Bufera all’Istituto Giovanni Paolo II

(di Mauro Faverzani) Mancano ormai pochi giorni al varo ufficiale del nuovo anno accademico presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi sul Matrimonio e la Famiglia: la data fissata è quella del 27 ottobre. Un Istituto, però, che si presenta con un volto profondamente mutato rispetto a quello conosciuto fino a qualche tempo fa.

A tener la prolusione era stato invitato il card. Sarah, ma non sarà così. Ai primi di ottobre si è verificato un colpo di scena, è giunto il contrordine e ad inaugurare l’anno sarà papa Francesco in persona. Era, del resto, percepibile un certo attrito tra l’Istituto Giovanni Paolo II, fondato nel 1981 all’interno della Pontificia Università Lateranense di Roma, ed il Pontificio Consiglio per la Famiglia, dal 2012 diretto da mons. Vincenzo Paglia, consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, poi postulatore della causa di mons. Romero. Per uscire dall’impasse e “normalizzare” la situazione, è bastato ridisegnare la “geografia curiale”, seguendo una prassi rivelatasi ultimamente sempre più diffusa, prassi che qualcuno ha già definito come «epurazione». In che senso? Tutto è accaduto lo scorso 15 agosto: quel giorno divenne ufficiale il “terremoto” all’interno dell’Istituto Giovanni Paolo II. Mons. Livio Melina, espressione di spicco della Curia wojtylo-ratzingeriana, è stato messo alla porta dopo dieci anni di servizio come preside. Al suo posto è giunto mons. Pierangelo Sequeri, mentre mons. Vincenzo Paglia è stato nominato tanto Gran Cancelliere dell’Istituto quanto presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Contemporaneamente, sempre lo scorso 15 agosto, papa Francesco ha nominato il vescovo Kevin Joseph Farrell prefetto del nuovo super-Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che col Motu Proprio Sedula Mater ha fagocitato competenze e funzioni finora proprie del Pontificio Consiglio per i Laici e del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Con queste nuove nomine l’Istituto Giovanni Paolo II ha cambiato decisamente volto. Il nuovo preside, mons. Sequeri, è privo di specifiche competenze in fatto di teologia morale, però è stato finora preside e docente di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, facoltà da sempre garanzia di progressismo. Il Gran Cancelliere dell’Istituto, mons. Paglia, con il card. Lorenzo Baldisseri, mons. Bruno Forte, mons. Semeraro ed altri, ha promosso una profonda revisione – più simile ad uno stravolgimento – della morale cattolica e, a differenza di mons. Melina e del card. Sarah, oggi è un convinto sostenitore della nuova linea dettata dall’Amoris laetitia.

Il prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, mons. Farrell, ha già dichiarato di ritenere che i divorziati risposati debbano essere inclusi in tutti i ministeri della Chiesa, considera l’ultima esortazione apostolica di papa Francesco ispirata dallo Spirito Santo e non capisce perché alcuni Vescovi l’abbiano criticata. A suo avviso, l’Amoris laetitia sarebbe anzi del tutto conforme alla Dottrina della Chiesa, senza se e senza ma, ed è intenzionato a farne per gli anni a venire il documento-guida del suo Dicastero. Dicastero, istituito da papa Francesco perché sia conforme «alle situazioni del nostro tempo», adattandosi alle «necessità della Chiesa universale». Ma qui la conformità ha assunto i connotati del compromesso, della resa senza condizioni al mondo, della sudditanza ideologica e culturale alla dittatura del “pensiero unico” e del “politicamente corretto”.

Eppure la linea di mons. Farrell è evidentemente uscita vincente e viene condivisa in pieno da papa Francesco, dato che lo scorso 9 ottobre lo ha incluso tra quanti diverranno Cardinali nel Concistoro del prossimo 19 novembre. Un messaggio molto chiaro.

Con qualche spostamento, dunque, gangli vitali della Chiesa su temi strategici, soprattutto di questi tempi, quali Famiglia e Vita, hanno radicalmente mutato direzione e si sono allineati all’andazzo post-Amoris laetitia. Senonché i metodi seguiti per questa rivoluzione ai vertici han suscitato in molti perplessità, preoccupazione, amarezza: il clima è sempre più plumbeo, alcuni paragonano l’accaduto allo stile dei regimi latinoamericani, altri alle purghe staliniane, altri ancora a quelle della Corea del Nord, tutti paragoni certo non entusiasmanti in un’altalena di nomine con teste cadute, promozioni sorprendenti ed un corto circuito sistematico dei canali gerarchici. Il rischio è che, prima o poi, possa saltare il coperchio di quella ch’è ormai divenuta una vera e propria pentola a pressione. (Mauro Faverzani)

 

 

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