Vance, fecondazione in vitro e pillole abortive

Vance, fecondazione in vitro e pillole abortive
FONTE IMMAGINE: National Review (https://www.nationalreview.com/)

La supremazia del presidente degli Stati Uniti Trump e del vicepresidente J. D. Vance alla Washington March for Life, l’evento di punta mondiale della lobby anti-aborto, il mese scorso servirà a mettere al riparo da un attento esame pubblico il loro forte sostegno politico all’accesso alla pillola abortiva e alla fecondazione in vitro (FIV) che, insieme, saranno responsabili della stragrande maggioranza degli omicidi negli Stati Uniti e nel mondo negli anni a venire e avranno ovunque ripercussioni negative nella guerra contro l’aborto.

Ora più che mai, quindi, è tempo che i vescovi si facciano coraggio e sostengano pienamente la battaglia contro l’uccisione degli innocenti avvertendo il vicepresidente Vance e gli altri politici cattolici che sostengono politiche intrinsecamente malvagie, che non possono accostarsi alla Santa Comunione (Cfr. Sua Eminenza Leo Raymond Cardinal Burke, Negare la Santa Comunione?, Azione Cattolica per la Fede e la Famiglia, 2022).

Vance ha catturato l’immaginazione dei sostenitori antiabortisti di tutto il mondo con la sua potente retorica pro-life alla Marcia per la vita. E la scorsa settimana, a una conferenza sulla sicurezza a Monaco, Vance ha criticato duramente la Gran Bretagna per aver vietato la libertà di parola sull’aborto e persino la preghiera silenziosa nelle cosiddette zone “sicure” intorno alle cliniche abortiste, denunciando giustamente, in particolare, il governo scozzese che ha scritto ai proprietari di case vicine a tali cliniche avvertendoli che «le attività in un luogo privato (come una casa) ricompreso all’interno del perimetro di tali “zone sicure” per l’accesso all’aborto, potrebbero costituire un reato».

La condanna di Vance di tali restrizioni del diritto di protestare – anche nella propria casa – contro l’aborto è, ovviamente, immensamente gradita, così come lo sono il gran numero di ordini esecutivi in ​​difesa della vita e della famiglia emessi dal presidente Trump durante le sue prime settimane di mandato. Tali provvedimenti hanno il potenziale di salvare vite umane nel grembo materno e di proteggere molti giovani, fisicamente e spiritualmente, dall’ideologia gender, che sta attualmente dilagando nel mondo, non da ultimo dalla “transizione” di un bambino attraverso mutilazioni chimiche e chirurgiche.

Tuttavia, nessuno di questi ordini esecutivi, né la benvenuta difesa di Vance della libertà di parlare e dare testimonianza contro l’aborto, sminuiscono minimamente la natura malvagia delle politiche pro-aborto e pro-fecondazione in vitro perseguite da Trump e Vance, probabilmente i politici più potenti del mondo. 

Nelle ultime settimane della corsa presidenziale, Donald Trump si vantava di «essere il padre della fecondazione in vitro», affermando «siamo davvero il partito della fecondazione in vitro… Vogliamo la fecondazione fino in fondo, e i democratici hanno cercato di attaccarci su questo, ma noi siamo fautori della fecondazione in vitro, anche più di loro».

Trump non ha perso tempo nel mantenere la sua promessa elettorale sulla fecondazione in vitro, firmando la scorsa settimana un ordine esecutivo «per ampliare l’accesso alla fecondazione in vitro (FIV) per gli americani» e indirizzando «raccomandazioni politiche per proteggere l’accesso alla FIV e ridurre drasticamente i costi diretti e del piano sanitario per tali trattamenti».

Per quanto riguarda la pillola abortiva, in un’intervista alla rivista Time, il 12 dicembre 2024, è stata posta la seguente domanda al presidente eletto: «Ciò che le donne americane vogliono sapere è se siete impegnati a garantire che la FDA non impedisca loro di accedere alla pillola abortiva». Trump ha risposto:«Questo è un impegno che mi sono preso. Da sempre».

J.D. Vance, da parte sua, sostiene il presidente degli Stati Uniti sia per quanto riguarda la fecondazione in vitro sia per quanto riguarda l’accesso, in tutti gli Stati Uniti, alla pillola abortiva. Nel giugno 2024, ha dato il proprio sostegno politico alla FIV in una dichiarazione congiunta con altri repubblicani del Senato, che recitava: «I democratici del Senato hanno utilizzato numerose tattiche intimidatorie, una campagna partigiana di falsi allarmismi volti a fuorviare e confondere il popolo americano. La fecondazione in vitro è legale e disponibile in ogni stato della nostra nazione. Sosteniamo fermamente il continuo accesso nazionale alla fecondazione in vitro, che ha permesso a milioni di aspiranti genitori di procreare e far crescere le proprie famiglie».

E Vance, diversi mesi prima di Trump, aveva già chiarito la sua posizione sull’accesso alla pillola abortiva in tutti gli Stati Uniti, come riportato dal National Catholic Register (23 gennaio 2025): «Per quanto riguarda la pillola abortiva, quello che molti di noi sostengono è in linea con quanto ha stabilito la Corte Suprema decidendo che il popolo americano dovrebbe avere accesso a quel farmaco. Donald Trump ha sostenuto questa opinione. Io sostengo questa opinione. Penso sia importante dire che in questo Paese dobbiamo effettivamente intraprendere un’importante conversazione su quale dovrebbe essere la nostra politica sull’aborto».

In risposta alla domanda diretta di Kristen Welker, conduttrice del programma Meet the Press della NBC, «ma per essere chiari: sei favorevole all’accessibilità del mifepristone?»Vance ha risposto:«Sì, Kristen, lo sono».

Secondo i Centri per il controllo delle malattie degli Stati Uniti, la maggior parte degli aborti negli Stati Uniti è stata a mezzo di pillole abortive: il 56% nel 2021, in aumento rispetto al 39% del 2017. Possiamo vedere la medesima tendenza nel Regno Unito e in altre parti del mondo. Ancor peggio, come sottolinea Edward Feser, il filosofo tomista americano: «dato che queste pillole possono essere inviate per posta negli stati in cui l’aborto è limitato o vietato, preservare tale accesso mina in gran parte le recenti misure pro-life a livello statale».

È importante notare che il vicepresidente degli Stati Uniti ha chiarito in modo cristallino di sostenere, in linea di principio, l’aborto in determinate circostanze. Il National Catholic Register riporta che nel 2022, in un dibattito con il suo avversario democratico, durante la sua prima campagna per il Senato degli Stati Uniti in Ohio, Vance ha affermato di aver «sempre creduto nelle eccezioni ragionevoli», tra cui consentire a una bambina incinta di 10 anni di abortire. «Ho detto, e messo ripetutamente a verbale, che penso che quella ragazza dovrebbe essere in grado di abortire se lei e la sua famiglia scelgono di farlo», ha affermato Vance.

La gravità del male morale della fecondazione in vitro è spiegata dalla Chiesa nelle Istruzioni Donum Vitae (22 febbraio 1987) e Dignitas Personae (8 settembre 2008) ed è ulteriormente chiarita da Edward Feser nel suo articolo Pro-Lifers must resist Trump on abortion and IVF in Catholic World Report. In questo articolo, Feser afferma che «distruggere embrioni inutilizzati è moralmente paragonabile all’aborto, e uccidere embrioni indesiderati dopo l’impianto è semplicemente una specie di aborto. Per parlare in modo duro ma sincero, la distruzione di embrioni che è tipicamente coinvolta nella FIV è un omicidio, non meno di quanto lo sia l’aborto. Secondo una recente stima, il numero di embrioni persi nel processo di fecondazione in vitro ogni anno negli Stati Uniti è di oltre un milione e mezzo: il doppio del numero di aborti che si verificano negli Stati Uniti ogni anno. Inoltre, non si tratta di un male che può essere realisticamente evitato se si vogliono ottenere i risultati desiderati dalla FIV. Gli esperti ritengono che lo scarto degli embrioni sia qualcosa di strettamente connesso al processo di fecondazione in vitro».

Del resto, il male di ogni aborto diretto è stato sottolineato da numerosi papi, tra cui Giovanni Paolo II, che ha scritto nell’Evangelium Vitae, citando esplicitamente la sua autorità che “Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi apostoli, in comunione con i vescovi”: «l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa» (n. 62).

Più avanti nell’Enciclica, papa Giovanni Paolo II scrisse: «Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, “né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto”»(n. 73).

Nell’agosto 2019, JD Vance è stato battezzato e accolto nella Chiesa cattolica. Tuttavia, le posizioni del vicepresidente Vance sia sulla fecondazione in vitro che sull’aborto sono gravemente contrarie all’insegnamento cattolico. Sua Eminenza il cardinale Burke, membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nel suo libro del 2022, Negare la Santa Comunione?, ha ricordato ai suoi confratelli nell’episcopato che la disciplina del rifiuto della Santa Comunione «deve essere applicata per evitare gravi scandali, ad esempio, l’accettazione errata dell’aborto procurato contro l’insegnamento costante della legge morale» (Ivi, p. 62). 

L’amara esperienza ci insegna che i politici cattolici in tutto il mondo cercheranno di emulare JD Vance nel sostenere la liceità dell’aborto per un motivo o per un altro, e ciò in particolare, se non verrà ammonito e, se necessario, disciplinato dai vescovi degli Stati Uniti. Il suo scandaloso esempio costerà la vita di innumerevoli nascituri mentre le nazioni continuano a legiferare su questioni attinenti alla vita umana, non da ultimo sulla fecondazione in vitro e sulla pillola abortiva.

Mettere Trump e Vance al centro della scena alla Marcia per la vita di Washington il mese scorso è stato un grave errore strategico da parte degli organizzatori, reso ancora peggiore dalle parole del vicepresidente all’inizio del suo discorso: «E torneremo l’anno prossimo». È giunto il momento per i vescovi statunitensi di avere il coraggio di farsi avanti, assumersi le proprie responsabilità e sfidare il vicepresidente proprio sul terreno della ricezione della Santa Comunione, per la salvezza della sua anima, per il bene della Chiesa e del mondo. Ciò sarà particolarmente difficile per loro alla luce del fatto che il vicepresidente è stato un protagonista della Marcia per la vita del mese scorso. Ma le conseguenze di una tale omissione sarebbero troppo gravi per non prendere le misure necessarie.

Il cardinale Burke spiega, con chiarezza e compassione, la sfida gentile che i vescovi degli Stati Uniti affrontano oggi. In Negare la Santa Comunione? scrive: «Sono profondamente consapevole della difficoltà che comporta l’applicazione della disciplina del can. 915. Non ne sono sorpreso e non credo che qualcuno debba sorprendersi. Sicuramente la disciplina non è mai stata facile da applicare. Ma ciò che è in gioco per la Chiesa esige la saggezza e il coraggio dei pastori che la applicheranno». (Ivi, p. 63).

Il canone 915 recita: «Non possono essere ammessi alla santa comunione coloro che sono stati scomunicati o interdetti dopo l’imposizione o la dichiarazione della pena e gli altri che perseverano ostinatamente in un peccato grave e manifesto». 

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