USA: la “vaghezza” di Obama e la “saggezza” di McCain

Barack Obama ha messo le mani sulla nomination democratica, Hillary Clinton, ob torto collo e un po’ in ritardo, gli ha conferito pubblicamente il proprio endorsement. Molti vedono bene il senatore dell’Illinois alla Casa Bianca, benché per lui il sentiero sia ancora tutt’altro che in discesa.





Barack Obama ha messo le mani sulla nomination democratica, Hillary Clinton, ob torto collo e un po’ in ritardo, gli ha conferito pubblicamente il proprio endorsement. Molti vedono bene il senatore dell’Illinois alla Casa Bianca, benché per lui il sentiero sia ancora tutt’altro che in discesa.

Rileva Clive Crook sul “Financial Times” che la «più grande debolezza» di Obama «non sarà probabilmente la sua inesperienza né il fatto di essere di colore» ma piuttosto la sua «vaghezza». Insistere sul «messaggio di cambiamento e di speranza non sarà sufficiente».

Nei prossimi mesi – prosegue Crook – la sfida per Obama sarà quella di «rendere più specifiche e dettagliate le proprie politiche, dalla situazione in Iraq e Iran all’economia, fino all’assistenza sanitaria» e «rispondere, se non con esaustivi progetti tecnici», quanto meno con «padronanza dei problemi (…) più chiare priorità e un più franco riconoscimento dei costi e dei benefici di quanto non abbia fatto finora». Più che insistere nel sembrare «straordinario», Obama dovrà ora dimostrare di essere un «normale e competente uomo politico».

Il “New York Times” si concentra sulla «macchia» che la campagna elettorale potrà lasciare sull’eredità dei Clinton. Se pure «continueranno a giocare un ruolo» nella politica statunitense, se pure Hillary «potrebbe ancora emergere come il candidato alla vicepresidenza», il dato di fatto è che nel momento in cui l’ex first lady ha concesso la nomination democratica a Obama «si è chiuso un capitolo nella vertiginosa biografia pubblica» dei Clinton.    
Per Janet Daley del “Telegraph”, tuttavia, una vittoria democratica tanto ventilata negli ultimi tempi, è ben lungi dall’essere sicura. John McCain «può ancora battere Obama nella corsa alla presidenza» perché, fra le altre cose, l’ex marine reduce del Vietnam sembra riuscir meglio a «confrontarsi agevolmente con i lavoratori, con la gente normale».

La sconfitta inflitta dal senatore dell’Illinois all’ex first lady «avrebbe dovuto, in breve – fa notare Janet Daley – fargli compiere un autentico balzo nei sondaggi». Balzo che però, salvo una lieve impennata, «non si è verificato». Il motivo potrebbe essere che il supporto degli elettori per Obama abbia ormai «raggiunto il suo punto massimo» e che «da lì non andrà più da nessuna parte».

La congiuntura storica farà poi la sua parte. Gli Stati Uniti attraversano un periodo di «profonda insicurezza», sentito con particolare intensità dalla working-class. Le minacce da parte dell’Iran «rendono ancor più cruciali per la sicurezza nazionale i giudizi sulla politica estera» da parte di chi ambisce alla Casa Bianca.

I «tempi duri» in materia economica – osserva ancora la Daley – tenderebbero a favorire i Democratici, ma “l’uomo medio”, l’operaio che di solito guarda politicamente verso la compagine democratica non sembra poi così persuaso a dare il voto a Obama: «Le tute blu (…) lo vedono come un membro di un’elite privilegiata che non ha una precisa nozione dei loro problemi (…), come un uomo dalla preoccupante ridotta esperienza in materia di governo e leadership». A favore di McCain giocherà, invece, il suo essere un “eroe di Guerra”, che «ha dimostrato di essere risoluto e coraggioso nel pericolo».

Se per gli osservatori europei la tornata elettorale 2008 rivelerà come gli Stati Uniti vedono se stessi («sapranno eleggere il primo Presidente di colore? Sapranno presentarsi al mondo in una veste completamente nuova, come membri del club europeo delle socialdemocrazie?»), per la maggior parte degli americani «preoccupati della sopravvivenza finanziaria della nazione», e che «sentono il bisogno di rassicurazioni pratiche piuttosto che dell’estero» da parte dell’uomo che dovrà guidare il Paese, «tutto si giocherà sul comprovato carattere e sulla saggezza» del candidato.

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