La presentazione internazionale della Marcia per la Vita

(di Mauro Faverzani) Alla conferenza-stampa, che ha preceduto la Marcia per la Vita, svoltasi lo scorso 17 maggio presso la Sala Stampa Estera, a Roma, l’evento pro-life più importante in Italia è stato presentato in modo estremamente chiaro e dettagliato.

Il moderatore dell’incontro, il dott. Giuseppe Rusconi, ha ricordato ai giornalisti presenti il carattere apartitico della Marcia, non però apolitico, avendo quale obiettivo quello dell’abolizione senza se e senza ma della legge 194 sull’aborto, a quarant’anni esatti dalla sua promulgazione, nonché l’abolizione dei 2-300 milioni di contributi pubblici, che consentono di eliminare vite umane coi soldi dei cittadini, in modo veloce e totalmente gratuito.

Ma la Marcia per la Vita rappresenta anche un campanello d’allarme, suonato per risvegliare le coscienze, come ha ricordato la sua presidente, Virginia Coda Nunziante, che ha sottolineato i recenti attacchi mossi all’obiezione di coscienza, assolutamente inquietanti; ha condannato l’eugenetica praticata nei confronti dei bimbi diagnosticati down, nella stragrande maggioranza dei casi abortiti, il che rende la nostra società «molto più ipocrita del nazionalsocialismo – ha affermato Coda Nunziante –, perché possono nascere solo i bambini sani e belli»; ha poi posto l’attenzione sui primi casi di infanticidio, come quello ultimo di Alfie Evans, strappato all’affetto ed alle cure dei suoi genitori dall’arroganza di uno Stato, ertosi a giudice, decretando una sentenza di morte contro quel piccolo inerme ed innocente, privato dell’alimentazione e dell’idratazione necessarie a qualsiasi essere umano.

Coda Nunziante ha poi condannato anche la «censura molto preoccupante» praticata arbitrariamente dal Comune di Roma contro i manifesti di ProVita e CitizenGo, sintomo davvero impressionante di uno Stato «non più libero, ma totalitario».

Ha preso quindi la parola Christine de Marcellus Vollmer, venezuelana, presidente dell’Alleanza Latino-Americana per la Famiglia e per 16 anni membro della Pontificia Accademia della Vita. Vollmer si è dichiarata «preoccupata dalla situazione, che si sta creando anche in Italia, come in America Latina. La speranza è che si riesca a fermare questa deriva antropologica».

Sulla stessa linea anche Steve Jalsevac, canadese, co-fondatore del portale nord-americano Life Site News, il quale ha osservato come «la macchina dell’aborto stia mettendo in grave pericolo anche l’identità dell’Italia» ed ha ricordato come non a caso il primo Stato a legalizzare l’interruzione di gravidanza sia stata l’Unione Sovietica negli Anni Venti del secolo scorso.

L’aborto rappresenta purtroppo, ha continuato, «un business, che sta distruggendo l’intero Occidente». Jalsevac ha confidato peraltro di essere giunto dal fronte opposto alle attuali posizioni pro-life: è stato un abortista convinto ed ha creduto nel controllo della popolazione, rendendosi conto tuttavia ad un certo punto di aver dato retta ad «enormi bugie. Senza i figli, un popolo, uno Stato, il mondo sono destinati all’estinzione». (Mauro Faverzani)

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