obbligare una giovane ad assumere da sola e ad un’età tanto precoce una decisione di questo tipo è da irresponsabili ed è una chiara forma di violenza contro la donna». E conclude: «Invece di ritenerla la conquista di un diritto, una legge sull’aborto senza limiti condanna la donna ad essere l’unica responsabile di un atto violento contro la vita del proprio figlio». E considera come questo non si ponga «in ascolto di una società, che – ben lungi dal desiderare una nuova normativa che legittimi un atto violento verso il bambino non nato e verso sua madre – reclama piuttosto di arginare gli abusi e le violazioni della legge attuate» in alcuni centri, ove si praticano gli aborti.

Il ministro per le Pari Opportunità spagnolo, Bibiana Aido, riconosce la necessità di raggiungere un «sufficiente consenso giuridico, medico e parlamentare” per poter varare la nuova norma sull’aborto ed assicura che “saranno ascoltati tutti».

Non solo: chiede «prudenza e calma» ai pro life. Ma, sollecitata a dire espressamente quando a suo giudizio abbia inizio la vita, ha glissato la domanda, definendo questa «una faccenda religiosa». Con un “Manifesto” come quello redatto e firmato è evidente come scienziati ed intellettuali non siano del suo stesso avviso…

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