Il fallimento del Governo Renzi

Governo-Renzi(di Danilo Quinto) Se il Governo presieduto da Matteo Renzi avesse voluto incidere sulla realtà economica del Paese, avrebbe dovuto solcare la strada di alleviare la disperazione in cui si trovano milioni di famiglie italiane. I parametri di riferimento sono quelli certificati dall’ISTAT: nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). Tra il 2012 e il 2013, l’incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7 al 12,6%) in tutte le aree geografiche del Paese. L’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9% rispetto al 2012 (per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente. La povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all’8,3%), quattro (dall’8,3 all’11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore. Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012). Nel Mezzogiorno, all’aumento dell’incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell’intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%.

Sono questi i dati che il Paese deve fronteggiare, insieme a quelli relativi all’assoluta insufficienza degli strumenti di servizio sociale nei confronti delle persone più deboli (anziani, disoccupati, bambini),   all’arricchimento delle élites – economiche, finanziarie e politiche – che durante i periodi di crisi rimpinguano i loro “forzieri” e alla totale scomparsa delle categorie della carità e della solidarietà, che hanno salvato il Pese nei momenti più difficili della sua storia.

Che cosa ha fatto, fin ad ora, il Governo presieduto dall’ex Sindaco di Firenze? Annunci relativi a riforme, nessuna delle quali attuata; promesse di riduzione dell’insopportabile carico fiscale, puntualmente disattese; elargizioni parziali (gli 80 euro), che sono serviti solo a realizzare una straordinaria campagna elettorale per le europee. La sorpresa è arrivata dopo, quando quell’elargizione è stata compensata con l’aumento delle addizionali Irpef e delle altre gabelle comunali. E’ vero, c’è stata la riforma, in prima lettura, del Senato. Risibile, però, se paragonata alla comunicazione di propaganda, tanto che, contestualmente a quel voto, è stato il Presidente della BCE a richiamare Renzi alla realtà.

Qual è la realtà? E’ quella delle persone, con i loro bisogni inascoltati; delle imprese che chiudono e di un Paese intero che non può uscire dalla crisi attraverso i proclami. C’è chi ritiene che in un contesto del genere – che prefigura un autunno ancora più drammatico – il salvataggio di Renzi potrebbe avvenire attraverso l’apporto di Silvio Berlusconi nella maggioranza di Governo e sembra che su questa “trama” si stiano adoperando in molti. Sarebbe una jattura – parzialmente mitigata dalla chiarezza che si farebbe sul ruolo del Nuovo Centro Destra, che serve solo per garantire la presenza al Governo di alcuni suoi membri – perché sancirebbe la definitiva legittimazione politica del terzo Governo che non ha ricevuto il mandato popolare e che ha fallito. Molto meglio – se “qualcuno” prendesse atto, come dovrebbe, della situazione – e proclamasse la strada costituzionale di nuove, libere elezioni. (Danilo Quinto)

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