Perché le Sinistre non vogliono far chiarezza sul Greengate?

Perché le Sinistre non vogliono far chiarezza sul Greengate?
FONTE IMMAGINE: Lo Scarpone (https://www.loscarpone.cai.it/)

In questi giorni in Brasile le Nazioni Unite hanno messo in scena, grazie ai riflettori assicurati dalla compiacente stampa internazionale, la COP30 ovvero la Conferenza delle Parti della Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici. Si tratta del consueto, anzi ormai desueto siparietto “green”, in cui i presenti si dichiarano pronti a “salvare” il mondo, senza tener conto di come alcune assenze “pesanti”, in primis quella degli Stati Uniti, limitino alquanto, già in partenza, i loro “super-poteri”, che rischiano così di restare proclami roboanti, ma privi di credibilità.

Negli stessi giorni il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sul quotidiano La Verità,ha risvegliato tutti dalle chimere del buonismo climatico, richiamando ad un ben più sano realismo ed evidenziando quali disastri abbia realmente provocato finora l’ideologia “verde”: «Col green ci siamo distrutti», ha detto. Ed, almeno per quel che riguarda l’Europa, ha ragione. Lo dimostra, tra l’altro, la vicenda “Greengate” ovvero lo scandalo relativo ai fondi (ben 7,4 miliardi di euro!) erogati dall’Unione europea alle Ong “verdi”, affinché sostenessero il climate change, influendo sulle scelte del mondo politico per affossare l’economia del Vecchio Continente.

Sui conti non c’è mai stata trasparenza, anche perché, sin dall’inizio, Sinistra e Verdi hanno fatto quadrato per impedire che in merito venisse istituita un’apposita commissione d’inchiesta con l’intento di capire cosa fosse accaduto ai tempi in cui il politico olandese progressista Frans Timmermans era commissario europeo per il Green Deal ovvero tra il 2014 ed il 2023. L’Europarlamento è riuscito ad ottenere soltanto di costituire un gruppo di lavoro all’interno della Commissione per il controllo dei bilanci, niente di più.

Ma è bastato che il gruppo parlamentare «Patriots for Europe» presentasse un emendamento, il n. 135, al bilancio dell’Ue per il 2026, per scatenare il finimondo. Cosa si chiedeva esattamente? Sostanzialmente due cose. La prima: far luce su quanto fosse realmente accaduto. La seconda: recuperare tutti i fondi indebitamente spesi. Richieste più che legittime, eppure la mozione è stata clamorosamente bocciata, per l’ennesima volta, dai partiti di Sinistra con l’appoggio di alcune forze di Centro. E questo ha bloccato le indagini.

Cosa c’è da nascondere di tanto importante? Perché impedire che la verità venga a galla circa i possibili conflitti d’interesse relativi ai fondi pubblici, con cui sarebbero state sovvenzionate le Ong “verdi”? Perché, visto che sono stati utilizzati soldi dei contribuenti, opporsi alla possibilità di recuperare il denaro eventualmente speso in modo illecito?

Quel che pare certo è che le dimensioni dello scandalo “Greengate” siano enormi. Quest’anno la Corte dei Conti europea ha segnalato una mancanza di trasparenza su circa 7,4 miliardi di euro elargiti dall’Ue agli eco-attivisti negli anni 2021/2023, affinché sostenessero il climate change ed esercitassero pressioni sui media e sui governi europei, condizionandone le decisioni politiche. Si pensi, ad esempio, alle campagne scatenate contro le centrali a carbone e contro il libero scambio. Ma il giochetto è saltato fuori…

Il progressista olandese Frans Timmermans, artefice primo del cosiddetto “Green Deal”, oggi rischia un processo, perché nel luglio scorso la Taxpayers Association of Europe ha presentato una denuncia penale contro di lui per presunto abuso di fondi pubblici. La denuncia è ora all’esame della Procura europea e delle autorità tedesche, ma non è ancora stato avviato alcun procedimento giudiziario. Prima o poi, però, i nodi dovranno pur venire al pettine. E si spera che giustizia venga finalmente fatta. 

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