Il “papa Francesco” di Efrem Ori (2003-2012/3): un romanzo “profetico” o programmatico? 

Il
FONTE IMMAGINE: Libreriauniversitaria.it (https://www.libreriauniversitaria.it/)

Nei primi giorni di marzo 2013 viene pubblicato un libro dal titolo (con “p” minuscola) “papa Francesco. Un sogno per restituire alla Chiesa l’entusiasmo evangelico. Postfazione sul Concilio cinquant’anni dopo”, a cura del «gruppo internautico PaoliniSempre». L’Autore è un certo Efrem Ori. Il libro (stampato presso Cromografica Roma S.r.l., «per Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.») reca una sorta di prefazione intitolata «Perché “papa Francesco”?» (pp. 5-6) e la postfazione «A cinquant’anni dal Concilio» (pp. 83-96), entrambe datate «Natale 2012» (p. 6; p. 96). Dunque il libro è stato ultimato pochi mesi prima della rinuncia di Papa Benedetto XVI, e pubblicato pochi giorni prima dell’elezione di Papa Francesco I…

Entriamo nel testo. L’autore dichiara di aver cominciato a pensare a questo «libretto» il giorno della morte di Paolo VI, il 6 agosto 1978. Ecco come Efrem Ori desiderava che fosse il successore di Papa Montini: «Un papa che mette da parte i programmi dei predecessori, i codici e i manuali delle varie scuole filosofico-teologiche, che rifiuta il potere, politico ed economico della Chiesa, che non segue le molte tradizioni ereditate da duemila anni di storia, spesso in contrasto tra di loro, che non si preoccupa né dei conservatori né dei progressisti, ma che prende come unica guida il Gesù dei vangeli. In una parola un papa che s’ispira al Vangelo e aperto al mondo di oggi nel solco del Concilio» (p. 5, corsivo del testo).

Nel brano summenzionato di Efrem Ori, come pure in tutto il libro, sono evidenti utopie e pregiudizi (insomma errori e/o eresie) tipici del progressismo teologico post-conciliare e “sessantottino”. Eccoli:

– separare il Vangelo e/o kerygma dalla Tradizione dottrinale e dogmatica della Chiesa, illudersi di seguire il Vangelo (il “Sola Scriptura” di Martin Lutero…) facendo a meno di dogmi e Tradizione della Chiesa; in ciò è implicito il voler ridurre l’evangelizzazione, il Magistero e la catechesi alle verità fondamentali, ossia la Resurrezione di Gesù e la speranza di vita eterna, dimenticando però, o silenziando, tutte le altre verità o dogmi di fede e morale;

– considerare la difesa della Dottrina Cattolica e della Tradizione della Chiesa come una sorta di conservatorismo politico, dunque, ridurre la Fede a prassi socio-politica…

– demonizzare “a priori” il potere della Chiesa, specialmente quello del periodo “pre-conciliare”; 

– pretendere di scavalcare la dicotomia conservatori-progressisti (in realtà, chi ha ragione dal punto di vista dottrinale, sono i conservatori, non i progressisti); 

– ritenere il Concilio Vaticano II come la ri-fondazione della Chiesa separandola dalla sua Tradizione…

Proseguiamo. L’idea iniziale del 1978 viene poi da Efrem Ori tradotta in romanzo, scritto e ambientato nel «2003», al tempo della guerra in Iraq (cf. p. 5, grassetto mio).  Più avanti, Ori scrive: «Il libretto è stato scritto nel 40° anniversario del Concilio come testimonianza e speranza (o solo sogno) che la Chiesa può essere diversa. Sono passati altri dieci anni, il Concilio è stato in gran parte svuotato e la Chiesa cerca disperatamente di uscire dalla crisi nella quale è caduta» (p. 6, corsivo del testo, grassetto mio).  Ori, che si annovera tra «i figli del Concilio» (p. 6, corsivo del testo), si presente brevemente come «operaio e prima contadino e muratore» (p. 6, corsivo del testo).

Ora entro nel romanzo e indico i punti che ritengo più importanti.

*  *  * 

L’elezione di «papa Francesco» suscita «stupore generale» perché non è tra i papabili… Il suo pontificato sarà «di breve durata» ma lascerà «nel cuore e nella vita del popolo cristiano un segno incancellabile» (cf. p. 6). Ai suoi collaboratori “Francesco” si rivolge, a tratti, quasi come fosse Gesù: «[…] Alcuni di voi li conosco da tempo, altri non li ho mai visti di persona, ma conosco le loro opere e i loro pensieri. Tutti vi ho scelti e chiamati a essere miei cooperatori nella missione che mi è stata affidata. […] Ho sentito tutto il peso di duemila anni di storia […]» (p. 7, grassetto mio).

Tra i suggerimenti ricevuti dal nuovo Papa: «Alcuni mi suggerivano di restaurare la disciplina, di mettere al centro la legge, altri di ammodernare la chiesa e la sua morale» (p. 7).

Francesco dice ai suoi collaboratori che egli vuole «mettere Cristo al centro» dei suoi pensieri e delle sue azioni… vuole «camminare con Gesù» come hanno fatto Pietro e gli apostoli» (cf. pp. 7-8, grassetto mio)… Francesco vuole ispirarsi a «fraternità», a «semplicità», perciò non vuole essere chiamato né «santità» né «santo padre», non vuole né inchini, né genuflessioni, né baciamani (cf. p. 8, grassetto mio). Francesco dichiara: 

«È finito il tempo della fede basata sulla paura e sull’obbedienza. È ora il tempo della fede fondata sull’amore e sulla libertà responsabile» (p. 11, grassetto mio).

Il “Francesco” di Ori dà enfasi alle «verità fondamentali della fede come la resurrezione» (p. 10), vuole «mettere in primo piano le verità essenziali del cristianesimo» (p. 12). In altre parole, il kerygma! Purtroppo nel “Francesco” di Efrem Ori gli altri dogmi e verità di fede e di morale passano in secondo piano, fin quasi a scomparire dalla memoria dei fedeli… La mentalità del “papa Francesco” di Efrem Ori oscilla tra istanze del Protestantesimo (solo il Vangelo!), del Modernismo pre-conciliare (quello condannato da San Pio X) e del Progressismo postconciliare (i cui errori sono stati denunciati dai Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI).

* * * 

Efrem Ori scrive, circa il suo “papa Francesco”: «Fra i collaboratori di papa Francesco – quelli che lui aveva chiamato personalmente – c’erano persone provenienti da molte nazioni, laici e sacerdoti, uomini e donne, celibi e sposati, delle più diverse professioni» (p. 11, grassetto mio). 

Sembra proprio di vedere una sorta di sinodalità ante-litteram!

Invece i «predecessori» (cioè i Papi precedenti) «sceglievano i collaboratori in una sola categoria di persone, quasi una casta (erano infatti tutti uomini consacrati)» (p. 11), cioè chierici.

* * *

“Francesco” vuole «ricapitolare tutto in Cristo, far fruttificare tutti i carismi del popolo di Dio» (p. 12), vuole cambiare, non subito, il modo di esercitare l’autorità petrina (cf. p. 12). Circa la castità, egli ritiene che se essa «si lega necessariamente ad altri carismi come l’autorità, il sacerdozio, si crea una distorsione, una patologia» (p. 12, grassetto mio). In realtà la distorsione è nel suo modo di pensare.

Poi il “papa Francesco” di Ori afferma: «Da secoli il potere e la dottrina della chiesa sono nelle mani di pochi uomini celibi, i quali hanno tolto ogni competenza in materia di sessualità a coloro che ne sono i soggetti e i primi responsabili per la grazia di stato, cioè gli sposi cristiani, e impongono loro pesi che non toccano nemmeno con un dito. Così un carisma prevarica su un altro carisma. Da secoli abbiamo legato il sacerdozio al celibato e difendiamo strenuamente questo legame. Ci siamo dati questo principio e ad esso sacrifichiamo la vita della chiesa, che dico, la vita di uomini e non solo quella terrena, il che sarebbe già sufficientemente grave» (p. 12, grassetto mio).

Circa la carenza di vocazioni sacerdotali e gli scandali di sacerdoti («comunità senza sacerdoti», «sacerdoti che vivono amori clandestini», «pedofilia»: cf. p. 12), il “Francesco” di Ori è convinto che: «Questa situazione non è frutto della castità, ma opera della considerazione quasi idolatrica nella quale l’abbiamo tenuta: è una conseguenza diretta della maniera di scegliere e di formare un clero vincolato all’obbligo del celibato. Se usassimo nella scelta dei vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi i criteri della chiesa apostolica, non ci troveremmo in questo stato. Non voglio passare dall’obbligo del celibato all’obbligo del matrimonio per i preti. Il carisma del sacerdozio è libero come il carisma del celibato. Questa è la conclusione: ordiniamo per ogni parrocchia un uomo scelto dalla comunità, sposato o non sposato. […] E agli attuali preti celibi dico: il celibato sia libero perché ha il suo valore solo se è libero. Il celibato può essere abbandonato, ma non abbandonare il ministero – se non per un periodo di preghiera e di meditazione – se questo è il volere vostro e della vostra parrocchia» (p. 13, grassetto mio). Dunque, apertura al clero uxorato…

* * *

Poi “papa Francesco” sceglie una donna «Irene, la catechista» (p. 14) a presiedere una parrocchia, e le dice: «Io ti affido questa assemblea: annuncia la parola, testimonia la fede nel Cristo risorto, presiedi alla carità, battezza nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo» (p. 15).

* * *

Per risolvere una grave crisi economica che colpisce l’Occidente, l’Italia e la Diocesi di Roma, “papa Francesco” fa vendere «tutti i beni della chiesa di Roma – non strettamente necessari alla sua vita e allo svolgimento delle sue attività» (p. 15).

* * *

Il “papa Francesco” di Efrem Ori vuole una Chiesa che oggi diremmo “sinodale”: non deve essere governata solo dal clero… perché la Chiesa è «comunione» (cf. p. 16)…. Francesco/Ori propone una Chiesa dal basso: «Non c’è solo la comunione con il papa, ma la comunione del papa con la comunità dei credenti» (p. 16, grassetto mio). 

* * *

Circa il «la regolazione delle nascite», “papa Francesco” comprende che preti e popolo cristiano non seguono il Magistero e allora egli vuol dire «una parola liberatrice» (p. 18, grassetto mio). In virtù di questo voler stare con la gente, per la gente, tra la gente, il “papa Francesco” di Ori giustifica il controllo delle nascite da parte degli sposi secondo la loro coscienza (in pratica, contraccezione): «La chiesa ha riconosciuto con il concilio il diritto – e nella presente situazione dell’umanità, il dovere – alla maternità e paternità responsabili. Questo vuol dire riconoscere l’uso dei mezzi per controllare le nascite, secondo il giudizio e la saggezza degli sposi. Solo astenetevi dall’aborto e dai mezzi abortivi”» (p. 18, grassetto mio).

Ecco il commento di Efrem Ori: «Gli uomini e le donne che l’ascoltavano si stupivano e gioivano per quelle parole di liberazione che restituivano serenità alla loro coscienza e alla loro vita matrimoniale» (p. 18, grassetto mio).

* * *

Poi a “papa Francesco” si presenta «la coppia sposata civilmente» (p. 19, grassetto del testo) che da 15 anni, con grande dispiacere, non riceve più la Santa Comunione… Si sono sposati civilmente, non hanno potuto celebrare il Sacramento del Matrimonio poiché, pur accettando l’indissolubilità del matrimonio, non condividevano «la condanna degli anticoncezionali» (p. 19, grassetto mio). Perciò alle parole di “papa Francesco” che giustifica la regolazione delle nascite, dunque gli anticoncezionali (cf. pp. 18-19), ecco che quella coppia si sente sollevata da un peso e lo ringraziano… “papa Francesco” dice loro: «Siete i benvenuti nel popolo di Dio» (p. 19). Dunque il “papa Francesco” di Ori li conferma nell’uso degli anticoncezionali!

* * *

Inoltre il “papa Francesco” di Efrem Ori si mostra favorevole al «sacerdozio femminile» (cf. pp. 20-21, grassetto del testo): «[…] Se Gesù non ha ordinato donne e nessuno finora l’ha fatto – eccetto il caso delle dieci donne ordinate nella chiesa del silenzio – è per la durezza del vostro cuore. Ma il frutto sta per diventare maturo» (p. 20).

Quel “Francesco” si mostra, indubbiamente, progressista, trattando i suoi critici come se fossero dei farisei… Ecco un altro brano del “papa Francesco” progressista in cui si intrecciano ignoranza e/o rifiuto della Dottrina Cattolica, della Fede e della Tradizione della Chiesa, illogicità, disconnessione tra Fede e Ragione, manipolazione della Parola di Dio: «La chiesa fa molte cose che Gesù non ha fatto e molte cose che facevano Gesù e gli apostoli la chiesa non le fa più. […] Noi crediamo che una donna è stata degna di diventare Madre di Dio e come possiamo continuare a pensare che la donna non sia degna di fare memoria della Cena del Signore? Conoscete l’affermazione di Gesù nel vangelo di Giovanni: molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (p. 21, corsivo del testo).

* * *

E ancora. Il “papa Francesco” di Ori giustamente difende i diritti umani, il diritto alla difesa (fin qui nulla da eccepire), ma poi devia illogicamente il discorso finendo con il condannare del tutto quello che lui chiama «sistema inquisitorio» e dispone «la sospensione di tutti i processi in corso e l’abolizione del tribunale all’interno della Congregazione per la dottrina della fede» (p. 23). Dunque via libera a quelle che noi cattolici chiamiamo eresie, mentre “papa Francesco” le chiama «libertà e pluralismo nella ricerca» (p. 23).

* * *

Poi “papa Francesco” accenna al caso delle ordinazioni sacerdotali clandestine di 80 uomini sposati e di 10 donne nella Cecoslovacchia comunista… La Santa Sede («Roma») informata di ciò avrebbe proposto a quei sacerdoti (uomini) di lasciare il ministero o di entrare nella chiesa greco-cattolica di Presov che ammette preti sposati…  L’ordinazione sacerdotale delle donne invece non viene riconosciuta da Roma (cf. p. 24; vedi anche qui: https://www.meridiano13.it/ludmila-javorova-donna-prete-cecoslovacchia/). Il “papa Francesco” di Ori, molto addolorato di ciò, chiede perdono a tutti… (cf. p. 24), e si mostra ancora una volta favorevole al «sacerdozio alle donne», pur riconoscendo che la Chiesa non è ancora pronta a ciò, poiché esso sarebbe «un ostacolo al dialogo con la chiesa ortodossa» (cf. p. 25, grassetto mio).

* * *

“papa Francesco” accetta che nella Chiesa vi siano tradizionalisti e progressisti, che fanno un po’ come retroguardia e avanguardia nel cammino del popolo di Dio… (cf. pp. 26-27).

Ai «preti sposati» “papa Francesco” chiede di riprendere il ministero sacerdotale pur continuando a mantenere il legame con le loro mogli… Anzi egli vuole un loro rappresentante come suo collaboratore (cf. pp. 27-29).

* * *

Nel capitolo “DETTI VARI” (pp. 30-35), “papa Francesco” dice ai suoi collaboratori che come «la chiesa primitiva» ha eliminato «tutta la pratica giudaica», così «la chiesa attuale dovrebbe avere il coraggio di fare nei confronti di molte norme liturgiche, giuridiche, morali, gerarchiche che essa si è data lungo i secoli» (p. 30, grassetto mio).

Per raggiungere «la riunificazione dei cristiani» “papa Francesco” mostra una visione riduttiva, minimista, ereticale, del «deposito della fede»: secondo lui occorre rinunciare «a molte cose che non appartengono al deposito della fede» ed accogliere le «istanze fondamentali dei fratelli separati» (cf. pp. 30-31). 

La parola di “papa Francesco” «liberava molti da una religione legalista, superstiziosa e ossessiva e li disponeva alla libertà e all’amore, a una fede operosa nella gioia e nella responsabilità» (p. 34, grassetto mio).

Efrem Ori presenta di fatto la Religione Cattolica “tradizionale” come una religione farisaica, mentre il suo “papa Francesco” è come un nuovo Gesù. In effetti, Ori applica al suo “papa Francesco” dei brani evangelici, pur non indicandoli espressamente: «Trascorreva tutto il suo tempo in mezzo alla gente, con i suoi collaboratori. Ascoltava tutti, parlava con tutti e con molte altre esortazioni annunciava la buona novella al popolo. Quelli che parlavano con lui stupivano del suo potere di leggere le intenzioni del cuore; infatti non aveva bisogno che alcuno gli desse testimonianza su un uomo: sapeva da sé quello che c’era in quell’uomo. […] Allora papa Francesco disse ai suoi: “Venitein disparte con me a riposare” […]» (p. 35, corsivo del testo).

Come Gesù si reca a Gerusalemme sapendo di morirvi, così “papa Francesco” parte per Roma sapendo che morirà (cf. p. 35). 

* * *

“papa Francesco” predilige i poveri, ritiene che ci sia «contraddizione» nell’espressione «palazzi apostolici»… Egli non vuole abitare in un palazzo… A Roma non mancano canoniche, conventi, case religiose pronte per ospitarlo (cf. p. 39).

* * *

“papa Francesco” vuole che tutti, tutti, partecipino alla vita della Chiesa e alle nomine di parroci, vescovi, papi… (cf. pp. 43-45). Inoltre egli afferma che anche «uomini sposati» possono essere eletti vescovi e addirittura papi, ma egli ha «rispetto» della «coscienza debole» dei «custodi della tradizione» che gli si oppongono, perciò non consacrerà vescovo nessun uomo sposato… (cf. p. 45).

* * *

“papa Francesco” si rifiuta di condannare teologi eretici… Lui stesso racconta la sua esperienza: da giovane professore di teologia in seminario difese sia l’indissolubilità del Sacramento del Matrimonio e sia il diritto dello Stato ad avere una legge in favore del divorzio… (cf. pp. 46-47). Il vescovo gli fece scegliere la «punizione» e lui si fece sospendere dall’insegnamento per un anno (cf. p. 47). “papa Francesco” è convinto che le condanne teologiche frenano il «rinnovamento» della Chiesa e «l’azione dello Spirito» (cf. p. 48).

Ai suoi collaboratori “papa Francesco” raccomanda di guardarsi «dall’integralismo» (cf. p. 55, grassetto mio)… Egli considera «il male che l’integralismo ha arrecato alla chiesa e alla causa del vangelo» (p. 56, grassetto mio). Anch’egli considera una benedizione che la Chiesa abbia perduto il potere temporale nel 1870 (cf. pp. 56-57).

* * * 

“papa Francesco” giunge persino a giustificare in certi casi le coppie di fatto… Racconta il caso di una coppia di suoi amici. Sposati, molto affiatati, con due bambini. Poi le cose cambiano. Lei scopre che lui la tradisce con un uomo e che le ha addossato molti debiti. Lei è costretta a vendere casa, a vivere presso i suoi genitori con i due figli. Intanto un uomo, uno straniero, senza permesso di soggiorno e con lavoro precario, la corteggia, e così i due diventano una coppia (cf. pp. 60-62). Al che “papa Francesco” dice alla folla: «Vi domando: abbiamo noi il diritto di condannare come irregolare il loro amore? Dobbiamo consigliare a questa donna di aspettare, di rivolgersi alla sacra rota per ottenere l’annullamento e dopo rifarsi una vita insieme ai suoi figli? È nostro dovere dare giudizi o dare una mano?» (p. 62, grassetto mio).

* * *

Più avanti, alcuni cardinali di curia si recano da “papa Francesco” e gli fanno obiezione in difesa del celibato sacerdotale, ma “Francesco” ribadisce che non vuole più l’obbligo del celibato sacerdotale: «All’inizio, Gesù non ha preteso che gli apostoli fossero celibi e, dopo di lui, gli apostoli non hanno richiesto che i diaconi, i presbiteri e i vescovi fossero celibi. Guardate all’urgenza della situazione presente, alla scarsità di sacerdoti che si è fatta drammatica. E non conoscete quanto siano numerosi i preti che vivono il dramma e l’ipocrisia di un amore clandestino, o i casi di pedofilia che hanno travolto la chiesa negli Stati Uniti, dove l’essere cattolico è diventato oggetto di disprezzo e di scherno?» (p. 74).

* * *

Passo alla fine del romanzo. “papa Francesco” parla della pace ai capi delle nazioni e denuncia tutte le guerre cosiddette “preventive”… (cf. pp. 77-80) Infine viene ucciso, forse da un cecchino, nel giorno di Pasqua in Piazza San Pietro (cf. pp. 81-82). Il romanzo si conclude con la data: «1 novembre 2004: festa di tutti i giusti» (p. 82).

* * *

Segue la “Postfazione. A cinquant’anni dal Concilio”. L’Autore, Efrem Ori, è nato verso il 1948. Aveva 14 anni quando nel 1962 cominciò il Concilio Vaticano II. Egli ammette che il Concilio è stato l’evento che più ha segnato la sua vita (cf. p. 83). Efrem Ori deve la sua formazione religiosa morale, nell’adolescenza e prima giovinezza, «ai documenti del Concilio e al suo spirito» (p. 83, corsivo del testo). Efrem Ori fa capire che la Chiesa a lui contemporanea (2012) non è più la Chiesa della sua giovinezza, «la Chiesa viva» del Concilio… (cf. p. 84). A questo punto Efrem Ori esamina «due temi della crisi» (p. 84, corsivo del testo): la regolazione delle nascite e il celibato sacerdotale.

Circa il primo tema, «Regolazione delle nascite» (pp.  85-87, grassetto del testo), Efrem Ori accusa l’enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI di andare contro la “Gaudium et Spes”, contro la commissione conciliare e contro i 15 cardinali e vescovi secondo i quali la scelta di regolazione delle nascite spetterebbe agli sposi… L’enciclica “Humanae Vitae” condanna la contraccezione e ritiene la continenza periodica come l’unico mezzo lecito di regolazione delle nascite. Efrem Ori accusa la “Humanae Vitae” di aver provocato spaccature nella Chiesa, di aver provocato l’allontanamento di molti fedeli… Efrem Ori parteggia per quegli Episcopati che invece hanno tranquillizzato gli sposi cattolici facendoli agire secondo coscienza (cf. pp. 86-87)… Efrem Ori ritiene la “Humanae vitae”: «una direttiva del magistero che non fa parte al deposito della fede» (p. 86, corsivo del testo). 

Poi Efrem Ori si lamenta anche del «celibato obbligatorio» per il clero: eliminarlo favorirebbe l’aumento di vocazioni… (cf. p. 87). Efrem Ori fa capire che l’obbligo al celibato sacerdotale favorirebbe nei preti: infedeltà, defezioni, squilibrio fisico-psicologico, finanche la pedofilia… (cf. pp. 88-89). Secondo Efrem Ori, celibato sacerdotale, formazione nei seminari secondo il modello del Concilio di Trento, tutto ciò è fallimentare, è «inadeguato» (cf. p. 90).

Quarantacinque anni dopo la “Sacerdotalis caelibatus” di Paolo VI (1967-2012), Efrem Ori scrive: «In questi quarantacinque anni si è continuato a respingere la possibilità dei preti sposati e la situazione si è fatta sempre più drammatica. Quanto sono patetici i tentativi di dimostrare che la percentuale dei pedofili tra il clero non è superiore a quella di altre “categorie” di persone, che la pedofilia ha dei legami con l’omosessualità e che l’imposizione del celibato non c’entra per nulla!» (p. 90, corsivo del testo).

La lettura di Efrem Ori è proprio ideologica, progressista, relativista.

Il terzo e ultimo punto trattato dalla Postfazione è «La povertà della Chiesa» (cf. pp. 91-96). Efrem Ori ritiene che il Concilio si sia espresso «a favore di una Chiesa che rinuncia al potere temporale, politico ed economico per fare una scelta “religiosa”, cioè di testimone fedele del Gesù povero» (p. 91, corsivo del testo). Certamente la Chiesa non deve inseguire la gloria umana (cf. Lumen Gentium, 8), ma Efrem Ori va ben oltre il dettato conciliare. Certo, Efrem Ori accenna a scandali finanziari del Vaticano (cf. pp. 92-93), ma pretendere che la Chiesa venda i suoi beni mobili e immobili per risolvere i problemi dei poveri è utopico, sia per la Chiesa che per i poveri stessi.  Non dimentichiamo che dalla Chiesa un tempo ricca di dottrina, di certezze e anche di potere sono scaturite molte opere assistenziali per i poveri. San Francesco d’Assisi, il Poverello, non pretendeva una Chiesa povera come lui, ma si appoggiava alla Chiesa forte per essere protetto, lui e i suoi Frati Minori.

Efrem Ori ha indubbiamente una lettura progressista del Concilio e della Fede Cattolica. Si ritorni invece all’ortodossia dottrinale, di fede e di morale, e la Chiesa potrà essere un po’ più incisiva, verso i ricchi e verso i poveri. 

* * *

Il libro di Efrem Ori (edizione cartacea 2013) è in vendita su Amazon (qui: https://www.amazon.it/Papa-Francesco-Ori-Efrem/dp/8891042498#) dove è leggibile un estratto del formato Kindle, edizione 2014, dunque un anno dopo l’elezione a Pontefice di Francesco I.  Riporto varie notizie dall’estratto-Kindle (qui).

Questo testo è «conforme all’originale del 2003».  In questo formato-Kindle del 2014 c’è una “Nota dell’autore” datata 13 marzo 2014, in cui Efrem Ori dà alcune notizie su di sé e sul libro che non ci sono nell’edizione cartacea del 2013. Efrem Ori è nato in provincia di Reggio Emilia e dal 2009 vive a Castellòn (Spagna) con sua moglie, originaria di quella città. Efrem Ori dice di aver fatto pochi studi di teologia, di non appartenere «a nessuna elite intellettuale o di potere nella chiesa» e di aver fatto vari lavori, tra cui quello di operaio. Dice di essere una di quelle «tante pecore (smarrite)» che da 35 anni (dal 1978) attendevano un Papa come Francesco I (Papa Bergoglio). Efrem Ori ha scritto questo suo libro nel 2003, ha provato a farlo pubblicare da un editore della sua città, ma non vi è riuscito. Poi ha cercato di farlo pubblicare su un giornale prima del Conclave del 2005, ma non gli è riuscito nemmeno quello. Allora ne ha fatto un’edizione privata di 500 copie divulgandole tra parenti (italiani, spagnoli, argentini), amici e compagni di lavoro.

Dall’ottobre 2012 alcuni amici “PaoliniSempre” (ossia uomini e donne che hanno studiato nelle varie famiglie religiose fondate da Don Giacomo Alberione) insistevano per pubblicare questo libro nell’anno della fede… Questo libro è uscito nella «libreria virtuale» il 7 marzo 2013, circa una settimana prima dell’elezione di Papa Bergoglio. Efrem Ori scrive al riguardo: «Poiché il libretto aveva per titolo il nome del nuovo papa e i primi passi che il vescovo di Roma ha mosso assomigliano in modo impressionante a quelli del mio personaggio, ci tengo ad assicurare tutti (e soprattutto papa Francesco) che non sono un profeta, non ho avuto nessuna visione o rivelazione. Ho solo desiderato, e atteso, come tanti altri, da lungo tempo, dalla morte di Paolo VI, un papa evangelico e secondo lo spirito del Concilio (come risulta dagli Appunti 1974-80 riportati in appendice 1)» (grassetto mio).

Dal brano summenzionato si evince, dunque, che secondo Efrem Ori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non sarebbero stati papi evangelici, né secondo lo spirito del Concilio…

Efrem Ori prosegue e conclude così la sua “Nota”: «Oggi si compie il primo anno di pontificato: mi pare un’ottima occasione per pubblicare questo E-book come piccolo segno di vicinanza e incoraggiamento dell’autore e dei lettori all’opera di rinnovamento intrapresa dal Papa. Conosciamo bene le resistenze che incontra all’interno e all’esterno della Chiesa».

* * *

Che dire di tutto questo? Mi limito, in questa sede, a dire due cose. 

Il 14 marzo 2013, il giorno dopo l’elezione di Papa Francesco, l’allora Gran Maestro della Massoneria del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani (GOI) Gustavo Raffi ne tesse un elogio strepitoso, come se lo conoscesse chissà da quanto tempo… All’inizio del suo panegirico il Gran Maestro Raffi dice, tra l’altro, circa Papa Francesco: «forse nella Chiesa nulla sarà più come prima» (grassetto mio; vedi qui: https://www.grandeoriente.it/il-gran-maestro-raffi-con-papa-francesco-nulla-sara-piu-come-prima-chiara-la-scelta-di-fraternita-per-una-chiesa-del-dialogo-non-contaminata-dalle-logiche-e-dalle-tentazioni-del-potere-temporale/).

I mesi e anni successivi di quel Pontificato (2013-2025) hanno mostrato chiaramente che il Gran Maestro Raffi aveva proprio ragione!

Infine, il 22 aprile 2025, giorno successivo a quello della morte di Papa Francesco, l’attuale Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. – Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi (GLDI), Luciano Romoli, pubblica sul website della GLDI l’articolo “Francesco il Papa degli ultimi” in cui scrive tra l’altro:

«In questo momento di lutto, la nostra Comunione intende rendere omaggio alla visione di Papa Francesco, la cui opera è connotata da una profonda risonanza con i principi della Massoneria: […]» (grassetto del testo; vedi qui: https://www.granloggia.it/francesco-il-papa-degli-ultimi/).  Alla luce dell’intero Pontificato (2013-2025) penso che anche il Gran Maestro Romoli abbia ragione circa la «profonda risonanza»…

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.