RUSSIA: scontato e discutibile plebiscito per “zar” Putin

Trionfo in casa, critiche dall’estero: il Presidente russo Putin, capolista di Russia Unita, ha intascato una vittoria netta e una maggioranza bulgara nella nuova Duma, la camera bassa del Parlamento. Russia Unita ottiene oltre il 64% di consensi e distanzia l’inseguitore Partito comunista di Ghennadi Ziuganov (Kprf), fermo all’11,6% dei voti




Trionfo in casa, critiche dall’estero: il Presidente russo Putin, capolista di Russia Unita, ha intascato una vittoria netta e una maggioranza bulgara nella nuova Duma, la camera bassa del Parlamento.
Russia Unita ottiene oltre il 64% di consensi e distanzia l’inseguitore Partito comunista di Ghennadi Ziuganov (Kprf), fermo all’11,6% dei voti. A seguire il Partito liberaldemocratico (Ldpr) di Vladimir Zhirinovski (8,2%) e Russia Giusta, guidato dal Presidente del Consiglio della Federazione (il Senato russo) Serghei Mironov (7,8%). Liberali a picco: Yabloko (1,6%) e Unione delle forze di Destra (Sps, 1%) escono dal Parlamento.

Per gli osservatori occidentali la consultazione «non è compatibile con gli standard europei». Il capo-delegazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, Goran Lennmarker, reputa «inammissibile l’influenza dello Stato e di certe forze politiche che si è verificata», non c’era parità fra i partiti in lizza e si sono registrate troppe persecuzioni ai danni dell’opposizione. Analogo il giudizio del rappresentante del Consiglio d’Europa, Luc van der Brande, che sottolinea la mancanza di divisione fra potere esecutivo e giudiziario e l’anomala candidatura di un Presidente in carica: uno dei punti chiave dei principi democratici del Consiglio è «il rispetto della posizione neutrale del Capo dello Stato» in campagna elettorale. Il Cremlino fa spallucce: Putin smette gli abiti del candidato e torna a indossare quelli di Presidente, mentre Nashi, l’organizzazione giovanile di Russia Unita, manifesta davanti a supporto del trionfatore scandendo slogan minacciosi contro i «traditori».

La stampa russa si divide a seconda del suo orientamento e grado di autonomia dal potere: L’ombra sulla scheda, titola il “Kommersant”, alludendo alle denunce di brogli da parte dell’opposizione, ridotta «ad un ruolo di margine d’errore statistico»; Elettorato ad uso multiplo, è invece il titolo del quindicinale di opposizione “Novaia Gazeta” (quello di Anna Politkovskaia, la giornalista uccisa a Mosca un anno fa), proponendo il reportage di due suoi inviati che, spacciandosi per sostenitori di Russia Unita, sono riusciti a votare due volte a Mosca.

Con il titolo La giornata dei sussurri, il tabloid “Gazeta” allude agli appelli sussurrati all’interno dei seggi a votare «il partito più corretto», ovviamente: Russia Unita. Secondo il quotidiano, «a fianco del tradizionale ricorso alle risorse amministrative, queste elezioni sono state segnate dall’utilizzo massiccio dei certificati che permettono di votare fuori della propria circoscrizione», quattro volte superiore rispetto alle elezioni 2003, cifra che fa sorgere «un dubbio serio sulla legittimità del voto».

«Meno male che la campagna elettorale è finita», titola l’indipendente “Nezavisimaia Gazeta”, parafrasando sarcasticamente il sollievo espresso dallo stesso Putin, aggiungendo che «il voto si è trasformato in un concorso nazionale d’amore per il potere». La testata economica “Vedemosti” critica il fatto che le elezioni siano state trasformate in un «referendum di sostegno a Vladimir Putin».

Alla nostra vittoria, titola “Rossiskaia Gazeta”, quotidiano ufficiale del Governo, ricordando che si tratta di «un’opera a metà: tutto il suo senso risiede nella seconda tappa, la campagna presidenziale».
«La marcia di quelli che sono d’accordo», scrive il quotidiano filo Cremlino “Izvestia”, con una chiara allusione, in chiave di rivincita, alle marce del dissenso organizzate da Altra Russia dell’ex campione di scacchi Garry Kasparov.

Altre tappe attendono “zar” Vladimir, da qui a quel 2 marzo 2008 che dovrebbe segnare la fine della sua permanenza al Cremlino, per rinsaldare la presa sul timone.

Anzitutto la pubblicazione dei risultati ufficiali per il voto della Duma, dopo cui i commissari elettorali dovrebbero notificare agli eletti il diritto al seggio: da allora, Putin avrà 5 giorni per decidere se rinunciare al mandato di deputato per restare Presidente fino alla fine, oppure presentare dimissioni anticipate e dedicarsi al lavoro parlamentare, non importa in quale veste, dato che è capolista del partito di maggioranza assoluta. Se si dimetterà, la sua carica passerà ad interim al Premier Viktor Zubkov, sua creatura.

Data cruciale per capire cosa abbia in mente Putin sarà il 17 dicembre, quando il Congresso di Russia Unita indicherà il suo candidato per le presidenziali. Il Presidente uscente avrebbe qui una possibilità data da un buco costituzionale: la Carta, infatti, non consente al Capo di Stato uscente di candidarsi a presidenziali “anticipate”, ma quella del 2 marzo prossimo sarà una consultazione “regolare”. Putin ha precisato, però, di non voler violare né la lettera, né lo spirito della Costituzione…

Entro il 18 dicembre i candidati indipendenti alla presidenza devono depositare i loro nomi come aspiranti, assieme a due milioni di firme. I partiti – 15 aventi diritto, compresi quelli di opposizione – invece, hanno tempo fino al 23 per esprimere, senza bisogno del supporto dei cittadini, il loro rappresentante. Tutti devono consegnare i documenti per la registrazione ufficiale entro il 15 gennaio, poiché il 26 la Commissione darà i nomi dei candidati ammessi e partirà la campagna elettorale.

Per essere eletti, occorre il 50% più uno dei voti espressi. Se nessun candidato ottiene oltre il 50%, si passa al ballottaggio entro 21 giorni. (E.G.)


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