Il card. Polycarp Pengo, difensore dell’identità dell’Africa

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Il cardinale Polycarp Pengo (1944-2026), arcivescovo emerito di Dar es Salaam in Tanzania, è morto giovedì il 19 febbraio, a 82 anni a Dar es Salaam. 

Il porporato era nato il 5 agosto 1944 a Mwazye, nella regione di Rukwa, nell’allora Tanganyika, oggi Tanzania. Aveva compiuto gli studi nei seminari di Kaengesa e Kipalapala ed era stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1971 per la diocesi di Sumbawanga. Dopo aver lavorato per due anni come segretario del vescovo, si era recato a Roma per perfezionare gli studi. Nel 1977 aveva conseguito il dottorato in teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense. Tornato in patria, aveva insegnato teologia morale ed era diventato il primo rettore del seminario maggiore di Segerea, a Dar es Salaam.

Il 7 gennaio 1983 era stato nominato vescovo di Nachingwea da Giovanni Paolo II e aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 6 gennaio 1984 nella basilica di San Pietro, dalle mani dello stesso pontefice. Nel 1986 era stato trasferito alla guida della diocesi di Tunduru-Masasi. Il 22 gennaio 1990 era stato nominato arcivescovo coadiutore di Dar es Salaam e il 22 luglio 1992 era diventato arcivescovo metropolita. Rimase alla guida dell’arcidiocesi per ventisette anni, fino a quando, il 15 agosto 2019, Papa Francesco ne accolse la rinuncia per raggiunti limiti di età.

Il 21 febbraio 1998 Giovanni Paolo II lo aveva creato cardinale, assegnandogli il titolo di Nostra Signora de La Salette. In qualità di cardinale elettore aveva partecipato al conclave del 2005 e a quello del 2013.

Tra il 2007 e il 2009 ha presieduto il SECAM, Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar, organismo di coordinamento dei vescovi del continente. Nel maggio 2012 gli fu affidata la presidenza, insieme con il cardinale Robert Sarah, allora presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, dell’Area internazionale di ricerca e di studi interdisciplinari della Pontificia Università Lateranense. 

Nel corso del suo ministero è intervenuto più volte su questioni non solo di rilievo ecclesiale ma anche civile e politico, denunciando ad esempio la «colonizzazione ideologica» delle élite laiciste occidentali e mettendo in guardia l’Africa dall’accettare modelli culturali e normativi imposti dall’esterno, in particolare sui temi legati alla famiglia, alla morale sessuale e all’educazione (la Tanzania è uno dei Paesi del mondo con la legge più restrittiva sull’aborto e nel quale sono vietati tutti i pretesi “diritti LGBT”). 

In questo senso nell’intervento pronunciato a nome del SECAM alla XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata in Vaticano da Benedetto XVI dal 7 al 28 ottobre 2012, additò fra i «diversi fattori che ostacolano il necessario approfondimento della fede in Africa», la globalizzazione, che «introduce rapidamente valori stranieri non assimilati» e rende «molto difficile mettere in pratica i valori tradizionali, come il rispetto per la vita e le strette relazioni sociali familiari».

Un’altra questione decisiva sollevata per il futuro e per la libertà dell’Africa dal card. Pengo è stata quella che nel suo intervento nell’Aula del Sinodo del 9 ottobre 2012 definì «l’attualità del fondamentalismo islamico nel continente». A tal riguardo il porporato evidenziò l’importanza non solo «di dialogare con la grande maggioranza di bravi musulmani, che però non si esprimono», ma anche e soprattutto di far fronte alle sfide ed ai pericoli posti dai «piccoli gruppi di fondamentalisti, che non sono disposti ad accettare nemmeno la verità oggettiva che viene contrapposta alla loro posizione preconcetta».

Il 23 maggio 2015, in rappresentanza di Papa Francesco, Pengo celebrò a Nairobi il rito di beatificazione (il primo in Kenya) di suor Irene Stefani (1891-1930), Missionaria della Consolata, che spese la sua vita per le missioni e morì dopo aver contratto un virus assistendo a un malato di peste a Gekondi, tra il popolo Kikuyu.

Per il «devoto ministero episcopale svolto per molti anni in diverse Chiese locali, specialmente per la sua dedizione alla formazione del clero», Papa Leone XIV si è unito a tutti i fedeli, come scritto nel telegramma di cordoglio per la sua morte inviato il 21 febbraio all’attuale arcivescovo di Dar-es-Salaam mons. Jude Thaddaeus Ruwa’ichi, «nell’affidare l’anima di questo pastore saggio e mite alla misericordia di Cristo, il Buon Pastore».

I funerali del cardinale Pengo saranno celebrati il 27 febbraio nella cattedrale di San Giuseppe a Dar es Salaam.

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