Riportiamo alcune pagine dedicate a Maria Corredentrice dell’eminente teologo domenicano spagnolo Antonio Royo Marim, tratte da La Virgen Maria (BAC, Madrid 1996, pp. 149-151).
La ragione teologica della Corredenzione di Maria
La ragione ultima e il fondamento più profondo della Corredenzione mariana vanno ricercati nella maternità divina di Maria, intimamente associata, per volontà di Dio, all’opera salvifica di Cristo Redentore. Ascoltiamo un eminente mariologo contemporaneo, il padre Manuel Cuervo López, che nel suo libro Maternidad Divina y Corredención Mariana (1967), spiega con grande precisione e profondità questa dottrina fondamentale: «La teologia sostiene ciò stesso con forza ineludibile. Infatti il fine della nostra redenzione comprende due parti ben caratterizzate e distinte: l’acquisizione della grazia e la sua distribuzione a noi. Questo è propriamente il fine dell’ordine ipostatico, nel quale Maria è stata inserita in ragione della sua maternità divina. Essendo incorporata in esso, resta per ciò stesso, supposta sempre la volontà di Dio, associata con Gesù Cristo nel fine di questo medesimo ordine. Associata integralmente, benché in modo assai diverso da Gesù Cristo, non esistendo alcuna ragione per limitare questa associazione di Maria a una delle sue parti con esclusione dell’altra.
La differenza essenziale con cui questo fine appartiene a entrambi si trova nel diverso modo con cui ambedue appartengono all’ordine ipostatico: Gesù Cristo sostanzialmente e in modo assoluto, e Maria solo in modo relativo, accidentale e secondario. E per questo stesso motivo Gesù Cristo è essenzialmente e assolutamente il Mediatore e Redentore, nel senso in cui si dice anche che è l’unico Mediatore; e Maria la co-Mediatrice e co-Redentrice.
Perciò anche la parte che spetta a entrambi nell’acquisizione e nella distribuzione delle grazie è molto diversa, senza che l’unione dei due nel medesimo fine dell’ordine ipostatico rechi pregiudizio a nessuno di essi. Anzi, al contrario, la parte che in questa associazione spetta a Maria argomenta una grande perfezione in Gesù Cristo, proprio perché è tutta ricevuta e dipendente da Lui, mentre al tempo stesso sublima Maria, rendendola partecipe di un’opera tanto divina quale è quella della nostra redenzione, come unica eccezione tra tutte le creature».
In questo modo, il principio del consorzio, in quanto espressione della maternità divina, resta saldamente stabilito con un senso e un significato veramente divini, e con apertura sufficiente per fondare su di esso tutta la parte soteriologica della teologia mariana. Da esso, il parallelismo antitetico e il consenso di Maria all’incarnazione del Verbo nel suo grembo non sono che espressioni molto significative e importanti nel pensiero della tradizione cristiana; tuttavia, da soli e senza il riferimento preciso alla maternità divina, non hanno forza sufficiente per elevarsi alla categoria di principio teologico.
Intesa così l’associazione di Maria con Gesù Cristo nel fine dell’incarnazione – cioè tanto nell’acquisizione della grazia quanto nella sua distribuzione – essa costituisce Maria vera co-Mediatrice e co-Redentrice con Cristo del genere umano. La stessa maternità divina, unita alla volontà di Dio nell’ordine ipostatico, postula questo, secondo il senso della Chiesa, in modo fermo e sicuro. La dignità che ne deriva per la Vergine Maria è, senza dubbio, la più alta che si possa concepire in lei dopo la maternità divina. Infatti l’essere, con Gesù Cristo, co-principio della redenzione del genere umano e della sua riconciliazione con Dio è cosa che fu concessa solo a Maria, sopra tutte le creature, in virtù della sua maternità divina.
E poco più avanti lo stesso autore aggiunge, completando il suo pensiero: «È chiaro che, parlando in assoluto, Dio avrebbe potuto fare in modo che l’ordine alla redenzione dell’uomo, che Maria ha con Gesù Cristo in virtù della maternità divina, restasse senza effetto. Ma non si può concepire che Dio, il quale nella sua provvidenza e nel suo governo si adatta alla natura delle cose, negasse alla sua Santissima Madre una perfezione così conforme alla sua dignità ipostatica e tanto contributiva alla sua perfezione ed esaltazione gloriosa. Di conseguenza, la maternità divina, associando Maria a Gesù Cristo nell’ordine ipostatico, la associa anche al fine di questo stesso ordine, che, secondo la stessa rivelazione divina, è la redenzione dell’uomo, costituendola nostra Corredentrice. Dunque l’associazione di Maria con Gesù Cristo nel fine della nostra redenzione è come una conseguenza naturale della maternità divina, supposta la volontà di Dio».
In virtù del consenso dato da Maria per essere Madre di Dio, questa associazione si realizza anche in modo volontario, il che fa sì che tanto la sua disponibilità alla maternità divina quanto la sua associazione con Cristo nel fine della nostra redenzione e tutta la sua cooperazione con Lui nell’opera redentrice, in unione intima di amore e di vita con Gesù Cristo, abbiano tutta la perfezione umana che si poteva desiderare.
Tra Gesù e Maria si può dunque stabilire una vera analogia quanto all’unione di entrambi nel mistero della nostra redenzione. Ontologicamente, Gesù Cristo si costituisce nostro Redentore per l’unione ipostatica, ordinata da Dio a questo fine; moralmente, per la libera accettazione di questa unione e del fine a cui era ordinata; ed efficacemente, mediante tutti gli atti della sua santissima vita, culminanti nella morte in croce.
In Maria, la maternità divina è il fondamento ontologico della sua unione con Cristo nell’ordine ipostatico e nel fine della nostra redenzione, in virtù della quale la Santissima Vergine si eleva al di sopra del livello comune degli altri uomini, associandosi intimamente con Cristo nell’ordine ipostatico e nel fine dell’incarnazione. Moralmente, per il consenso prestato da Maria alla maternità divina e alla sua cooperazione con Gesù Cristo nell’opera della nostra redenzione; ed efficacemente, mediante tutti gli atti che, in unione indissolubile con il suo Figlio, ella compì, dal consenso a essere Madre di Dio fino all’oblazione del Figlio sulla croce, nella quale, insieme con il Figlio, consegnò al Padre i suoi diritti materni su di Lui.
È indubbio che, considerate le cose da questo punto di vista, tutto cambia aspetto, e gli stessi argomenti a favore della Corredenzione mariana che prima, considerati isolatamente, potevano sembrare privi di valore e di forza dimostrativa, ora riacquistano tutto il loro vigore e la loro solidità. Così, l’argomento tratto dal Protoevangelo trova nella maternità divina il suo pieno significato e, quindi, il suo grande valore ed efficacia; la testimonianza della tradizione si presenta come uno sforzo continuo e progressivo di assimilazione e spiegazione di essa, passando dall’implicito all’esplicito, la cui espressione più antica e autorevole è il parallelismo antitetico; la testimonianza dei Sommi Pontefici appare pienamente rafforzata da un fondamento solidissimo che, sgorgando dalla rivelazione divina, si estende a tutta la tradizione; il consenso di Maria all’incarnazione conserva il suo grande valore come elemento indispensabile per la perfezione umana dei suoi atti, senza essere né decentrato né esagerato; l’unione morale di vita tra la Madre e il Figlio, l’abdicazione dei diritti materni di Maria nella morte del Figlio, la maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini, la distribuzione delle grazie e, in generale, tutta la mediazione mariana si consolidano e acquistano un’intima connessione e dipendenza.