La scomparsa di Forza Italia e il trasformismo italiano

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??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????(di Danilo Quinto) L’effetto plastico di quella che Ilvo Diamanti chiama la “decomposizione” di Forza Italia, è rappresentato da quello che sta accadendo in questi giorni in Puglia. Nel feudo di Raffaele Fitto, il commissario inviato dal leader vorrebbe epurare dalle liste per le prossime elezioni regionali i consiglieri uscenti. Le voci delle ultime ore parlano addirittura di una non presenza della lista di Forza Italia alle elezioni.

Silvio Berlusconi, che è persona scaltra e intelligente – ma totalmente mal consigliata sa che quel che sta avvenendo nel suo partito, non dipende dai processi e dalle condanne o dalle altre inchieste giudiziarie che sono all’orizzonte. La “decomposizione” si è prodotta attraverso l’entrata in scena di Matteo Renzi, che peraltro lo stesso Berlusconi ha favorito con il “Patto del Nazareno”, il cui obiettivo primario era “imbrigliare” l’ex Sindaco di Firenze. Un azzardo mal riuscito.

La liquefazione di Forza Italia – alla quale mancano, in questo momento, tre elementi chiave di qualsivoglia azione politica: risorse, chiarezza degli obiettivi e leadership – produce, nello scenario politico, varie conseguenze. La prima è costituita dal tentativo di alcuni gruppi di ereditarne la continuità. Ci ha provato Monti, con la sua Scelta Civica, con l’effetto – prima di scomparire – di piazzare alcuni suoi esponenti nel Governo. Sulla stessa scia, il Nuovo Centro Destra, che difende i suoi posti di potere ed assiste inerte ai provvedimenti del Governo di cui fa parte sui cosiddetti “diritti civili”.

Analoghi tentativi sono compiuti da altri soggetti. Tra questi, Flavio Tosi, che in Veneto presenta una lista autonoma dalla Lega, ma che nei giorni scorsi si è appellato all’unità di tutte le componenti del centrodestra: Forza Italia (Berlusconi + Fitto), la Lega, Ncd e Italia Unica, il nuovo soggetto di Corrado Passera, che sta inondando il Paese con un dispendio notevole di propaganda. Saranno le elezioni regionali a dipanare questa matassa, con un punto fermo che già oggi è possibile prevedere: il successo della Lega. Si dovrà solo stabilire il distacco che Salvini infliggerà a Forza Italia e il risultato nelle “Regione Rosse” (Toscana, Emilia-Romagna e Liguria) e nel Centro-Sud.

La seconda conseguenza dell’estinzione di Forza Italia comporta il tramonto di una contrapposizione che ha marcato vent’anni della vita politica italiana: così come non esiste più la “destra” e la “sinistra”, non esistono più il “berlusconismo” e l’“anti-berlusconismo”. Esiste un solo Partito, quello di Renzi, al quale tutti – o quasi tutti vogliono iscriversi. Tra coloro che non si iscrivono, Massimo D’Alema, il quale due settimane fa definisce quel Partito «a forte posizione personale e con un carico di arroganza (…). Se stiamo al numero degli iscritti al Pd, non è un grande partito, i Ds avevano 600mila iscritti. Stiamo assistendo a un processo di riduzione della partecipazione politica che non solo non è contrastato ma è perseguito (…). Tra i tantissimi che se ne vanno e quelli che vengono da fuori è un saldo che difficilmente può essere considerato su quantità e qualità positivo (…) Qual è il destino di un partito senza popolo e il destino di un popolo senza partito? (…) Il fatto che il Pd sia l’unica forza politica rilevante non è positivo. Preferirei che fosse uno dei due poli di una democrazia. Essere un’unica grande forza politica comporta un’inevitabile risucchio al centro, fa del Pd la più grande macchina redistributrice del potere e conferisce al Pd la forza di attrazione del trasformismo italiano».

Parole pesanti, alle quali fa seguito, una settimana dopo, la divulgazione delle intercettazioni che lo riguardano relative all’inchiesta sui fatti di Ischia, nella quale peraltro non è indagato. Così va il mondo, non solo nel secolo XVI. (Danilo Quinto)

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