Una “giustizia” che è il contrario della giustizia

(di Eugenio Trujillo Villegas) Dalle più remote origini della Civiltà, la giustizia è uno dei pilastri su cui poggia l’ordine temporale. Senza di essa non è possibile vivere in pace e in armonia, né ci sono condizioni per un vero progresso.

Quando viene sradicata dall’ordine sociale, viene meno uno dei presupposti fondamentali della pace, poiché una nazione senza giustizia cammina verso il caos sociale. E quanti cercano la vera pace, debbono stabilire prima un sistema giusto che permetta di dare a ciascuno il suo e castighi chi delinque nella stessa proporzione con la quale hanno causato danno al prossimo. Queste considerazioni un tanto filosofiche sono di assoluta attualità in Colombia.

È finito un lungo “processo di pace” portato avanti dall’anteriore governo Santos che, lungi dall’unire il Paese attorno al presunto obiettivo prefissato della pace, lo ha frantumato in mille pezzi. E la preannunciata pace non appare da nessuna parte. Con gli accordi di pace con le FARC, la Colombia ha finito per accettare molte assurdità. Ad esempio che i guerriglieri non consegnassero tutte le armi, né le rotte del narcotraffico, né le coltivazioni illecite di coca, né la grande fortuna illegale accumulata in molti anni. E men che meno hanno detto la verità su tutti i loro crimini. Hanno preso in giro il Paese e il mondo, giacché nonostante gli immeritati benefici ricevuti, continuano la lotta armata tramite dissidenze e organizzazioni criminali parallele.

Per quanto riguarda la giustizia che si dovrebbe applicare ai guerriglieri che hanno demolito la Colombia per decenni, è sorto un motivo di discordia e di scandalo sempre più grande.

Nell’Accordo finale si è stabilita la creazione di un tribunale di giustizia alternativo, chiamato JEP (Jurisdicción Especial para la Paz), con ampi poteri per giudicare tutti i crimini commessi dai sovversivi in questi decenni. Codesto tribunale deve giudicare i guerriglieri responsabili di crimini commessi fino al 1° dicembre 2016, data in cui entrò in vigore l’Accordo, poiché quelli commessi posteriormente già non possono essere coperti da nessuna amnistia. A questi criminali, colpevoli di delitti di lesa umanità quali l’assassinio, il sequestro, il terrorismo, l’abuso sessuale su minori, etc., verranno applicate pene alternative, anche se irrisorie.

Ebbene, ciò è quanto dice l’Accordo. Tuttavia quel che succede in realtà è qualcosa di completamente diverso. La JEP, nei pochi mesi del suo funzionamento, si è convertita in un “cannone spara indulti” a destra e a manca, scarcera i peggiori criminali e permette loro di uscire dal Paese con il pretesto delle vacanze. Finora non ha emesso alcun giudizio serio, né ha condannato alcuno a un solo giorno di carcere. Con questo modo di procedere, la JEP ha aperto le porte alla più scandalosa impunità e quel che l’Accordo con le FARC chiama “pene alternative” si sono convertite in una burla grottesca. 

Il presidente Dunque non mantiene le sue promesse elettorali

Mentre si svolgeva la campagna elettorale, l’Accordo con le FARC è stato uno dei temi più scottanti e polemici. Il presidente Iván Duque, quando era candidato e in cerca di voti, è stato un acerrimo critico dell’Accodo e ha denunciato valorosamente le arbitrarietà della JEP, promettendo ai suoi elettori che da presidente avrebbe soppresso questa idra dalle mille teste. Il suo partito, il Centro Democratico, fece una grande campagna annunziando la stessa cosa, e con quel programma ha vinto le elezioni. Anche il mentore di Santos e capo del partito, l’ex presidente Álvaro Uribe, si è presentato a suo tempo come grande oppositore della JEP e dell’Accordo con le FARC.

Ciononostante, una volta vinte le elezioni, il presidente Duque, il Centro Democratico e l’ex presidente Uribe, si sono dimenticati delle loro promesse e hanno finito per sostenere tutto l’Accordo. Ora non dicono una parola contro l’impunità che tanto hanno attaccato nella campagna elettorale, né contro le decisioni antigiuridiche della JEP, men che meno contro la demolizione dell’ordine giuridico della nazione, contenuta nell’Accordo con le FARC.

La Colombia esige una spiegazione per questo procedere

Inoltre, va ricordato che nell’ottobre 2016 si è sottomesso l’Accordo a referendum e il risultato è stato a favore del NO. I colombiani l’hanno rifiutato perché già in quel momento era evidente l’inganno montato dal governo Santos e dalle FARC per distruggere l’ordine costituzionale del Paese. Da allora in poi, tale evidenza non fa che aumentare e ora costituisce un grane scandalo.

La realtà è che l’Accordo è stato una resa dello Stato davanti alle FARC e quel gruppo terrorista continua a delinquere, protetto dalla più assoluta impunità grazie alla JEP, sotto la responsabilità dell’attuale governo. Tutto ciò è emerso a proposito della polemica suscitata in questi giorni dalla promulgazione dello Statuto di Funzioni della JEP, approvato dalla stessa, avallato dalla Corte Costituzionale, e che ora deve essere approvato dal presidente della Repubblica.

Quest’ultimo ha diritto di veto, totale o parziale, cui dovrebbe ricorrere se fosse coerente con le affermazioni pronunciate in campagna elettorale. In questa maniera si potrebbero correggere gli errori che hanno dato origine a quell’organismo perverso, limitando le sue competenze, anche se la soluzione più benefica per la Colombia sarebbe sopprimerlo. Nel caso in cui il Presidente non presenti nessuna obiezione, ancora una volta si comproverà che i mandatari vengono eletti grazie a un programma e a delle promesse di governo ma finiscono facendo il contrario, tradendo e facendosi beffe degli elettori.

Dopo aver firmato l’Accordo con le FARC, premiato in maniera fraudolenta con il Nobel per la Pace, ciò che noi colombiani abbiamo visto meno è proprio la annunciata pacificazione del Paese. Ogni giorno è più evidente che siamo davanti a una delle più grandi frodi della storia, ovvero che tutto questo processo è stato una menzogna montata da Santos, dalle FARC e dal Governo di Cuba, allo scopo di distruggere la Colombia e consegnarla agli epigoni del marxismo fallito, miserabile e affamato che ancora esiste nel mondo.

In questo inganno ai danni della Colombia, la JEP ha un ruolo di primo piano. Essa rappresenta tutto quanto i colombiani non vogliono, contro cui hanno votato nel referendum e per cui hanno scelto l’attuale presidente. E se non si metterà un freno, costituirà un elemento ulteriore di discredito dell’attuale governo. (Eugenio Trujillo Villegas)

 

Post scriptum: questo articolo era già terminato, quando è scoppiata la notizia che uno dei giudici della JEP è stato arrestato il 1° marzo in un lussuoso albergo di Bogotá, mentre stava ricevendo una bustarella di 500.000 dollari, allo scopo di ostacolare l’estradizione di Jesús Santrich negli Stati Uniti. Questo terrorista delle FARC è in galera da oltre un anno per avere fatto affari milionari con la vendita di cocaina dopo la data coperta dall’impunità e la JEP nega l’autorizzazione della sua estradizione nonostante le richieste insistenti del Dipartimento di Giustizia americano. Fatto gravissimo che infanga ulteriormente la JEP.

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