OMOSESSUALISMO: ennesima bocciatura per Obama

Il Senato americano ha bocciato la proposta avanzata dai democratici di abrogare la cosiddetta legge “don’t ask don’t tell”, che dal 1993 vieta ai gay dichiarati di entrare nell’esercito. La norma, giudicata ipocrita e discriminatoria, stabilisce che le forze armate non sono tenute a fare domande sull’orientamento sessuale del candidato; dunque, l’omosessuale può legittimamente prestare servizio militare, a meno che non sia egli stesso a dichiararsi tale.


La bocciatura (i sì sono stati 57 ma la maggioranza richiesta era di 60) arriva subito dopo l’altra, altrettanto clamorosa, che ha riguardato la proposta di chiusura della prigione di Guantanamo, ennesimo “cavallo di battaglia” dell’attuale e sempre meno popolare presidente Barack Obama (Ansa, 10 dicembre 2010).

Questa seconda sconfitta dei democratici rappresenta un duro colpo per le lobby omosessualiste, che miravano a far cadere il tabù che nega alle persone dichiaratamente omosessuali di far parte dell’esercito. C’è da chiedersi come mai la richiesta di abrogazione di una legge considerata sostanzialmente inutile dai suoi stessi detrattori perché ipocrita, sia tuttavia ritenuta così importante da meritare uno spazio nell’agenda di governo. Occorre tener presente che l’obiettivo principale è scardinare il principio della giusta discriminazione degli omosessuali, non già la conquista di uno specifico diritto od opportunità sociale.

In altri termini, la strategia politico-culturale delle lobby di potere non ha come fine ultimo la tutela della persona (omosessuale), ma il sovvertimento dell’ordine naturale. È in quest’ottica che vanno inquadrati i tentativi di normalizzazione del comportamento contro natura che passano attraverso l’abrogazione o la modifica di leggi apparentemente poco o per nulla importanti.

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