In Inghilterra si discute: “La civiltà è sotto minaccia?” 

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Nel tranquillo contesto dell’entroterra inglese a Bedford, un’ora a nord di Londra, si è svolta il 17 e 18 agosto la riunione dell’Accademia Ideas Matter. Il tema delle conferenze era di ampio respiro: La civiltà è sotto minaccia?. E, come dice il nome, “Le idee contano”.  

La Academy è un’iniziativa di stampo poco ortodosso. È una charity quindi un ente privato, un ibrido tra l’università e il think tank. Ma non è un think tank. Usualmente, infatti, in UK i think tank dagli anni Ottanta sono venuti raccogliendo l’élite intellettuale di destra che ha disertato in massa le università dove la situazione è evidente agli occhi di tutti: cultura woke e anti-autoritaria (sedicente), con contorno di sprazzi antisemiti aumentati a partire dallo scorso ottobre.

Il Regno Unito sconta infatti una sudditanza non solo ideologica ma programmatica, dalla narrativa anti-occidentale che vuole l’Occidente e la sua civiltà colpevoli di ogni male e degne di ogni biasimo. Il ciclo di conferenze sulla civiltà occidentale della Academy Ideas Matter nascono in questo clima poco propizio. Da circa vent’anni l’iniziativa vuole opporre una diga alla reazione che ha portato progressivamente la civiltà occidentale a essere più infelice, meno disposta a sorridere e scambiare battute umoristiche, incapace di resistere alla penetrazione morbida dell’Islam politico. In una parola, alla perdita della fiducia in sé stessa. Lo storico dell’arte Kenneth Clark, autore negli ultimi anni Sessanta di un bel documentario dal titolo Civiltà. Una prospettiva personale (reperibile su Youtube) è stato in un certo senso il nume che ha presidiato le sedute. Celebre, tra le sue definizioni, quella per cui «non saprei dire cos’è la Civiltà. È un termine astratto che faccio fatica a definire. Ma si può dire che essa sia qualcosa che fiorisce laddove una popolazione nutre un senso di fiducia in se stessa».

I relatori del ciclo di conferenze, a partire dal sociologo anglo-ungherese Frank Furedi, hanno individuato l’esistenza di un’alleanza “poco santa” tra forze queer e woke abbracciate in uno slancio appassionato con l’islamismo politico. 

E’ anche per difendersi da queste inquietanti realtà che si è parlato di Civiltà il 17 e 18 agosto. Riassumendo l’analisi dei conferenzieri possiamo dire che la Civiltà è un sistema di comportamenti e azioni diverso dalla Cultura. La prima aspira al futuro entro un contesto più ampio e universale. La seconda ha un’accezione più ristretta all’interno di un campo composto da svariate identità di gruppo. I relatori Jacob Reynolds e Tim Black hanno evocato pagine importanti di Jakob Burckhardt e Samuel Huntington, rispettivamente dedicate a La Civiltà del Rinascimento in Italia e a Lo scontro di civiltà. Huntington osava dire (nel 1996! Cioè cinque anni prima dell’11 settembre) che lo scontro con la civiltà araba ci sarebbe stato comunque, a prescindere dal contesto pacificato entro “l’ordine globale degli Stati Uniti”.

Si capisce che dal 1996 e fino all’11 settembre questo libro – che lasciava intendere quali fossero le conseguenze dell’esplosione demografica islamica – non godette di buona stampa né tra repubblicani né tra democratici… (Samuel Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 2000).

Le conseguenze di quel periodo di euforia ricco di errori (portare la Cina dentro l’Organizzazione mondiale del commercio nel dicembre 2001, denuclearizzare l’Ucraina e portare le testate in Russia) erano già nelle pagine di Huntington, in particolare per quel riferimento preciso alla divisione e alla spaccatura dell’Ucraina.

Oggi la situazione si è ulteriormente incancrenita e il blocco anti-civiltà include:
1. La cultura woke basata sulla percezione che si ha ad libitum del proprio genere, demonizzando chiunque non si lasci incasellare nella nuova terminologia politicamente corretta 

2. L’atteggiamento dei “decolonizzatori”, che indulgono nel piacere masochistico di indicare a noi, che viviamo come nella poesia di Primo Levi “nelle nostre tiepide case”, le sofferenze di chi subì il giogo dell’uomo bianco.

3. Le posizioni di quei neo-conservatori che, pur usando le nozioni dello scontro di civiltà di Huntington, incensano Putin e l’altro uomo forte del momento, il presidente cinese Xi.  Davanti a queste forze è possibile soltanto cedere oppure, come sostiene Furedi, si può controbattere positivamente punto su punto, idea dopo idea facendosi forti di chi, come Burckhardt e Febvre, ci ha spiegato che cosa fu la Civiltà occidentale? 

Certo è che i classici possono fornirci qualche spunto di riflessione. Per esempio, ci fanno capire che spesso la critica alla nostra civiltà è partita dall’interno e in particolare da un certo ambiente settecentesco incantato dal mito del “buon selvaggio”. La cultura woke crede di essere originale ma ripete gli slogan degli illuministi, di cui già Huntington aveva dimostrato la fallacia. Ora resta da vedere che cosa succederà a novembre negli Stati Uniti. 

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