Lo scorso 22 dicembre il tribunale di La Spezia ha emanato una controversa sentenza che ha autorizzato la “riattribuzione del sesso” ad una bambina di 13 anni a seguito di un iter di “transizione” iniziato presso il centro di andrologia ed endocrinologia dell’ospedale fiorentino di Careggi all’età di 9 anni. Alla bambina è stato somministrato un farmaco a base di triptorelina, una sostanza che mira a sospendere lo sviluppo puberale per ritardare l’acquisizione dei caratteri sessuali secondari. Nel suo normale utilizzo on-label, questo farmaco viene utilizzato per trattare casi di sviluppo puberale precoce che potrebbero provocare danni per la salute del paziente, al fine di ritardarne lo sviluppo e far sì che si presenti alla giusta età. In questo caso, è stato utilizzato off-label per inibire lo sviluppo puberale fisiologico, in quanto, si afferma, la bambina si sentiva nata in «un corpo “sbagliato” che la natura assegna a dispetto della propria identità di genere» ed è stata seguita in questo percorso dai genitori e dalla sorella gemella: quest’ultima ha affermato che sarebbe stato naturale riconoscere la sorella come “un fratello” dal momento che si percepiva tale. Secondo la sentenza del Tribunale la bambina avrebbe consapevolmente concluso «un progetto volto a ristabilire irreversibilmente uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale».
Il legale Stefano Genick, che ha assistito la famiglia dell’adolescente, in un’intervista al quotidiano La Nazione, ha asserito che si tratterebbe di un importante precedente per cui «quando un minorenne ha la capacità di discernimento, accertata sulla base di consulenze medico-legali, non è necessario aspettare, infliggendo una sofferenza al minore che può effettivamente essere risparmiata».
Già nel 2024 su “Corrispondenza Romana” veniva pubblicato un articolo con un commento a dei casi analoghi relativi ad una donna rimasta incinta poco prima di concludere il percorso di transizione e un uomo che, senza intervenire chirurgicamente, era stato riconosciuto all’anagrafe come una donna.
La novità di questo caso risiede nella giovane età della ragazza a cui il tribunale ha riconosciuto la “riattribuzione del sesso”.
Sembra opportuno ampliare le riflessioni fatte allora, prendendo le mosse dalle parole della sentenza: secondo il tribunale, con questo passo la bambina ristabilirà uno stato di armonia tra soma e psiche nella percezione della propria appartenenza sessuale. L’anelito all’armonia in sé stessi è qualcosa di naturale, il problema sta nel modo in cui si vuole raggiungere. Fintanto che vigerà nella società una concezione materialista, che non riconosce il primato dell’anima immateriale sul corpo, non si potrà finire che col disprezzare e avvilire proprio quest’ultimo, finanche nel suo esprimersi femminile e maschile.
Il pensiero cristiano è antitetico alla concezione materialista: Dio ha creato l’uomo a sua immagine ed ha armonizzati i diversi elementi del composto umano. Il corpo e l’anima sono perciò in mutua dipendenza e questa armonia è necessaria perché il composto umano raggiunga la sua finalità.
In particolare, il pontefice Pio XII, nel suo discorso ai partecipanti al XIII Congresso Internazionale di Psicologia applicata del 10 aprile 1958, ebbe proprio a parlare di questo tema. Egli definiva la “personalità” proprio come «l’unità psicosomatica dell’uomo, in quanto determinata e governata dall’anima» e spiegava come la definizione parli «innanzitutto della personalità come “unità”, perché la considera come un tutto le cui parti, pur mantenendo le loro caratteristiche specifiche, non sono in alcun modo separate, ma organicamente collegate tra loro».
La definizione poi, «caratterizza tale unità come “psicosomatica” […]. Le opere tecniche di psicologia considerano infatti, in modo molto dettagliato, l’influenza del corpo sulla mente, alla quale fornisce un continuo apporto di energia attraverso i suoi processi vitali; studiano anche l’influenza della mente sul corpo e si sforzano di determinare scientificamente i modi in cui l’anima spirituale governa le tendenze psichiche, traendone applicazioni pratiche».
Aggiunge inoltre che «l’unità psicosomatica dell’uomo è “determinata e governata dall’anima”. L’individuo, in quanto unità e totalità indivisibile, costituisce un centro unico e universale dell’essere e dell’agire, un “io” che possiede e controlla sé stesso. Questo “io” è lo stesso per tutte le funzioni psichiche e rimane lo stesso anche nel tempo. L’universalità dell’“io” in estensione e durata si applica in particolare al nesso causale che lo collega alle sue attività spirituali. Questo “io” universale e permanente, […] adotta un atteggiamento specifico e un carattere permanente, sia nel suo essere interiore che nel suo comportamento esteriore. Come caratteristica della personalità, esso proviene in ultima analisi dall’anima spirituale ed è definito come “determinato dall’anima” e, poiché non è un processo occasionale ma continuo, si aggiunge: “governato dall’anima”».
In particolare, la metafisica «considera l’uomo come un essere vivente, dotato di intelligenza e libertà, nel quale corpo e anima sono uniti in un’unica natura dotata di esistenza indipendente. […] In questo senso, l’uomo è sempre una persona, un “individuo” distinto da tutti gli altri, un “io” dal primo all’ultimo istante della sua vita, anche quando non è cosciente».
Papa Pacelli, sottolineava come i tratti più importanti della personalità, dal punto di vista morale e religioso, siano essenzialmente due: il primo risiede nel fatto che l’uomo è interamente opera del Creatore e, quando è considerato come creazione di Dio, «vengono rivelate due caratteristiche cruciali per lo sviluppo e il valore della personalità cristiana: la sua somiglianza con Dio, che deriva dall’atto creativo, e la sua filiazione divina in Cristo, manifestata dalla Rivelazione». Senza questi elementi, la personalità cristiana diventa incomprensibile «e anche la psicologia, soprattutto quella applicata, è soggetta a fraintendimenti ed errori se li ignora. Si tratta di fatti chiaramente reali, non immaginari o presunti. Che questi siano conosciuti attraverso la Rivelazione non ne diminuisce l’autenticità, perché la Rivelazione permette all’uomo di trascendere i limiti di un intelletto ristretto e di essere affascinato dall’infinita intelligenza di Dio».
Il secondo aspetto è in relazione allo scopo degli esseri umani: essi «hanno sia la possibilità che l’obbligo di perfezionare la propria natura, non secondo la propria comprensione, ma secondo il piano divino. Per perfezionare l’immagine di Dio nella propria personalità, non devono seguire i propri istinti, ma piuttosto norme oggettive, che sono imposte al loro intelletto e alla loro volontà e dettate dalla loro coscienza e dalla rivelazione. […] Chi trascura o ignora le norme dell’ordine morale oggettivo non acquisirà altro che una personalità deforme e imperfetta».
Ora, come può chi decide di vivere contro la propria natura pensare di perfezionarla, raggiungendo effettivamente un’armonia tra soma e psiche? E come può un tribunale scrivere nero su bianco che sarà proprio una “riattribuzione del sesso” ad ottenere tale risultato?
Ancora, come si può parlare di “capacità di discernimento” per una bambina di nove anni tale da permetterle “consapevolmente” di intraprendere un tale percorso? Il problema non sta tanto in lei, quanto piuttosto nelle idee delle persone che la circondano, a partire dai genitori, che invece di aiutarla davvero a discernere la verità dall’errore, la assecondano in quest’ultimo con conseguenze disastrose.
La vera armonia sta nella pace interiore di chi si riconosce voluto e creato, da Dio così com’è. Chi cade nell’illusione di poter plasmare una realtà migliore di quella concepita dal Creatore, lungi dal perseguire l’armonia, finirà inevitabilmente per condannarsi all’infelicità.