«Letta dica no al museo islamico»

museo islamico venezia(di Tommaso Montesano su Libero del 05-02-2014) intervista alla storico Roberto  de   Mattei

«Una provocazione. Di più: un atto di autolesionismo. L’Italia, come tutto l’Occidente, non solo rinuncia a ogni forma di esportazione della propria cultura, ma ora arriva addirittura al punto di favorire lo sviluppo dell’identità islamica nelle sue città».

Per lo storico Roberto  de  Mattei , ex vicepresidente del Cnr, presidente della fondazione Lepanto, il via libera del governo Letta alla costruzione di un museo islamico a Venezia, sul Canal Grande, «ha lo stesso significato provocatorio che ebbe, negli anni ’90, l’edificazione della moschea a Roma».

Una provocazione. E perché?

«La storia di Venezia, dalla sua fondazione fino alla caduta della Serenissima, per quasi mille anni è stata caratterizzata dal conflitto con l’Islam. Dall’anno 828, in cui il corpo dell’evangelista San Marco fu trafugato dai veneziani ad Alessandria d’Egitto, caduta in mano musulmana, e trasportato a Venezia, fino al 1797, fine della Serenissima».
Non ci furono solo guerre, in quel periodo.

«Vi furono anche relazioni culturali e commerciali, certo. Ma si trattò di aspetti secondari, se non insignificanti rispetto alle guerre. Prima contro gli arabi, poi contro i turchi. Al governo italiano non dicono niente i nomi di Corfù, Cipro e Candia?».

Luoghi di celebri battaglie.

«Per non parlare dell’assedio di Famagosta e soprattutto della battaglia di Lepanto del 1571, con Marcantonio Bragadin scuoiato vivo dai musulmani. Che direbbero oggi dell’iniziativa del governo Letta lo stesso Bragadin, Agostino Barbarigo, Sebastiano Venier e Francesco Morosini, gli eroi degli epici scontri contro l’Islam?».

Per lei il museo non s’ha da fare, insomma.

«Il governo dovrebbe, piuttosto, aprire uno spazio da dedicare alla battaglia di Lepanto, in cui non solo Venezia, ma l’Italia del XVI secolo trovò un’identità religiosa e culturale in opposizione all’Islam».

Le sue parole non tengono conto del senso dell’iniziativa. Secondo il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il museo agevolerà «il dialogo tra culture e religioni».

«Ben 57 Paesi musulmani di Medio Oriente, Africa e Asia aderiscono all’Organizzazione della conferenza islamica, che ha come fine quello di preservare e diffondere l’identità islamica rispetto al mondo occidentale. Un museo a Venezia rappresenterebbe in questo senso un incoraggiamento, favorendo non già il dialogo, ma la disintegrazione della nostra identità a vantaggio di quella musulmana. Ecco perché la decisione del governo è più grave di quello che sembra».

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